Un caso esemplare - anzi, uno dei tanti – per tutti quei genitori che ritengono i propri figli ancora molto giovani perfettamente in grado di gestire i propri contatti su internet e al riparo da soggetti portatori di cattive intenzioni.

Un trentenne pedofilo ha contattato un ragazzino su Facebook , fingendosi una sua coetanea, e gli ha chiesto di inviargli proprie foto senza veli con le quali l’ha poi ricattato per costringerlo ad incontrarlo di persona e a subire abusi sessuali.

Il ragazzino non ha avuto alcun problema a spogliarsi per scattare e inviare le proprie foto, ignorando evidentemente tutti i rischi che un’azione del genere comporta e che nascevano dal fatto che il destinatario era un perfetto sconosciuto e che un file d’immagine è potenzialmente eterno, potrà avere qualunque destino e non essere mai distrutto passando di mano in mano o venendo utilizzato per un ricatto, cosa che è successa anche in questo caso.

 

Molti adulti stanno perdendo di vista il fatto che bambini e ragazzini dall’aspetto e dai modi precoci rispetto alle passate generazioni restano pur sempre persone giovanissime e inesperte, e quindi bisognose di attenzione, guida e controllo da parte dei genitori, in maniera adeguata all’età.

Informazioni basilari sull’utilizzo di internet, come non fidarsi degli sconosciuti e non scattare né tanto meno consegnare proprie foto senza veli a sconosciuti, sono spesso date per scontato, ignorando il fatto che bambini e preadolescenti tendono a fidarsi delle persone che si trovano dall’altra parte del video e dell’identità che queste dichiarano, non avendo ovviamente una corretta percezione del pericolo né una precisa idea di cosa possa loro succedere in caso di “brutti incontri”.

I bambini restano sempre bambini, anche quando ci sembrano quasi dei "grandi", e non hanno la sufficiente esperienza per difendersi da tutti i malintenzionati e ancora meno dai pedofili che sulla rete sanno come muoversi e come convincere un ragazzino a fare quello che vogliono.

Quanto più un ragazzino è lasciato solo a sé stesso e privo di regole, tanto più sarà facile per un pedofilo conquistarsi la sua fiducia e contattarlo tutte le volte che vuole per costruire un’”amicizia” che farà sentire il ragazzino al sicuro quando arriveranno richieste di tipo sessuale.

Cosa possono fare i genitori?


Compatibilmente con l’età del ragazzino, le regole principali dovrebbero essere queste:

- non lasciare che un bambino o ragazzino possa gestire in completa autonomia i propri contatti su internet

- fargli sapere che controllerete quello che fa, installando un filtro fra quelli consigliati anche dalla Polizia Postale (www.poliziadistato.it/articolo/1100)

- stabilire che l’unico pc che potrà usare, almeno fino a una certa età, sarà posto in un punto della casa che non gli/le permetterà di isolarsi

- spiegare molto bene quali sono i rischi che si corrono navigando nel Web, prendendo spunto da un sito come questo: http://navigaresicuri.telecomitalia.it.

In particolare è importante far capire che non ci si può fidare dell’identità dichiarata da sconosciuti e che non bisogna assolutamente scattarsi foto e inviarle soprattutto a chi non si conosce, ma che anche inviandole a chi si conosce non si può sapere in quali mani (pc e cellulari) potrà finire una foto.

Il pedofilo appena arrestato aveva fatto molte altre vittime della quali aveva archiviato le foto pedopornografiche. Molte famiglie probabilmente non si sono accorte di nulla o per scarsa attenzione o perché il bambino (o la bambina) ha fatto in modo di non lasciar capire quello che gli/le è successo.

Per evitare che qualcosa di brutto accada è meglio pensarci prima e stabilire delle regole da rispettare: la protezione dei figli in quest’epoca passa anche attraverso la corretta educazione all’utilizzo delle nuove tecnologie, e non devono esistere scuse (mancanza di tempo e scarsa conoscenza del funzionamento del pc) che permettano di evitarlo.

Fonte: Adnkronos