In molte parti del mondo, ma specialmente in Italia, la scelta di procreare da parte delle coppie avviene sempre più tardi.

Questo fenomeno è deriva da una combinazione di fattori medici, culturale e sociali:

  • Maggiore disponibilità di metodi contraccettivi
  • Raggiungimento da parte delle donne di livelli educativi elevati
  • Ingresso delle donne in ambiti lavorativi tipicamente maschile, dove la maternità non è sufficientemente sostenuta
  • Cambiamenti culturali che portano le coppie a non sentirsi pronte da giovani alla paternità e maternità responsabile
  • Mancanza di politiche del lavoro e di reti sociali di sostegno alle donne lavoratrici, per cui spesso le donne devono decidere se lavorare o avere un figlio
  • Instabilità ed insicurezza nelle relazioni
  • Instabilità economica
  • Disponibilità di trattamenti di fecondazione assistita, che fanno tranquillizzare le coppie e rimandare la ricerca di un figlio

 La prima cosa da sapere è che all'avanzare dell'età diminuisce la fertilità.

Colpa della riduzione progressiva del numero di ovociti disponibili e della loro qualità. Il declino comincia dopo i 30 anni, ma diventa via via più significativo dopo i 35 e in particolare dopo i 40. Attenzione, però, il fenomeno non riguarda solo le donne, ma anche gli uomini che con l’andare avanti con l’età aumentano il rischio di avere una elevata quantità di spermatozoi con alta frammentazione del DNA, quindi meno fertili e con maggiore possibilità di evocare embrioni geneticamente non idonei.

Nelle prime settimane di gravidanza l'aborto spontaneo è un fatto piuttosto frequente in generale: le stime parlano di un rischio del 10-20%. L'età della mamma è una componente importante di questo rischio, che aumenta in modo significativo via via che gli anni passano. Lo dice chiaramente un documento rilasciato dall'American College of Obstetricians and Gynecologists, secondo il quale l'aborto spontaneo interessa il 9-17% delle gravidanze per le donne tra i 20 e i 30 anni, il 20% intorno ai 35 anni, il 40% per le quarantenni e l'80% sopra i 45 anni.

 Infine insieme all'età materna aumenta anche la possibilità che un eventuale bimbo sia affetto da anomalie cromosomiche. Il rischio di avere un bambino con sindrome di Down, per esempio, passa da uno su 1500 a 20 anni a uno su 800 a 30, uno su 270 a 35, uno su 100 a 40 e uno su 35-50 a 45 anni.