Moltissimi utenti, giovani e non, scrivono a Medicitalia e nella mia posta privata, per parteciparci sconforto, confusione e preoccupazione, circa la differenza esperita tra il “piacere solitario”, caratterizzato dall’ “autoerotismo” ed il “piacere condiviso”, piacere che abita l’incontro con l’altro nella sua interezza .
Altri frequenti disagi di cui diventiamo custodi con i nostri consulti, sono quelli correlati al calo del desiderio sessuale, disfunzione sessuale sia maschile, che femminile, caratterizzata dalla riduzione, fino ad arrivare alla sua assenza,del desiderio sessuale; disfunzione oggi, in crescente ed allarmante aumento.
Esiste una correlazione tra i due  eventi?
E se si, quale?
L’autoerotismo, nell’immaginario collettivo, è spesso caratterizzato da sgradevoli sentimenti di colpa, vergogna e  censura; storicamente veniva infatti correlato alla caduta dei capelli, alla cecità ed a tantissimo altro, per dissuadere i giovani, che mossi da sano furore testosteronico, si approcciavano alla conoscenza della loro corporeità e sessualità.
Un ipotetico primo rapporto sessuale, veniva tanto desiderato, immaginato e, spesso latitava nel tempo, fino a quando la ragazzina, certa del loro amore e durata nel tempo del rapporto, si concedeva, spesso solo a matrimonio avvenuto.
Oggi, il panorama storico ed antropologico si è totalmente modificato.
L’età media del primo rapporto sessuale, si è notevolmente abbassata, i ragazzi si approcciano alla fatidica prima volta, avendo già sperimentato online una sessualità solitaria ed appagante, tra le riservate e trincerate mura domestiche.
Le giovani donne, sono molto più spregiudicate e richiedenti e si accostano alla delicata sfera della sessualità, non tanto mosse dal desiderio dell’altro, quanto dal desiderio di sperimentazione, sempre e comunque, scindendo spesso la sfera della sessualità , dall’affettività, generando molte volte ansie, ansie anticipatorie del rapporto sessuale e possibili disfunzioni sessuali, spesso proprio correlate alla “reputazione da prima volta!”
Alla luce di queste importanti modificazioni storiche e degli usi e costumi sessuali, ci rendiamo conto, di come l’autoerotismo, possa assumere un significato sia consolatorio, che di grande appagamento, sia per l’incontro con l’immaginario erotico, che per l’assenza dell’incontro con  l’altro!
Il calo del desiderio sessuale, terminologia, spesso abusata dal punto di vista diagnostico, cela un disagio importante del momento storico in cui viviamo.
Questa disfunzione sessuale, è  caratterizzata dalla compromissione della fase del desiderio, fino ad arrivare poi a compromettere la successiva fare dell’eccitazione e quella della risposta orgasmica.
In un momento storico caratterizzato da un’estrema sessualizzazione di tutto, da una massiccia esposizione a stimoli sessuali, da una sessualità facile, consumistica e spesso sostitutiva di altri disagi e richieste, perché molti giovani prediligono il piacere solitario al facilmente reperibile  piacere condiviso?
E perché il passaggio dal primo al secondo, è difficoltoso ed  a volte impossibile?
L’autoerotismo, rappresenta spesso una piacevole, indispensabile  e difensiva fuga dal mondo dell’altro, caratterizzato da un aspetto sensoriale, esperienziale, dall’ intimità emozionale e corporea dell’incontro con l’altro, nella sua interezza.
L’incontro con l’altroa , anche se fugace, viene abitato da un erotismo diffuso, non localizzato sui genitali, ma distribuito su tutto il corpo, la mente ed i sensi, è tattile, visivo, uditivo, legato agli odori, alla pelle, al tatto e contatto ed il desiderio cresce su un reticolo di emozioni, che il  difensivo piacere solitario non consente di sperimentare.
Ricapitolando: si all’autoerotismo, ma con capacità di discernimento tra un piacere solitario esclusivo, unico ed univoco, difensivo rispetto ad una sessualità a due o come copertura ad un possibile calo del desiderio sessuale ed un piacere solitario ludico e ricreativo.

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