Terminato l’anno scolastico ecco finalmente pubblicati i quadri con i giudizi e i nomi dei promossi, di quelli con “sospensione di giudizio” cioè con i debiti da recuperare - e dei “non ammessi alla classe successiva” i cosiddetti bocciati, che non rappresentano affatto una rarità.

Secondo le statitstiche pubblicate dal MIUR, infatti, la percentuale dei non ammessi alla classe successiva è piuttosto alta, soprattutto ai primi due anni di corso delle superiori dove si colloca rispettivamente oltre il 18% e il 13% (valori medi). Percentuale che tende progressivamente a scendere di alcuni punti negli anni successivi, ma che resta comunque alta e preoccupante e che varia secondo il tipo di percorso (licei, istituti tecnici, istituti professionali) e lungo il territorio nazionale (aumenta andando da nord a sud).

E’ chiaro che lo scacco scolastico rappresenta un vero problema per molti giovani e le loro famiglie e che necessita di essere affrontato adeguatamente, per non rischiare che il ragazzo, nella peggiore delle ipotesi, entri a far parte di coloro i quali interrompono in maniera definitiva il percorso scolastico.

Per questo, di fronte alla bocciatura del proprio figlio, occorre prima di tutto fermarsi a riflettere, evitarndo discussioni improduttive.

Spesso succede che discutendo si vada alla ricerca delle colpe, solitamente ripartite tra alunno che non si è applicato abbastanza e/o inadeguatezze del sistema scolastico. Oppure si cerca di consolare, minimizzare, risposte del tutto contropucenti.

Colpevolizzare il ragazzo ha l’effetto di svilirlo, quando già di per sé la bocciatura rappresenta una minaccia per la sua autostima. Dal lato opposto, attribuire le colpe alla scuola, a questo o a quell’insegnante, significa dare totalmente la responsabilità a terzi.

In primo luogo occorre soffermarsi a pensare se il fatto possa essere attribuibile a qualche disagio personale e/o familiare, magari sottovalutato, nel qual caso è opportuno rivolgersi allo specialista.

Ma i fattori che incidono sul risultato scolastico negativo, possono essere altri, vari e interrelati tra loro. Per citarne alcuni, la scelta di un tipo di scuola superiore non rispondente ad interessi, attitudini, motivazioni del ragazzo, un contesto scolastico non consono alle aspettative, un contesto sociale ed economico sfavorente, una cattiva gestione del tempo, un metodo di studio poco efficiente.

E’ comunque utile aprire un dialogo costruttivo con il proprio figlio, cominciando col connotare la bocciatura non come un giudizio sulla persona, ma sul suo rendimento, sul mancato raggiungimento degli obiettivi richiesti e comprendere insieme a lui, ponendosi anche in una dimensione di ascolto, quali fattori possano avere inciso sul risultato negativo.

Comprensione che porta con sé l’ opportunità di aiutare il ragazzo a dare un significato differente all’esito negativo, a responsabilizzarsi, a pensare al dopo con cognizione di causa e a non dare allo scacco scolastico il significato di un fallimento esistenziale.

Nel caso si rintracciasse come fattore determinante l’errore nella scelta del tipo di studi, frequente al I anno, è bene rivolgersi a uno psicologo esperto in  orientamento, per giungere ad una scelta maggiormente consapevole.

A volte la soluzione più conveniente potrebbe sembrare la scorciatoia del recupero anni, ma non è detto che possa essere una buona scelta per più di un motivo.

Inoltre dovrebbe essere chiaro al ragazzo che l’opportunità di studiare è una cosa preziosa, legata al sapere, alla cultura, alla costruzione del proprio futuro e in questo senso andrebbe responsabilizzato.

Fonte dati: www.miur.it