Una ricerca ha dimostrato che chi fuma ha in partenza un QI più basso (www.medicitalia.it/fmassaro/news/198/Chi-fuma-e-meno-intelligente), ma la correlazione fumo-QI esiste anche in senso inverso perchè l’intelligenza può essere danneggiata dal fumo passivo.

Dall’analisi di un campione di 4.399 bambini e adolescenti statunitensi di età compresa fra i 5 e i 16 anni è emersa una correlazione fra la quantità di cotinina (un metabolita della nicotina) presente nel loro organismo e i punteggi ad alcuni test cognitivi, e quindi fra livello di esposizione al fumo altrui e intelligenza.

Uno dei rischi del fumo passivo è infatti la diminuzione delle abilità cognitive dei bambini ad esso esposti: si tratta di effetti dimostrati da tempo, ma alcuni ricercatori americani hanno scoperto che anche un solo genitore che fumi pochi sigarette al giorno procura un danno alla abilità cognitive dei figli, misurabile in diversi punti di differenza nei punteggi ai test su abilità linguistiche, matematiche e visuo-spaziali rispetto ai coetanei figli di non fumatori.

 

I bambini esposti a fumo nel periodo prenatale hanno inoltre il più del doppio di probabilità di sviluppare ADHD rispetto ai coetanei la cui madre non fumava in gravidanza.

Considerando che circa 1/3 della donne fumatrici non riesce a smettere in gravidanza si tratta di un problema non indifferente.

Oltre ai danni diretti delle sostanze contenute nelle sigarette i figli di fumatori crescono con un modello poco salutare e hanno più probabilità di diventare a loro volta fumatori rispetto ai loro coetanei.

La recente inquietante misurazione della presenza di metaboliti delle sostanze derivanti dal fumo di sigaretta nell’urina dei neonati dovrebbe suscitare più di una riflessione: i pannolini dei bambini che vivono con adulti fumatori contengono nel 90% dei casi tracce di nitrosammine e di nicotina nel 95% dei casi.

Quale sarà l’effetto di questa precoce intossicazione?

Lo studio sopra citato ha dimostrato un decremento delle abilità cognitive, e finora sono state studiate patologie come l’asma nei figlio di fumatori, ma si possono ipotizzare anche rischi di insorgenza di patologie tumorali o di altri disturbi finora non correlati al fumo dai ricercatori.

 

Smettere di fumare è sicuramente difficile e impegnativo, richiede una certa dose di motivazione che, nel caso si abbia dei bambini, può essere trovata in queste evidenze scientifiche.

L’aiuto e il sostegno di uno psicologo è sicuramente utile e previsto all’interno dei percorsi proposti dai centri antifumo, ma la motivazione al cambiamento non può essere sostituita da nulla ed è indispensabile per superare il tabagismo.

 

Fumo passivo e ridotte abilità cognitive:

www.newscientist.com/article/dn2251-passive-smoking-dents-childrens-iq.html

www.cincinnatichildrens.org/about/news/release/2002/5-smoke.htm

www.aap.org/healthtopics/tobacco.cfm

www.medicinenet.com/script/main/art.asp?articlekey=41584

Fumo in gravidanza, fumo passivo e ADHD:

www.epa.gov/ncer/childrenscenters/cincinnati.html

www.epa.gov/ncer/childrenscenters/smoke.html

Proteggere i figli dall’inquinamento ambientale da fumo (ETS):

www.epa.gov/smokefree/publications.html

www.corriere.it/salute/sportello_cancro/10_novembre_22/fumo-passivo-pannolini-bambini-barus_4c613c42-f63d-11df-bf30-00144f02aabc.shtml