Questa la proposta di un sindaco leghista (è una donna, ma con buona pace della Boldrini si chiama comunque sindaco) di un paesucolo in Toscana lanciata in una trasmissione televisiva.

La sindaca (e qui uso il femminile in senso dispregiativo) in un ulteriore, quanto usuale, pensiero razzista, vuol fare intendere che i medici meridionali, e calabresi in particolare, sono meno bravi per indole etnica e non perché la maggior parte delle Strutture Ospedaliere sono fatiscenti e così lasciate da anni e anni in cui anche il leghisti scaldavano le poltrone in Parlamento.

Certo è molto più facile gridare a malasanità se un paziente muore o ha conseguenze gravi perché quell’ospedale è sporco e circolano indisturbati i topi.

Ma la sindaca (v. sopra in parentesi), toscana e quindi italiana e quindi una meridionale d’Europa, non sa (i leghisti hanno la presunzione di sapere senza nulla conoscere) che vergognose fatiscenze per esempio ci sono nei Policlinici e Ospedali di Roma, di Messina, di Palermo ed anche in qualche struttura nordica (sud Europa).

Ma dimentica che il chirurgo che opera a Palermo o a Locri ha qualche chance in più di vedere fallire la sua opera perché, per esempio, il bisturi non è stato ben sterilizzato.

E cosa c’entra la bravura?

A Catanzaro, per esempio, il Policlinico “Mater Dei” è una eccellenza italiana. Ho avuto modo di visitarlo di recente e l’impressione fu di trovarmi in un reparto di Zurigo (che anche conosco).

A Siderno, nella Locride, c’è un Centro Radiologico eccellente cui fa riferimento tutta la Calabria e parte del Sud.

Errori, per la maggior parte imprevenibili e imprevedibili, fanno parte della Medicina stessa, anche se giudici e avvocati e, spesso anche medici legali, non lo comprendono.

Ed errori per reale colpa (che non è mai dolo) seppur si verificano in minima percentuale rispetto alla mole di interventi medici e chirurgici che ogni anno si praticano in Italia, non risparmiano né il Nord, né il Centro, né il Sud, isole comprese (parafrasando una famosa pubblicità)

La sindaca (v. sopra in parentesi) se conoscesse un po’ di storia, di letteratura italiana, ma anche di banali fatti di cronaca, non identificherebbe nella “razza” calabrese una capacità, una intelligenza inferiore alle altre “razze” italiane. Dulbecco, il premio Nobel per la Medicina nel 1975, era calabrese, per non parlare di Tommaso Campanella, Bernardino Telesio, Francesco Cilea, ma la sindaca probabilmente si chiederà.

Il mio non è campanilismo, ma solo una difesa contro l’ignoranza che purtroppo imperversa in molti che credono di saper fare politica e che purtroppo trova terreno fertile.