Per “SPALLA CONGELATA” s’intende una particolare patologia della spalla caratterizzata dalla notevole riduzione della escursione articolare.

Tale “rigidità” può essere:

  1. di origine idiopatica (non dovuta a cause esterne note, ovvero senza causa apparente) oppure
  2. di origine secondaria ( dovuta ad altre patologie)

 

Vi è una grande varietà di termini utilizzati per identificare questa patologia:

1. capsulite retrattile
2. capsulite adesiva
3. spalla rigida
4. spalla contratta

 

Clinicamente questa particolare forma di malattia della spalla si presenta con 3 stadi:

- I° STADIO: fase dolorosa

- II° STADIO: fase di irrigidimento

- III° STADIO: fase di risoluzione

 

DOLORE

Nella prima fase il dolore è dominante e può comparire da subito. Il dolore di una spalla congelata può essere terribile, alcuni  pazienti riferiscono 10/10 su una scala di valutazione  del dolore. In linea di massima i sintomi sono:
• dolore notturno, specialmente quando si è sdraiati sul lato colpito
• dolore grave ed acuto nella parte anteriore della spalla, della durata massima di 40 secondi.
• dolore anche da semplici movimenti (sproporzionato rispetto all’ attività)
• dolore tende a irradiarsi per raggiungere la parte posteriore (indossando un cappotto, per   spazzolare i  capelli e l'incapacità ad eseguire anche il più semplice dei movimenti del braccio)
• dolore lungo il lato supero esterno del braccio

 

RIGIDITA’ e IMMOBILITA’

Sono questi i principali segni che accompagnano il dolore. E’ un  segno chiave per porre la diagnosi di una spalla congelata. Il braccio non si riesce a muoverlo né tantomeno ad alzarlo. La spalla rigida o bloccata permane tra le 48 ore fino a 4 settimane. Molte persone sono costrette a rinunciare al lavoro, a causa del dolore e della rigidità che può persistere per molti anni. Studi recenti indicano che anche dopo sette anni il 70% dei malati hanno ancora qualche problema persistente. La rigidità può anche non essere totale fino a diversi mesi. Questo tipo di rigidità non consente alcun movimento né attivo né passivo. E’ difficoltoso persino guidare, attendere alla propria igiene personale. La limitazione nel movimento può determinare dolore fin’anche dietro la schiena. Interessante, come fatto curioso, l’ aumento di odore delle ascelle.

 

FATTORI DI RISCHIO

  1. Postura ( nei soggetti con spalle curve ad esempio)
  2. Invecchiamento
  3. Uso intensivo della spalla (negli sport)
  4. Lavoro (nei lavori dove è molto utilizzata la spalla)
  5. Malattie (ad esempio il diabete)
  6. Traumi
  7. Tempi molto lunghi di immobilizzazione
  8. In casi particolari di frattura della clavicola o dell'omero
  9. Dopo chirurgia della spalla
  10. Dopo mastectomia con ricostruzione del seno

 

RISOLUZIONE

Ecco alcune delle tecniche di risoluzione della patologia:

  1. Fisioterapia (manipolazione, mobilitazione, ultrasuoni, laser, TENS, trattamento magnetico)
  2. Terapia farmacologica con cortisone. Utilizzo di corticosteroidi per via orale e/o infiltrazioni nello spazio extrarticolare (fuori l’articolazione) oppure nello spazio articolare (dentro l’articolazione)
  3. Manipolazioni sotto anestesia
  4. Blocco del nervo soprascapolare. E’ utilizzata in pazienti con dolore grave. Viene di solito eseguita 3 volte in 3 settimane. Ha dato un certo sollievo per il dolore, ma non fa nulla per affrontare la rigidità della spalla.
  5. Chirurgia artroscopica

E' chiaro che la vera soluzione del problema è programmare un progetto terapeutico che utilizzi con criterio tutte le tecniche suddette.