Approfitto di questo spazio per chiarire a tutti gli Utenti di Medicitalia.it, che molto spesso nelle richieste di consulto ci chiedono chiarimenti su dubbi e disturbi legati alla sessualità, quali sono le figure professionali che si occupano della loro diagnosi e della cura.

Il comportamento sessuale è un aspetto del  comportamento umano e, in quanto tale è un ambito di competenza dello psicologo. Così come le psicopatologie del comportamento sessuale.

In realtà molti autori (F.Veglia, 1996) sottolineano come l’oggetto di studio e l’ambito di competenza della sessualità possano essere anche di altri: biologi, medici, etologi, ecc… Anche un sacerdote potrebbe parlarci di sessualità; ce ne parla infatti la Bibbia come una particolare modalità di conoscenza.

Quando però si tratta di diagnosticare e curare la psicopatologia del comportamento sessuale bisogna stare molto attenti a rivolgersi al medico o psicologo che siano anche psicoterapeuti.

Altre figure, quali il sessuologo o lo psicosessuologo o il consulente sessuologico, NON esistono, nel senso che non sono figure riconosciute dalla attuale Legge dello Stato (Legge 56/1989) e soprattutto non hanno una preparazione adeguata per il trattamento della psicopatologia dei disturbi sessuali.

Il termine “sessuologo”, infatti, non compare neppure sulle riviste scientifiche, ma molto spesso solo su riviste femminili, quale figura che esprime pareri sulla sessualità, sugli stili di vita, sui fenomeni sociali che riguardano la vita di coppia, di relazione, e così via. Ma la figura autorizzata dalla attuale Legge dello Stato italiano per la diagnosi di un disturbo sessuale è il medico e/o lo psicologo. Chi, invece può anche curare i disturbi sessuali psicogeni è il medico e/o lo psicologo che abbia anche conseguito una specializzazione in psicoterapia (di qualunque orientamento, sebbene ci siano evidenze empiriche sull’efficacia di trattamenti di tipo cognitivo-comportamentali e strategico/sistemici).

Gli stessi perfezionamenti in sessuologia o in sessuologia clinica NON sono sufficienti e neppure necessari per curare un disturbo sessuale. Ed è altresì scorretto asserire che sarebbe meglio per uno psicoterapeuta essere anche perfezionato in sessuologia clinica. Non è ciò che dice la Legge, né ciò che ci chiedono i nostri Ordini professionali. 

Io stessa ho frequentato anni fa un master quadriennale di sessuologia in una scuola di psicoterapia affiliata alla FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica). Tuttavia gli strumenti forniti da tale corso di formazione, per quanto interessanti, NON sostituiscono in alcun modo, né possono essere sufficienti a trattare una disfunzione del comportamento sessuale.

E’ anche corretto asserire che allo stato attuale la FISS sta cercando attraverso un fenomeno lobbistico di fare in modo che possa essere riconosciuta una figura specialistica per il trattamento dei disturbi sessuali. Questo a mio avviso ha un senso perché il tentativo è creare un professionista medico o psicologo competente nella materia, sia in qualità di educatore alla sessualità, sia –una volta che il professionista sia anche diventato psicoterapeuta- una figura iperspecializzata nel trattamento di tali disturbi. La FISS ha anche costituito un albo al suo interno, che però, come già detto, non ha alcun valore legale (è come essere iscritti all’albo dei dirigenti sportivi di una qualunque federazione locale, un’iscrizione che non vi consentirebbe di fare nulla!).

Le tecniche, le strategie, le modalità per curare i disturbi sessuali vengono insegnate solo ed esclusivamente nelle scuole di psicoterapia riconosciute dal MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca).

Uno degli aspetti inquietanti della pubblicità ingannevole di sessuologi e simili -che purtroppo è diventata incontrollabile anche grazie alla rete- è l’introduzione di titoli non riconosciuti dalla Legge 56/1989. Il problema di questa figura non è solo formale. Oggi un sessuologo potrebbe essere chiunque (diplomato o laureato in qualunque disciplina), in quanto non esiste un albo.

Ma c’è un problema ancor più serio soprattutto perché molti tra i disturbi sessuali quali ad es. un’anorgasmia femminile molto spesso  nascondono disturbi ben più seri: disturbi del comportamento alimentare o un disturbo dissociativo della coscienza. Come fa chi non ha conseguito una adeguata preparazione a sapere come trattare una patologia così grave? Come potrebbe valutarne i rischi che derivano semplicemente dal rimuovere il sintomo? Come prevedere un eventuale scompenso di un paziente?

Vi fareste curare da chi non ha idea di cosa sia il vostro disturbo e che non sa neppure da dove cominciare a metter mano?