L’attività dei Medici degli ospedali è oggi gravata in maniera crescente da nuove modalità di lavoro di tipo burocratico. Basti pensare che ad ogni prestazione sanitaria effettuata (sia essa una operazione, un ricovero, una TAC o una visita), corrisponde un equivalente  in moneta, stabilito da appositi prezzari regionali, che viene restituito dopo un sistema di computo molto complesso ai reparti “erogatori” delle prestazioni effettuate, sotto forma di finanziamenti per continuare a vivere ed erogare prestazioni.

Più la struttura è attiva, più prestazioni eroga, più finanziamenti riceve. E’ intuitivo che un cattivo sistema di raccolta e registrazione delle attività sanitarie effettuate comporta una equivalente riduzione delle risorse economiche su cui il reparto potrà contare per continuare a fornire prestazioni, quindi i medici sono diventati  molto sensibili al problema dell’ottenimento di un computo realistico delle attività da loro svolte. Questo sistema, ormai in vigore da anni,  è stato pensato e messo in atto per porre rimedio innanzitutto al problema della gestione delle risorse economiche per gli ospedali con il meccanismo del cosiddetto rimborso “a piè di lista” padre di  sprechi e ruberie storici e di una lievitazione geometrica delle spese.

Il lavoro di monetizzazione delle prestazioni sanitarie consiste nel trasformare in  numeri primi una serie di concetti squisitamente medici (quadri clinici, terapie erogate, complicazioni, fattori avversi ecc.), ovvero rendere oggettivo e computabile  (e quindi monetizzabile in modo standard) un fatto molto spesso complesso come la storia medica di un singolo paziente. Riuscire a monetizzare bene il ricovero di un paziente, magari gravato da complicanze che ne hanno allungato la degenza con relativi costi, è diventato un fatto di importanza strategica, tanto che oggi  un obiettivo fondamentale di ogni reparto ospedaliero è quello di riuscire a tradurre bene in numeri (e quindi in denari) il resoconto della propria attività.  L’importanza di questo argomento è tale che quasi tutti gli ospedali hanno tenuto dei corsi per permettere ai propri medici di ottimizzare la compilazione della modulistica necessaria (Schede di Dimissione, lettere di dimissione, referti), fornendo gli operatori del software necessario all’espletamento di questa vitale documentazione. Questo meccanismo è uniformante applicato, sia per gli ospedali pubblici che per quelli privati finanziati dalle regioni  ed è entrato stabilmente nel novero delle attività sanitarie, costituendo oggi una parte rilevante della attività quotidiana dei medici.

Questo sistema, basato sulla raccolta di una enorme mole di dati, è mutuato dai concetti operativi della industria, in cui gli indicatori di base  per definire la redditività sono la bontà del prodotto, l’impiego ottimale delle linee di produzione, la gestione delle scorte eccetera. Un grande limite di questo sistema è che è difficile applicare analoghi criteri sulla redditività di una produzione di tappi, cioccolatini o biciclette (che sono per definizione tutti uguali), a processi più complessi come quelli costituiti dagli atti necessari a restituire la salute alle persone, in cui la redditività è un concetto virtuale.

La notevole quantità di variabili in gioco nella descrizione degli atti sanitari, sta trasformando l’attività medica in un complicato Monopoli in cui sempre più ore al giorno sono dedicate a “guadagnare” rimborsi per le prestazioni effettuate, attraverso un lavoro fatto a tavolino davanti ad un personal computer, mentre diminuisce drammaticamente il tempo dedicato alla cura del “prodotto” (cioè il malato!). Certamente la necessità di erogare prestazioni sanitarie di un livello standard per qualità e costo, così come ridurre le possibilità di errore medico è una necessità oggi ineludibile, ma bisogna profondamente riflettere sull’efficacia di un meccanismo che pretende di perseguire questi obiettivi allontanando sempre di più i medici dai pazienti.