Il bullismo, ovvero il comportamento aggressivo e vessatorio che alcuni soggetti mettono atto ai danni di loro pari che considerano più deboli, è un fenomeno che abitualmente preoccupa per le conseguenze sulle vittime che, se non adeguatamente aiutate e supportate, sviluppano spesso bassa autostima, senso di impotenza, disturbi dell'umore.
Il bullismo però coinvolge due parti in causa, entrambe vittime in diverso modo dei meccanismi che si instaurano: le conseguenza negative non ricadono solo su chi subisce atti di bullismo, ma anche su chi li compie, rendendolo una persona da evitare perchè troppo aggressiva e bene accetta solo da parte di individui altrettanto disturbati.
Questo tipo di frequentazione non fa che rafforzarne il comportamento antisociale, in assenza di interazioni di segno diverso, consegnando il bullo ad un destino infelice sotto plurimi punti di vista a causa del circolo vizioso che si instaura.

Quale futuro attende un piccolo bullo?

Secondo un vasto studio che ha esaminato la vita di 43.093 adulti statunitensi si tratta di un futuro a tinte fosche, dominato dai disturbi psichiatrici, delinquenza e isolamento sociale.
La frequenza con cui i reati sono compiuti da soggetti adulti che da bambini e ragazzini erano dei piccoli bulli ha fatto perfino propendere alcuni Autori per la lettura del comportamento criminale dell'adulto come strettamente legato ai suoi precedenti di bullismo, e quindi da questi precorso e causato.

All'interno del campione esaminato le diagnosi relative ai Disturbi della Condotta e al Disturbo Antisociale di Personalità sono risultati rispettivamente 11 e 8 volte più probabili fra i giovani adulti con una storia di bullismo, ed è stata rilevata una correlazione significativa fra bullismo e Disturbo Bipolare, oltre che fra bullismo e altri Disturbi di Personalità (Istrionico e Paranoide).

Il Disturbo Bipolare è incisivo in quanto gli sbalzi d'umore possono condurre ad acting out aggressivi e rendere più probabile il coinvolgimento in liti e risse, mentre le personalità paranoidi tendono a percepire in maniera distorta il comportamento altrui, sovrastimando la presenza di intenzioni offensive e aggressive e le personalità istrioniche assumono comportamenti provocatori che possono suscitare risposte aggressive da parte degli altri, dando il via a liti e risse.

Non sono state invece riscontrate correlazioni fra bullismo e altri Disturbi dell'Umore o Disturbi d'Ansia, il che secondo gli autori avvalora la tesi secondo la quale il bullo è sostanzialmente un soggetto antisociale il cui quadro clinico include spesso altre diagnosi psichiatriche, compreso l'uso e abuso di alcol e altre sostanze.

Aggredire, mentire e truffare sono comportamenti molto diffusi negli ex bulli, una volta cresciuti. Alcuni di loro continueranno per tutta la vita a mettere in atto comportamenti vessatori nei riguardi di soggetti più deboli sia individualmente sia in gruppo (mobbing).

Tale esito si potrebbe evitare istituendo adeguati programmi di prevenzione che si occupino anche del bullo, oltre che della sua vittima, consegnando alla società un soggetto recuperato invece di un probabile delinquente abbandonato prima dalla famiglia e poi dalla scuola.
Alcuni programmi di recupero adottati da anni negli USA hanno dato buoni risultati e hanno permesso ai piccoli bulli di apprendere diverse modalità di relazione, uscendo dall'isolamento affettivo e sociale, e di imparare a comprendere cosa sente l'Altro e ad entrare in empatia con lui.

Dietro alla violenza c'è spesso altra violenza, sofferenza e mancanza di empatia, tutti aspetti sui quali si può e si deve intervenire soprattutto quando parliamo di bambini che, in quanto tali, dipendono da ciò che gli adulti vogliono e possono fare per loro e per il loro futuro.

 

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