Come si calcola il rischio reale per il tumore al seno
❤️❤️❤️
Spero fortemente che la prenda come dimostrazione e accantoni x sempre la delusione x i fatti di agosto.
Forza, che siamo una squadra fantastica!😎
Condivido ogni tua parola ❤️
La fisiatra mi ha scritto che sono affetta da iperalgesia centrale non ho idea di cosa significa però so chea tosse mi fatto questo perché durata per troppo tempo. Da dicembre 2021 s settembre 2022 troppo tempo e nessuno mi ha aiutato sono stata mille volte al p.s e tutti mi dicevano era solo reflusso ma quando ho preso il Bentelan la prima volta a settembre la tosse era quasi sparita. Quindi mi si era creato un reflusso da asma probabilmente per confermare questo farò un RX con contrasto a febbraio allo stomaco esofago e duodeno. Così mi ha prescritto pneumologo.
Sono col gastroenterologo con fisiatra pneumologo e psicologo.
La fisiatra ha detto che mi avrebbe fatto fare delle manovre per sbloccare il diaframma ma non mi ha scritto nulla nel referto alla fine.
E tutto collegato fisiatra pneumologo gastroenterologo
Evviva Rain! Leggo ora che è tutto negativo! Festeggiamo!





Ma tutto non era iniziato perché tu avevi male al coccige? Ti è passato il dolore?
Non ho parole...comunque va benissimo così
🎉🎉🎉
Buonasera blog del mio cuore!
Preospedalizzazione fatta... stamani mi hanno chiamato per tac di centratura ( spero di aver capito bene) per la radioterapia...domani pomeriggio.
Tutto insieme insomma.
Cerco di tenere botta e momentaneamente il mio orizzonte sono una manciata di ore.
Scusate vado a letto.
Sono fusa.
Se puoi Patri mettimi in agenda.
Non ho letto nulla, perdonatemi.
Spero nipotino di Alerai tutto ok, così come Rain
Un abbraccio forte 🫂🌈❣️
Lori ♥️ w la vita,sei una meraviglia♥️
♥️
Alerai
Bene per il tuo nipotino😍
Al momento mi è stato detto che è una borsa random a 33 percento e in base a come usciranno esami vedranno il protocollo adatto a me
Bene, aspettiamo gli esami.
Le terapie ci sono e funzionano.




Ma tutto non era iniziato perché tu avevi male al coccige? Ti è passato il dolore?
Nooo, ho dolore e faccio fatica a stare seduta..mi fa male nei movimenti per mettermi seduta ed alzarmi
Buona notte a tutte e al doc 


Eccomi qui. Vi scriverò passo passo perché ho deciso di condividere con voi ogni momento.
Oggi c’è la messa in cattedrale, in occasione delle festività agatine, per le donne operate al seno. Ho lasciato a casa il mio “che vai a perdere tempo con tutte le cose a cui pensare…”, ho preso la macchina e sono scesa alle porte della città dove ho preso un bus che mi porterà in centro. Non so da quanto tempo non salgo su un bus, mi sento vecchia e fuori luogo, fuori posto come il mio solito, come ogni cosa che faccio di diversa dalla routine, quasi facessi peccato. In un momento di confusione il bus si ferma davanti ad un negozio di intimo dove qualche volta andavo i primi anni dopo sposata, per comprare dei reggiseni adatti alla mia abbondanza, mi chiedo adesso cosa ci entrerei a fare…e come scherzo del destino, riparte il pullman e noto accanto ad esso un negozio di parrucche. Ripenso al fatto che oggi ho fatto una cosa differente e mi sembra di togliere qualcosa a qualcuno; anche se solo la mia mente pensa a me per un istante ho sempre questa sensazione. Oggi sono stata dalla psicologa e le ho detto con immensa vergogna che ho riflettuto sul fatto che non riesco ad occuparmi di me in alcun modo, non ho perso un grammo in questo anno in cui tutto è cominciato, non mi sono mossa, non ho fatto nulla per modificare i fattori modificabili, anzi penso di aver fatto l’esatto opposto, per non parlare dell’umore. E ci ho pensato su questa cosa, e sono arrivata ad una conclusione: con tutta sincerità, se non avessi questo senso di responsabilità verso le mie figlie e mio marito, se venisse qualcuno a dirmi stasera muori, io penso proprio che accetterei. Lei mi ha guardata, pensavo che mi dicesse qualcosa in opposizione al mio pensiero, invece mi ha detto che chiunque, al mio posto, con tutto ciò che mi è accaduto finora, farebbe lo stesso pensiero: dice che c’è tanto da lavorare, che devo imparare a vedermi, ad accettarmi, a pensare a me, ma probabilmente non sono nemmeno in grado di farlo, dovrò lavorare tanto per imparare a farlo. Ieri ho litigato ferocemente con mia figlia che mi ha urlato in faccia di tornare ad essere quella di tre anni fa, ma come faccio? Io non sono più quella di tre anni fa.
Nel frattempo, tanti sono gli anni che non prendo l’autobus che devo chiedere dove scendere come una turista! Scendo e per poco non mi rompo l’osso del collo!!! Vengo attratta da una gioielleria che vende articoli sacri di Sant’Agata, mi squilla il telefono: mia sorella. Mi chiedo se rispondere o meno, sempre chiedendomi cosa mai fosse accaduto dopo due mesi, decido di rispondere: vuole vedermi per parlare la prossima volta che andrò da mia madre, peccato io non ho alcuna voglia di parlare più, perché le pezze sono peggio dei buchi, mi cominciano le extrasistole, e mi comincio a chiedere cosa fare se mi dovessi sentire male qui, poi mi concentro, mi ripeto che le extrasistole sono perché io non voglio discutere con nessuno perché non c’è cosa discutere, mi concentro sul fatto che non voglio andare e che devo cominciare a fare ciò che voglio io e solo così mi passano. Arrivo in chiesa con largo anticipo, tutto è imponente, ho comprato l’ennesimo braccialetto, l’ho fatto benedire, anzi mi ha fatto la doccia con l’acqua benedetta. Lo guardo come se mi potesse dare i superpoteri, ci rido quasi, in realtà mi sento protetta se indosso qualcosa di sacro. Aspetto e mi confesso, con il sacerdote che mi fa notare quante cose belle ho per essere grata a Dio. Mi vedo qui tra tante donne e mi trovo proiettata indietro nel tempo, mi chiedo “come ho fatto ad arrivare fin qui?” Non la trovo la risposta, così come non l’ho mai trovata la prima volta che l’ho provata: esattamente undici anni fa cominciava la serie di ricoveri con mia figlia, lì non si usciva dalle stanze, i pazienti tra loro non potevano incontrarsi, un’ora durava un’eternità, ma le pareti sottili mi facevano compagnia nel peggiore dei modi. La mattina e la sera in particolare, orari di terapia, ma anche tutta la notte, quella tosse e quei conati di vomito, quella mancanza d’aria, mi faceva chiedere se un giorno anche mia figlia avesse fatto così, lei già tossiva sempre, più passava il tempo e più facevo finta di abituarmi a quella tosse, ma il mio cuore in realtà veniva lacerato ad ogni colpo senza mai farlo vedere, senza mai essermi abituata. Adesso sono qui e provo lo stesso ma con un carico più pesante, adesso c’è la malattia mia e di mio marito, la scelta di abbandono della mia famiglia, la follia e la malattia della famiglia di mio marito, i problemi economici,…e mi faccio la stessa domanda, “come ho fatto ad arrivare qui?”.
Già….come ho fatto ad arrivare fin qui?
Inizia la messa, vorrei avervi qui per farvi ascoltare l’omelia, salto questo punto perché ho provato a registrarla e vorrei scrivere qualcosa in proposito a prescindere dalla fede di ognuno.
Alla fine della messa vengono invitate le donne operate al seno ad avvicinarsi all’altare per recitare la preghiera che vi avevo mandato il giorno della reliquia, ma che devo fare? Devo andare anche io? No, non vado, mi vergogno…mi faccio forza e dico che io devo andare, chi vuoi che mi veda qui?! Arrivo all’altare, saremo più di cento, mi danno la preghiera, mi giro e accanto c’era un sacerdote che conosco bene: era un ragazzino molto legato a me a cui avevo fatto la catechista e mi stava attaccato come una piovra finché non entrò in seminario (beh! Almeno sono stata brava 🤣) vorrei sprofondare, non lo so se mi ha riconosciuta, nel dubbio mi slego i capelli e li porto in avanti, non è che mi vergogno, ma sa di noi e non vorrei che pensi “poverina anche questo!” ma ad essere onesta un po’ di vergogna penso di provarla. Penso a tutte queste donne e penso alle mie amiche del blog che riempiono le mie giornate, mi immagino di essere qui insieme a loro, negli occhi di chi mi è accanto vedo gli stessi sentimenti che avverto nelle letture che mi fanno compagnia durante il giorno, fa strano capire di essere circondati da persone che sicuramente hanno le mie stesse paure e preoccupazioni. Torno a casa, devo prendere l’autobus che mi riporterà al posteggio dove ho lasciato la macchina, l’ho fatto apposta perché ogni volta in centro qualcuno pensa di portarsela via, mi chiedo se ho fatto bene, se la ritroverò oppure no. Prima di tornare a casa devo pagare pegno e portare ai mangioni di casa la tavola calda di un famoso bar, il pegno lo pago due volte perché devo andare in bagno, ormai anche questa cosa mi fa compagnia, la chiamo “la pipì improvvisa” se penso che devo andare in bagno, sembra che mi comincino a pompare la vescica a più non posso, ed è la stessa della chiave della serratura: non appena inserisco la chiave nella serratura, o sono mancata trenta minuti o tre ore, devo correre in bagno! Esco dal bar e vedo passare l’autobus, comincio a correre con il vassoio di pezzi fumanti, arrivo ad entrare, ecco, adesso è difficile passare inosservata, perché chi non mi vede mi sente visto l’odore di cibo. L’autista sembra sognare di essere su un circuito di formula uno, arriviamo veloci, sono già le 20:30, è buio, sono poche le auto rimaste, cerco con gli occhi la mia, la vedo integra e faccio un sospiro di sollievo. Torno a casa senza il minimo sentimento di aver perso tempo e, soprattutto, contenta di aver fatto qualcosa di diverso e per me, ma anche con la consapevolezza che domani sarà un altro giorno e che i buoni propositi non fanno per me.
Vi ho letto in questi due giorni in cui non ho scritto e sono strafelice per le belle notizie che ho letto.