I cambiamenti sociali ed economici degli ultimi anni hanno portato all’incremento dello sviluppo economico e mediatico, il quale ha favorito l’espansione del flusso di notizie provenienti da tutto il mondo. L’avvento di internet ha infatti ridotto drasticamente i tempi di comunicazione rendendo possibile lo scambio di contenuti e informazioni in tempo reale.

In alcuni casi, l’uso della grande rete ha consentito la trasmissione di fatti ed eventi che i governi locali cercavano in qualche modo di limitare. Oggi grazie alla tecnologia è possibile individuare persone scomparse, organizzare reti di soccorso più ampie e stabilire con precisione le dinamiche di una catastrofe. I fatti di cronaca sono quelli che di solito hanno maggiore risonanza a livello globale.

Che si tratti di un incidente areo, di un attentato terroristico o di una catastrofe naturale poco importa; lo scoop è dietro l’angolo e tra edizioni speciali, trafiletti a bordo pagina e trasmissioni dedicate, il flusso continuo di notizie di cronaca ci espone costantemente a informazioni di carattere potenzialmente traumatico.

 

Cosa centrano i bambini?

Così come gli adulti, anche i bambini rischiano di essere costantemente esposti alle notizie legate ai fatti di cronaca. La maggior parte dei bambini in età scolare, e gli adolescenti in particolare, dispongono infatti di numerosi strumenti in grado di consentire loro l’accesso a questo tipo d’informazione. Computer, tablet, cellulari e TV fanno oggi parte della dotazione tecnologica degli adulti e dei loro figli.

Molti genitori si chiedono quanto tempo i loro figli dovrebbero trascorrere utilizzando le nuove tecnologie; altri semplicemente li lasciano liberi di utilizzarle per non creare differenze all’interno del gruppo dei pari (“Se tutti i suoi compagni hanno il cellulare, perché non dovrebbe averlo anche lui?”). E così tra telegiornali, feed RSS, messaggi in abbonamento, newsletter e social media i bambini e gli adolescenti vengono esposti costantemente a notizie di carattere traumatico.

 

Quali sono le conseguenze?

I servizi dei telegiornali e le notizie in generale vengono realizzati attraverso semplici “ritocchi” all’informazione, che servono per renderla più immaginifica, emotivamente rilevante e sensazionale. Il razionale alla base di queste modifiche trae spunto da note teorie psicologiche, le quali hanno dimostrato come i messaggi in grado di elicitare reazioni emotive intense attirino di più l’interesse delle persone.

Di conseguenza, l’esposizione a questo tipo di notizie può accrescere il coinvolgimento empatico, portando gli spettatori a sentirsi in qualche modo collegati all’evento e ai suoi sopravvissuti senza, tuttavia, averne preso parte. D’altronde, il concetto psicopatologico di trauma contempla anche l’aver assistito a fatti o eventi in cui la persona, o altre persone, erano a rischio di morte, minacce di morte, gravi lesioni o minacce all’integrità fisica di altre persone. Di conseguenza, anche la semplice esposizione a notizie di cronaca adeguatamente congegnate può favorire l’insorgere di stati emotivi di natura traumatica (ansia, depressione, ecc…).

Dopo i tragici eventi dell’11 settembre, alcuni psicologi americani hanno condotto una serie di studi volti a determinare gli effetti dell’eccessiva esposizione alle notizie provenienti dai telegiornali nei bambini. In base all’esito di tali studi è emerso che i bambini che trascorrevano molto tempo davanti alla TV e che, di conseguenza, erano maggiormente esposti alle notizie di cronaca, manifestavano sintomi di natura ansiosa più elevati rispetto a quelli presenti nei bambini meno esposti a questo tipo di notizie.

Tuttavia, non è possibile stabilire se sia realmente la maggiore esposizione alle notizie traumatiche a favorire l’incremento dell’ansia nei bambini o se siano i bambini ansiosi a preferire quel tipo di notizie rispetto ad altre. 

 

Ridurre l'esposizione mediatica

L’American Psychiatric Association ha fornito alcune linee guida che possono contribuire a limitare l’esposizione dei bambini ai fatti di cronaca e, plausibilmente, a ridurre l’ansia a essi associata. Tali linee guida comprendono:

  • Discutere con i bambini in merito a ciò che hanno visto/ascoltato spiegando la natura degli eventi e rassicurandoli rispetto a eventuali informazioni errate che possono alimentare le risposte ansiose;
  • Limitare l’esposizione continua alle stesse notizie evitando che i bambini rivedano gli stessi servizi televisivi. La progressiva riduzione di nuove informazioni può spingere le reti televisive a rimandare in onda i servizi precedenti e poiché i bambini più piccoli potrebbero non essere in grado di capirlo, ciò potrebbe portarli a pensare che l’evento continui a ripetersi ciclicamente;
  • Favorire la messa in atto di comportamenti che possono contribuire a ridurre l’impatto emotivo dell’evento. Spesso i bambini, in seguito all’esposizione a immagini legate alle tragedie, sentono l’esigenza di scrivere ai bambini coinvolti, alle loro madri, ai medici o agli insegnati. La scrittura è un modo per farli sentire in contatto con queste persone e per aiutarli a esprimere le proprie emozioni. Ciò può contribuire a ridurre l’impatto emotivo delle notizie;
  • Pianificate delle finestre temporali per tenervi aggiornati stabilendo limiti di orario (per esempio al mattino, a metà pomeriggio e la sera dopo cena) in cui ricercare notizie correlate all’evento. Subito dopo aver ottenuto le informazioni desiderate, spegnete la TV e dedicatevi ad attività piacevoli e rilassanti;
  • Chiedete aiuto agli amici per ridurre l’impatto emotivo legato all’esposizione ai fatti di cronaca. Una partita ai videogames, una passeggiata al parco, una cena insieme ai compagni possono aiutare a ridurre le reazioni ansiose. Il sorriso è una buona arma contro la sofferenza.

 

E se tutto ciò non dovesse bastare?

Talvolta l’esposizione intensa a fatti di cronaca può determinare la comparsa di reazioni di paura, rifiuto, irritabilità, che possono limitare lo svolgimento dei compiti, la partecipazione alle attività quotidiane o la funzionalità delle relazioni sociali con i familiari o col gruppo dei pari. In tal caso potrebbe essere necessario consultare direttamente uno psicologo per valutare la presenza di difficoltà nella gestione delle risposte emotive scatenate dall’esposizione eccessiva e pianificare strategie d’intervento adeguate.

 

Limiti e considerazioni

Per quanto gli studi citati e linee guida fornite provengano da studiosi esperti del comportamento umano, si tratta comunque di dati raccolti su un campione di bambini americani. Poiché la struttura mediatica statunitense, gli organismi di controllo della stampa e le norme sull’informazione possono essere differenti da quelle italiane, bisogna ricordare che le reazioni dei nostri bambini potrebbero essere diverse.

Di conseguenza, bisognerebbe evitare di cedere alla tentazione di proibire in toto ai bambini di guardare la TV. Il diritto all’informazione riguarda anche loro ed è giusto che siano informati in merito a ciò che accade intorno.

Tuttavia, se tali informazioni vengono presentate in maniera adeguata da un genitore e se si riduce l’esposizione eccessiva a immagini violente che possono offendere la sensibilità dei più piccoli, si può evitare che essi vengano sottoposti a informazioni irrilevanti e potenzialmente dannose per la loro salute psicologica. Il pericolo dunque non è tanto legato alla visione del telegiornale, ma piuttosto all’esposizione eccessiva ai servizi di cronaca.

 

Fonte

Pfefferbaum, B., Seale, T. W., Brandt, E. N. Jr., Pfefferbaum, R. L., Doughty, D. E., & Rainwater, S. M. (2003). Media exposure in children one hundred miles from a terrorist bombingAnnals of Clinical Psychiatry, 15, 1-8