utente:  password:      
 MEDICITALIA.it | il motore di ricerca dei medici italiani - Home page
pubblicità
Hai perso la password | Iscriviti ora!   
vai ai Feed RSS
CERCACERCA
Cerca tra gli oltre 772 articoli monotematici e i 433.005 consulti forniti, puoi trovare indicazioni utili e situazioni simili alla tua.
CHIEDICHIEDI
Hai un problema di salute? Non vagare nella  rete alla ricerca dell'autodiagnosi, ma chiedi un consulto informativo ad un professionista.
RISPONDIRISPONDI
Se sei un medico o uno psicologo puoi rispondere ed aiutarci a costruire un nuovo rapporto tra medico e paziente.
   MinForma > Medicine non convenzionali >

Effetto Placebo: inganno, suggestione o terapia?

Il Placebo è una sostanza, o un’azione, priva di efficacia terapeutica specifica che, somministrata al paziente, si accompagna a modificazioni dell’organismo che realizzano un beneficio. La reazione dell’organismo a questa stimolazione è detta “effetto placebo” e si produce esclusivamente nel soggetto cosciente, è dunque subordinata alla elaborazione cognitiva: non è presente infatti nel soggetto anestetizzato ed è annullata dalla consapevolezza di ricevere un placebo.
L’atteggiamento di discredito, in particolare nelle argomentazioni a scopo detrattivo nei confronti delle medicine non convenzionali, con il quale viene talvolta trattato l’argomento, deriva probabilmente dal paragone che si attua nella sperimentazione di un farmaco.
Nella valutazione statistica dell’efficacia specifica di un farmaco si prevede la costituzione di un gruppo di controllo: agli individui di questo gruppo viene somministrato un placebo, mentre ad un altro gruppo – il più possibile simile al precedente per le caratteristiche individuali – viene somministrato il farmaco di cui si vuol conoscere l’efficacia. Nella sperimentazione detta “in doppio cieco” né lo sperimentatore né il paziente sono inizialmente al corrente di quale sia il farmaco e quale sia il placebo; ciò viene rivelato soltanto alla conclusione della sperimentazione in sede di analisi dei risultati. Se la risposta, in termini di beneficio terapeutico, è significativamente diversa a favore del gruppo che ha assunto il farmaco, questo viene giudicato efficace.
Oltre la porta del laboratorio di sperimentazione in farmacologia, rigorosamente chiusa all’interferenza del fattore umano, c’è il mondo reale dell’attività clinica nel quale la terapia è un’impresa più complessa dell’assunzione di un rimedio. Il rapporto medico-paziente o, in termini più moderni, l’alleanza terapeutica tra il curante e il malato è parte integrante non trascurabile dell’azione curativa e si esprime in termini di facilitazione all’azione della terapia specifica. E’ una componente generica presente in ogni forma di terapia, da sola spesso non sufficiente, ma sulla quale si innesta con maggiore efficacia la dinamica medicamentosa.
Il meccanismo d’azione dell’effetto placebo è di tipo psicosomatico. Attraverso le recenti acquisizioni della psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) possiamo desumere che l’attività psichica, promossa dall’attesa del risultato positivo, induce modificazioni neurovegetative (variazioni della secrezione e della concentrazione di mediatori chimici) in grado di influenzare la percezione del dolore, l’equilibrio ormonale, le reazioni immunitarie e le modificazioni cardiocircolatorie dell’organismo. Si tratta degli stessi sistemi biologici con i quali interferiscono i farmaci. Ne deriva che in ogni azione terapeutica - di tipo convenzionale (farmaci, chirurgia, ecc.) o di tipo non convenzionale (agopuntura, omeopatia, ecc.) - è possibile un effetto placebo e che dunque una parte dell’efficacia sia da attribuire a tale azione.
Le aspettative che il paziente ripone nella strategia terapeutica giocano un ruolo cardine e nell’effetto placebo possiamo ravvisare l’accordo tra il risultato atteso dal soggetto e il beneficio riportato. Il “prendersi cura” del paziente e la conseguente coscienza, da parte del paziente, di essere accudito influiscono sull’aspetto psichico e dispongono il soggetto ad un’aspettativa in termini di beneficio: sollievo dal disagio per quel che riguarda i sintomi soggettivi (dolore, malessere…), modificazioni concrete per quanto attiene ai segni obiettivi (cicatrizzazione, riduzione della pressione arteriosa…)
Promuovere l’attivazione delle risorse interiori - ancora poco note, nonostante i progressi scientifici - ed avvalersene per ripristinare e mantenere lo stato di salute è compito ineludibile del medico; lo sottrae al ruolo di esecutore informatizzato di un protocollo rigido e gli riconosce la dignità umana e professionale stabilita dal rapporto interpersonale.

Articolo tratto da http://www.medicitalia.it/alessandro.scuotto su gentile concessione del Dr. Alessandro Scuotto

Tags: placebo - medicine non convenzionali - sperimentazione - farmaco - gruppo di controllo - doppio cieco - terapia - rapporto medico paziente - alleanza terapeutica - psicosomatica - PNEI - agopuntura- omeopatia -

 
Dr. Alessandro Scuotto

Specializzato in:
- Gastroenterologia e endoscopia digestiva

Perfezionato in:
- Medicine non convenzionali

Articolo pubblicato mercoledì 24 giugno 2009 
 
 

Ultimi MinForma dell'autore (visualizza tutti)

Ultimi consulti forniti dall'autore: (visualizza tutti)
Vuoi richiedere un consulto?
 Leggi le
Linee Guida e poi Clicca QUI
  oppure vai ai consulti in attesa

pubblicità pubblicità

Articoli MinForma (visualizza tutti)
Consulti in Medicine non convenzionali (visualizza tutti)
  ultimo agg. 23/10/2009

  © 2000-2009 medicitalia.it è un marchio registrato di MEDICITALIA s.a.s. - P.I. e C.F. 02003250392  

Privacy Policy Torna su
Attenzione: MEDICITALIA.it propone contenuti a solo scopo informativo e che in nessun caso possono costituire la prescrizione di un trattamento o sostituire la visita specialistica o il rapporto diretto con il proprio medico curante. Tutti i contenuti scientifici sono forniti dai professionisti iscritti.
E' vietata la riproduzione e la divulgazione senza autorizzazione.
 

pubblicità
0,17