La donazione di ovociti è un atto di solidarietà, volontario e altruistico da parte di donne che desiderano aiutare altre donne a realizzare il desiderio di essere madre.

Questa tecnica ha consentito a molte coppie in tutto il mondo di avere un figlio.

Per molte donne, infatti, la possibilità di avere un figlio è preclusa perché non sono più in grado di produrre ovociti o perché sono portatrici di malattie genetiche che potrebbero essere trasmesse alla prole oppure perché gli ovociti che producono non hanno la qualità necessaria per dar luogo ad una gravidanza.

La donazione di ovociti rappresenta inoltre la possibilità di avere un figlio per le donne che si sono sottoposte ad interventi chirurgici e chemioterapici per una neoplasia.

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Chi può donare?

Possono donare tutte le donne che non abbiano compiuto i 35 anni, in buona salute, che non siano portatrici di alcuna patologia genetica o infettiva.

Durante il trattamento per la fecondazione assistita la stimolazione ormonale può determinare la produzione di un numero vario di ovociti, in molti casi un numero maggiore di quanti siano necessari per ottenere un numero adeguato di embrioni da trasferire e da crioconservare. Un piccolo numero di questi ovociti sarebbe prezioso per una donna che non è più in grado di produrne.

Donare ovociti può causare problemi clinici?

No, la stimolazione, che viene fatta, è finalizzata a produrre un numero di ovociti sufficiente affinché il ciclo venga realizzato in modo sicuro; la dose di farmaci è studiata per questo scopo e i medici e i biologi, esperti in tecniche di riproduzione assistita, consiglieranno in modo mirato e preciso la donatrice, tenendo sempre presente il suo benessere generale. Indipendentemente dal fatto che lei abbia acconsentito a donare, la donazione sarà eseguita solo se si otterranno degli ovociti in numero adeguato.

L’anonimato della donatrice verrà garantito?

La donazione è un atto completamente altruistico, volontario e anonimo. Anche le disposizioni normative attuali prevedono l'assoluto anonimato per porre l’accento sull'atto della donazione come forma altruistica da cui non ci si deve aspettare un compenso o altra forma di riconoscenza diretta.

 

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