Ricercatori argentini hanno pubblicato sul numero di gennaio 2012 della prestigiosa rivista Fertility and Sterlity i risultati di una loro ricerca dal titolo:

Use of laptop computers connected to internet through Wi-Fi decreases human sperm motility and increases sperm DNA fragmentation ( Fertil. Steril 2012:97;39)”.

Il titolo già contiene in sè il risultato dello studio, in cui in sostanza si afferma che il campo magnetico del Wi-Fi ha un’azione dannosa sulla motilità degli spermatozoi e provoca un danno sul DNA spermatozoario. Si tratta a tutti gli effetti di un tipo di danno simile a quello provocato da specie chimiche particolarmente reattive come i radicali liberi donatori di ossigeno.

Smettiamo allora di collegarci a Internet con il Wi-Fi (come faranno tanti miei colleghi a rispondere ai quesiti formulati su questo forum?) oppure … leggiamo bene l’articolo.

Intanto il metodo sperimentale del lavoro non coinvolge direttamente gli esseri umani ma solo campioni di sperma di donatori sani. Tali campioni sono stati frazionati e incubati in un ambiente biochimico fluido, adatto alla loro sopravvivenza, in parte in condizioni normali, in parte sotto un computer portatile collegato alla rete Internet con sistema Wi-Fi. Dopo 4 ore di incubazione i campioni di sperma sono stati studiati e si è notato che in quelli tenuti sotto al computer (sic), vi era stato un decremento della motilità del 10% ed un aumento significativo della concentrazione di frammenti di DNA rispetto al campione di controllo. Questa osservazione ci autorizza a considerare il Wi-Fi come possibile causa di infertilità maschile?

La risposta è no. Vi sono decine di critiche metodologiche rispetto a come è stata effettuata la ricerca in oggetto, (peraltro puntualmente formulate mediante una “letter to editor” impietosamente apparsa sullo stesso numero della rivista), ma la cosa davvero fondamentale è che l’effetto nocivo delle radiazioni elettromagnetiche sui tessuti umani è certamente oggetto di dibattito, ma che per dimostrarne un effetto nocivo sulla fertilità non basta prendere lo sperma e tenerlo accanto al computer (non è solo lo sperma a rimbecillirsi vicino ad un computer!) , ma bisogna dimostrare che un numero tot di uomini che ha avuto una esposizione tot al Wi-Fi ha avuto un numero tot di figli che è ASSAI ridotto rispetto ad un gruppo di controllo (che non ha ovviamente subito la stessa esposizione). Solo così si possono scrivere titoli come quello di cui ho dissertato.

Meditiamo sul fatto che di articoli scientifici così “viziati” nel metodo ce n’è a iosa e che purtroppo non è affatto facile limitarne l’eventuale effetto mediatico.