Come si calcola il rischio reale per il tumore al seno
Buongiorno a tutti e fili colorati 🌈🌈🌈
Mi sono dimenticato di metterlo a calendario
Mamma oggi ha visita controllo da endocrinologo (da discutere interventi su denti che deve fare per il discorso bifosfonati + check Moc, RX e esami)
Domani controllo oncologico e forse risultati test genetici... con la speranza siano negativi
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Io ci sono



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Milioni di fili colorati per:
🌟 Ziva73 per eco addome, collo e seno.
🌟 Isabella2708 per colonscopia.
🌟 LauraG per inizio radioterapia.
🌟 Mamma di Lost visita controllo da endocrinologo
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🌟 Per chi ne ha bisogno!







NON SPEGNERE I FARI SULLA STRAGE DEI RAGAZZI DI CRANS MONTANA

NON SPEGNERE I FARI SUL POVERO DOMENICO
NON SPEGNERE I FARI SULLA STRAGE DEI RAGAZZI DI CRANS MONTANA

NON SPEGNERE I FARI SUL POVERO DOMENICO
NON SPEGNERE I FARI SULLA STRAGE DEI RAGAZZI DI CRANS MONTANA

NON SPEGNERE I FARI SUL POVERO DOMENICO
Molto interessante
https://www.science.org/doi/10.1126/sciimmunol.adx0292
Per anni, quando una donna raccontava di sentire dolore più a lungo dopo un intervento chirurgico, un incidente o un trauma fisico, la spiegazione restava sospesa tra stereotipi culturali e interpretazioni psicologiche. Troppa sensibilità, si diceva. Maggiore emotività. Una soglia del dolore diversa.
Oggi la scienza sposta definitivamente il baricentro del discorso e lo fa con un dato chiaro: la differenza nella durata del dolore tra uomini e donne ha una base biologica precisa, radicata nel funzionamento del sistema immunitario.
Un nuovo studio pubblicato su Science Immunology suggerisce che l’organismo maschile possieda un meccanismo più rapido per “spegnere” il dolore dopo una lesione, grazie a specifiche cellule immunitarie regolate dal testosterone. Non si tratta di percezione, né di suggestione. È fisiologia. E questa scoperta, oltre ad avere implicazioni cliniche importanti, tocca un nervo scoperto culturale che riguarda milioni di donne.
L’interruttore biologico che spegne il dolore
Quando ci facciamo male, il dolore non è soltanto un segnale nervoso che parte dalla zona lesionata e arriva al cervello. È il risultato di un dialogo continuo tra sistema nervoso e sistema immunitario.
Dopo un trauma, le cellule immunitarie migrano nel tessuto danneggiato e rilasciano molecole che possono amplificare l’infiammazione oppure ridurla, modulando così l’intensità e la durata della sofferenza. È in questo equilibrio sottile che si gioca la differenza tra uomini e donne.
I ricercatori si sono concentrati su una molecola chiamata interleuchina-10 (IL-10), nota per la sua potente azione antinfiammatoria. Nei modelli sperimentali su topi con infiammazione cutanea indotta, i maschi hanno iniziato a recuperare più rapidamente rispetto alle femmine circa una settimana dopo l’insorgenza della lesione.
La quantità di infiammazione era simile in entrambi i gruppi. La vera differenza stava altrove: nei tessuti dei maschi erano presenti più cellule immunitarie in grado di produrre IL-10.
Questa molecola, rilasciata in particolare dai monociti – un tipo di globuli bianchi – si lega a recettori presenti sui neuroni sensoriali, attenuando la trasmissione del segnale doloroso. Quando i ricercatori hanno bloccato l’IL-10 o impedito ai nervi di “riceverla”, il dolore si è prolungato in entrambi i sessi, dimostrando che questo meccanismo funziona come un vero e proprio freno biologico.
Buongiorno, io ci sono 
Buongiorno, io ci sono

