Da quando sono state scoperte le proprietà terapeutiche del litio, gli studi su questo piccolo elemento non hanno smesso di stupire gli scienziati di tutto il mondo.

Presente naturalmente in tracce nell'acqua potabile, il litio è conosciuto e utilizzato in medicina fin dal 1800, ma è solo dal 1949, anno della pubblicazione di un famoso studio dello psichiatra australiano John Cade, che ha cominciato a essere studiato in psichiatria nel trattamento delle malattie mentali.

Da allora il litio è diventato la terapia di prima scelta nella cura e prevenzione dei disturbi dell'umore (in particolare disturbo bipolare) e nella prevenzione del suicidio. il litio agirebbe sull'umore e il comportamento aggressivo e suicidario attraverso complessi meccanismi mediati dalla serotonina e attraverso la stimolazione della neurogenesi (processo di crescita cerebrale).

In uno studio del 1972 ricercatori dell'Università del Texas hanno notato una correlazione inversa tra la presenza di litio nell'acqua potabile e il numero di omicidi e ricoveri in ospedale psichiatrico per psicosi, nevrosi e disturbi di personalità: in pratica nelle località con concentrazioni più elevate di litio nell'acqua, si verificavano meno crimini e meno ricoveri.

Questa stessa correlazione è stata replicata successivamente, sempre in Texas, nel 1990 con risultati analoghi sul tasso di crimini, suicidio e arresti legati all'uso di droghe.

Nerl 2009 uno studio giapponese ha mostrato la stessa relazione inversa tra presenza di litio nell'acqua e tassi di suicidio nella prefettura di Oita, Giappone: più litio, meno suicidi.

Questo studio è stato tuttavia criticato per la debolezza dei dati relativi alle misurazioni della concentrazione di litio e a fattori confondenti come l'utilizzo di acqua minerale con elevate concentrazioni di litio, di vegetali e carni animali contenenti litio e altre sorgenti naturali di litio che possono rendere poco valida l'interpretazione dei risultati.

Per cercare di chiarire questo interessante rapporto tra litio in tracce nel'acqua da bere e suicidio, ricercatori dell'Università di Vienna, Austria, guidati da Nestor Kapusta, hanno elaborato un elegante e minuzioso studio incrociando i dati di mortalità dall'Istituto di Statistica austriaco provenienti dai 99 distretti e divisi in 17 differenti gruppi di età e di entrambi i sessi, negli anni dal 2005 al 2009, con il Censimento Ufficiale della popolazione austriaca del 2001, con la concentrazione per abitante di medici di medicina generale e psichiatri, e con 6460 misurazioni di litio in campioni di acqua potabile (concentrazione media di litio = 0,0113 mg/l).

Non è stata invece presa in considerazione come sorgente l'acqua utilizzata per l'igiene personale pur essendo appurato che il litio piò essere assorbito anche atrraverso la pelle, vista la difficoltà logistica di una simile misurazione.

Con complessi calcoli statistici corretti per eliminare tutti i fattori confondenti di natura socioeconomica, lo studio di Kapusta e colleghi ha portato un'ulteriore conferma sulla correlazione inversa tra presenza di litio nell'acqua potabile e i tassi di suicidio.

I ricercatori austriaci concludono che nonostante la crescente evidenza di questa correlazione inversa tra litio e suicidio, è necessario continuare le richerche per comprendere come bassi livelli di litio nell'acqua possano aiutare nella cura e prevenzione delle malattie mentali.

Rimane controversa l'ipotesi di aggiungere litio nell'acqua potabile pre prevenire le malattie mentali.

Fonte: Kapusta ND, Mossaheb N, Etzersdorfer E et al. Lithium in drinking water and suicide mortality. Br J Psychiatry, 2011; 198: 346-350.