Siamo nell’epoca delle etichette, dove qualunque fenomeno trova un nome e una catalogazione, probabilmente per la necessità collettiva di dare un ordine razionale e ristabilire il controllo sulla realtà quando diventa disagevole o sfuggente.

Forse per questo anche la difficoltà a rientrare al lavoro ha trovato un proprio nome (Post Vacation Syndrome), che aiuta a rendere ufficiale, riconosciuto e condivisibile un disagio altrimenti individuale.

Ma ce n’è davvero bisogno? O siamo di fronte all'ennesima creazione di una "diagnosi" per identificare una normalissima reazione che riguarda in misura differente quasi tutti?

Non è infatti perfettamente normale risentire del rientro al lavoro (o a scuola), specie quando si deve terminare una vacanza appagante ed il lavoro è insoddisfacente o precario?

 

Chi è tornato in un ambiente che non apprezza (e che non lo apprezza) e non è soddisfatto della propria quotidianità in questi giorni non si sente ovviamente "al top", e non è necessario scomodare strane diagnosi per certificarlo.

Il problema se mai sarebbe non reagire in alcun modo ad una situazione ambientale e sociale inappagante e stressante, come quella che purtroppo vive una parte non irrilevante delle persone.

A mio parere chi in questi giorni accusa diversi sintomi derivanti dalla “fatica di ricominciare” potrebbe cogliere l’occasione non tanto per rimpiangere la spiaggia o i monti, ma per fare il punto della situazione e capire cosa davvero gli/le crea un disagio significativo, con l’obiettivo di progettare qualche cambiamento nella routine e, magari, di liberarsi da qualche impegno di troppo per concedere più spazio a sé stessi, alla coppia e alla famiglia.

Se rientrare fa male ci sono dei motivi che possono essere individuati e, almeno in parte, affrontati e risolti.

Il mio consiglio a chi sta soffrendo di disturbi causati dal rientro al lavoro (o a scuola) è:

§ conservare una buona abitudine a scelta fra quelle che in vacanza ci facevano stare bene

§ evitare se possibile di sovraccaricarsi fin da subito di impegni

§ non drammatizzare e non permettere che la nostalgia per la vacanza diventi un "chiodo fisso"

§ approfittare del distacco dalla quotidianità appena concluso per analizzare la propria situazione e prendere decisioni per migliorarla, tagliando i “rami secchi” e investendo in attività interessanti, creative e soddisfacenti.

 

L’insoddisfazione e le somatizzazioni sono segnali importanti da cogliere e ascoltare. Se si riscontrano diverse fonti di disagio e insoddisfazione, accompagnate dalla difficoltà di pensare ad un cambiamento e/o di realizzarlo, questo può essere il momento adatto per avvalersi della professionalità di uno psicologo con il quale approfondire l’argomento e lavorare per modificare se possibile la propria realtà e le modalità con le quali si affrontano persone e situazioni.

La difficoltà di ricominciare può essere in questo modo volta in positivo, e motivare l'inizio di un processo di cambiamento precedentemente rimandato: in questo modo il disagio per la situazione può diventare un'opportunità per decidere di migliorare la propria vita.