Diffusa purtroppo anche tra alcuni addetti ai lavori, la leggenda metropolitana riguarda la psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale quale trattamento che agisce solo sui sintomi e non sulle cause.

In questo articolo voglio spiegare, a beneficio dell'Utenza, su che cosa lavora la psicoterapia cognitivo-comportamentale e perchè può essere efficace anche con un numero di sedute decisamente inferiore rispetto ad altri tipi di psicoterapie, eliminando il problema portato dal pz. e definitivamente.

Da dove nasce la leggenda metropolitana a riguardo?
Nasce dal fatto che si presume che il pz., poichè sta male, debba aver subito -forse nella sua infanzia o comunque nel passato- un evento traumatico che ha poi rimosso e che pertanto in terapia si abbia l'arduo compito di intercettare nell'incoscio del pz questo trauma, portandolo alla coscienza del pz. Questo lavoro può richiedere parecchio tempo, perchè l'inconscio è molto vasto.

Questa credenza è anche giustificata dal fatto che il pz. può arrivare a soffrire molto e, poichè il pz. ha certamente provato a FARE qualcosa per fronteggiare le sue difficoltà ma senza riuscirvi, e quasi sempre ne ha parlato con qualcuno che ha suggerito anche altri modi per superare le difficoltà, allora il problema dev'essere davvero molto grave e difficile da trattare.

Secondo la teoria della psicoterapia cognitivo-comportamentale, è verissimo che il pz giunge a stare molto male e non è infrequente vedere nei nostri studi persone che hanno provato a mettere in atto le idee più disparate nel tentativo di arginare il problema oppure pz. che seguono i suggerimenti di amici e conoscenti.

 

Ma è altrettanto vero che se, con l'aiuto dello psicoterapeuta, il pz. comincia a FARE (e quindi a correggere i propri comportamenti disfunzionali, cioè proprio quelli che rafforzano il problema) in maniera diversa, seguendo le prescrizioni dello psicoterapeuta, inizia a modificare anche il modo in cui vede se stesso, la propria padronanza sul problema, la reazione degli altri, la propria competenza e autoefficacia.

Tutto ciò va alla radice del problema: secondo la teoria di base, la causa del problema non è un trauma dimenticato avvenuto nel passato, ma è proprio l'impotenza appresa, i sentimenti di inadeguatezza che rafforzano i comportamenti disfunzionali (ad esempio, di evitamento) e che a loro volta mantengono ulteriormente quella condizione di sofferenza in cui il pz. vive.

Quando il pz. mette in atto nuove e più funzionali strategie comportamentali, iniziano a cambiare anche le strategie cognitive. Un principio fondamentale della teoria cognitivo-comportamentale è che emozioni, cognizioni e comportamenti si influenzato tra loro in modo circolare.

Nel momento in cui sono stati rimossi i sintomi e quindi le modalità con cui il pz affrontava il problema, allora abbiamo rimosso anche le cause del disagio e non abbiamo bisogno di andare ad intercettare altre, che soprattutto non saranno rimosse nell'..."inconscio"