Molti sono i pazienti che mi chiedono aiuto perchè affetti da attacchi di panico. Spesso, quando arrivano in studio, si descrivono come paralizzati dalla paura di affrontare determinate situazioni e comunicano che, più passa il tempo, più diventano numerose le circostanze da evitare.

Ma facciamo un passo indietro: cos'è il panico? E' la forma estrema della paura e si innesca in maniera veloce, a partire da stimoli (visivi, uditivi, tattili, olfattivi) reali o immaginari. E' una reazione che coinvolge immediatamente le zone più arcaiche del nostro cervello e predispone il nostro corpo alla fuga, dunque è da considerarsi molto importante perchè se non esistesse non saremmo in grado di riconoscere le situazioni di pericolo, quindi di attivarci per metterci in salvo.
In alcuni casi però, la reazione di panico risulta incontrollata e si innesca anche in assenza di reali pericoli esterni, magari a partire da semplici immagini mentali.
Un esempio servirà a chiarire meglio. Immaginiamo un soggetto (che chiameremo per comodità Mario) che, trovandosi in auto, perda per un qualsiasi motivo il controllo del suo mezzo: molto probabilmente si scatenerà in lui il panico. In futuro la reazione di panico potrà innescarsi semplicemente salendo in macchina o ripercorrendo la stessa strada lungo la quale, la volta precedente, ha perso il controllo.

L'attacco di panico è caratterizzato da specifiche reazioni fisiche: fiato corto, tachicardia, ipersudorazione... Spesso il soggetto tenta di controllarle ma, rimanendo in continuo ascolto delle espressioni del proprio corpo, finisce paradossalmente con l'esasperarle. I pazienti mi raccontano spesso di essere come "assenti" rispetto alla realtà che li circonda in quanto estremamente attenti a verificare se il cuore batte più velocemente, se il respiro si fa affannoso, se le mani cominciano a tremare e a bagnarsi... e, guarda caso, tutte queste reazioni corporee si manifestano.
Ma non è questo l'aspetto più pericoloso dell'attacco di panico.Ciò che risulta più invalidante per il soggetto è il fatto che questi cercherà di evitare la situazione associata al panico e, con un effetto a valanga, un numero sempre maggiore di eventi.
Torniamo al nostro esempio. E' probabile che Mario, nel tentativo di percorrere un tragitto in auto, si senta quasi subito travolto dal panico e decida di tornare a casa prima del previsto. In questo modo sentirà al sicuro, ma l'aver interrotto prematuramente la sua attività, gliene confermerà indirettamente la pericolosità. E' altrettanto probabile che decida di utilizzare la macchina per tragitti sempre più brevi sino ad interromperne l'utilizzo, preferendo i mezzi pubblici.
Evitare le situazioni ritenute ansiogene, permette da un lato al soggetto di tranquillizzarsi ma allo stesso tempo amplifica sempre più in lui sentimenti di inadeguatezza dinanzi alle situazioni. Sortiscono lo stesso effetto gli aiuti da parte delle persone care che, mettendo in atto atteggiamenti iperprotettivi, confermano all'individuo affetto da panico (involontariamente s'intende!) la sua incapacità nel gestire qualsiasi evento potenzialmente ansiogeno.
Tornando al nostro Mario, si circonderà di persone che, conoscendo le sue difficoltà, saranno sempre pronte ad accompagnarlo là dove non sarà in grado di recarsi autonomamente. Lo faranno in buona fede, pensando di alleviare il suo disagio...non immaginano però quanto stiano gradualmente demolendo la fiducia nelle sue risorse. D'altronde, come dice un vecchio proverbio: "La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni"!

Dunque, come affrontare il panico? Innanzitutto evitando di evitare e soffermandoci sul fatto che la richiesta di aiuto contribuisce ad incrementarne i sintomi. Una paura più grande (quella per gli effetti disastrosi che si innescherebbero evitando le situazioni potenzialmente pericolose) può permetterci di affrontare con maggior audacia quegli eventi quotidiani che prevediamo essere forieri di panico.
Inoltre è fondamentale riflettere sul fatto che non esiste coraggio senza paura. Bontempelli scriveva: "Si può essere coraggiosi solo a patto di essere stati paurosi, il resto è incoscienza". Andando ancora più indietro nel tempo, ritroviamo un antico motto islamico che recita: "La paura guardata in faccia si trasforma in coraggio, evitata diventa panico". Solo se accetteremo le nostre debolezze queste si trasformeranno in punti di forza.

Buona vita a tutti.

Nardone, G. (1993). Paura, Panico, Fobie. Firenze: Ponte alle Grazie;
Nardone, G. (2003). Non c'è notte che non veda il giorno. Milano: Ponte alle Grazie.