Numerosi studi osservazionali avevano già evidenziato il ruolo protettivo del consumo quotidiano di caffè nel corso della mezza età e della terza età nei confronti dello sviluppo della malattia di Alzheimer. Studi successivi su animali avevano indicato nella caffeina l'ingrediente principale con effetti protettivi nei confronti della grave patologia neurodegenerativa; la caffeina, infatti, sembrerebbe in grado di ridurre la produzione della proteina beta-amiloide, che è ritenuta la principale responsabile dello sviluppo della malattia.

Un recente studio statunitense, i cui risultati saranno pubblicati sul numero del 28 giugno 2011 della rivista scientifica Journal of Alzheimer's Disease, conferma i risultati delle precedenti ricerche. In particolare, somministrando caffè a topi geneticamente modificati che manifestano sintomi simili a quelli dell'Alzheimer, i ricercatori hanno verificato un notevole aumento dei livelli ematici e cerebrali del fattore di crescita GCSF e una notevole riduzione dei sintomi riguardanti la perdita di memoria.

Un altro aspetto interessante emerge dal fatto che la somministrazione di semplice caffeina, o di altre bevande contenenti caffeina (ma non miscele di caffè) non produce gli stessi risultati. Questo significa che l'associazione della caffeina con qualche altro ingrediente delle miscele di caffè, al momento ancora sconosciuto, è necessaria per ottenere l'effetto protettivo nei confronti del morbo di Alzheimer.

I ricercatori ritengono che un moderato consumo quotidiano di caffè, a partire almeno dai 30-50 anni, può ridurre in maniera apprezzabile il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer o ritardarne lo sviluppo. La caffeina, interagendo con componenti ancora sconosciuti del caffè, aumenta la produzione di GCSF che è il reale fattore protettivo nei confronti della malattia.

Altre fonti di caffeina, quali energy drinks, the, bevande gassate, non sono in grado di fornire lo stesso effetto protettivo. L'identificazione dell'ingrediente o degli ingredienti ancora misteriosi, potrebbe contribuire a gettare nuova luce sui meccanismi alla base dell'effetto protettivo del caffè nei confronti della mallattia di Alzheimer.

Al momento sono in corso studi clinici per valutare l'efficacia della somministrazione di GCSF in pazienti con malattia di Alzheimer da moderata a grave. I risultati dovrebbero essere disponibili nel corso dei prossimi mesi.

Fonte:Chuanhai Cao, Li Wang, Xiaoyang Lin, Malgorzata Mamcarz, Chi Zhang, Ge Bai, Jasson Nong, Sam Sussman and Gary Arendash. Caffeine Synergizes with Another Coffee Component to Increase Plasma GCSF: Linkage to Cognitive Benefits in Alzheimer's Mice. Journal of Alzheimer's Disease, 25(2), June 28, 2011