Mi trovo spesso a consolare e supportare donne ed uomini, transitoriamente abbandonati dai loro compagni di vita, abitati dallo sconforto, confusione, rabbia ed efferato dolore.
I coniugi che si allontanano e che vanno via da casa, chiedono spesso una “pausa di riflessione”, un momento, più o meno lungo, di incontro con se stessi, un  “tagliando di riflessione sull’amore”, sulla coppia, sul loro male di vivere e su quello che in realtà vogliono ancora fare da grandi.

La famigerata richiesta/necessità, nasce subito dopo il post-femminismo e, nonostante non abbia elementi di veridicità, tende ad  auto perpetuarsi nel tempo, attraversando generazioni e generazioni e generando sofferenza e dolorosa attesa.

Da clinico che si occupa stabilmente di coppie, delle loro gioie e dolori, pene d’amore e della loro vita familiare, mi e vi chiedo:

  • La pausa d riflessione esiste davvero?
  • Stare lontani dal partner, agevola la riflessione?
  • La lontananza fisica, facilita la vicinanza emozionale?
  • E’ bastevole la distanza e la pausa dal rapporto, per far poi funzionare il rapporto stesso?
  • A pausa conclusasi , basterà avere sentito la mancanza dell’altro\a, per rimettere a posto quello che aveva generato il desidesio\bisogno della pausa stessa?
  • E se a pausa concordata, il partner scopre di vivere una ritrovata e piacevole autonomia?

Personalmente non credo che una semplice pausa di riflessione, caratterizzata da un allontanamento fisico, sia fautrice di “cambiamenti” all’interno delle dinamiche della coppia, di riscoperta armonia e di riaccensione del desiderio sessuale, ma rappresenta invece una strategia, forse non troppo faticosa e  dolorosa, di evitamento delle possibili conflittualità di coppia.

La pausa di riflessione, sembra assumere le caratteristiche di “prove generali” per una futura separazione: il partner cela a se stesso e, spesso al coniuge, il disagio, lo stempera all’interno di “altro” dal rapporto, dice di sentirsi stanco, confuso, di non sapere quello che vuole e di stare attraversando un momento difficile della sua vita e , che quindi una pausa di riflessione diventa quasi terapeutica, se non indispensabile.

Se l’etiologia della famigerata pausa è una problematica con il partner, solitamente è proprio con lui o con lei, che dovrebbero essere affrontate  le difficoltà, non allontanandosi, per riflettere quasi in esilio dalla coppia ed in perfetta solitudine.

Uno scambio verbale, anche se conflittuale, collerico, animato, creativo, doloroso, ma pur sempre “dialettico” , diventa obbligatorio;  nei casi più severi, recidivi o prolungati nel tempo, una consulenza di coppia, potrebbe aiutare a trasformare la crisi in risorsa!