E’ una delle domande che più frequentemente viene posta dal Paziente o dai familiari al termine di un intervento.

E non raramente la complessità e la qualità di una procedura vengono completamente sottovalutate rispetto alle dimensioni delle incisioni o all’accuratezza della sutura cutanea, ignorando completamente tutto ciò che è stato fatto in profondità e che rappresenta ovviamente la parte essenziale dell’intervento.

Premesso che nessun intervento chirurgico può obiettivamente essere considerato “semplice” (http://www.medicitalia.it/luciopiscitelli/news/194/Un-semplice-intervento-chirurgico), la rapida diffusione delle metodiche videolaparoscopiche, accanto agli innumerevoli vantaggi che ha comportato, ha contribuito in certi casi a confondere le idee.

Ad un osservatore superficiale può infatti risultare agevole ritenere che una procedura eseguita attraverso “quattro buchini” e che consenta il rapido ritorno al domicilio sia più semplice, più sicura e meno “importante” di un intervento condotto mediante un’ampia laparotomia.

Ciò è profondamente falso, dal momento che i tempi chirurgici fondamentali ad esempio di una colecistectomia o di una colectomia con accesso videolaparoscopico sono largamente sovrapponibili a quelli della chirurgia aperta; come pure restano ampiamente sovrapponibili rischi e possibili complicazioni, se si escludono, e neanche del tutto, quelle strettamente legate alla via di accesso (deiscenza, laparocele, ecc.).