Oscar Wilde scriveva: se te lo concedi puoi rinunciarvi . Se non te lo concedi sarà irrinunciabile !

Dalla esperienza clinica potremmo così riformulare la frase. Se pensi di potertelo concedere non te lo concedi se pensi di non potertelo concedere non riuscirai a non concedertelo.

Molte coppie hanno la radicata convinzione che l’atto matrimoniale abbia una enorme capacità di rinforzare il rapporto di coppia e, addirittura, consolidare premesse e aspettative quali fedeltà, la non ricerca di esperienze alternative e cose simili. Ciò, tuttavia, appare una illusione. Il timore di perdere l’atro fa si che, certe coppie, ricorrano all’unione legale proprio per evitare possibili défaillance emotive o sessuali del proprio compagno come se un atto scritto potesse prevenire l’avverarsi dei timori legati, soprattutto, al tradimento.

L’atto legale, però, fa scattare altri meccanismi nel cervello, che inducono proprio verso il versante opposto a quello voluto. Da qui la necessità di riformulare la famosa frase di oscar Wilde che esprime perfettamente l’intero concetto.

Durante la fase di fidanzamento, lunga o breve che sia, l’idea di essere ancora prenotabili e o seducibili determina una certa serenità in cui non c’è un legame formale ad impedire certe libertà, come anche il semplice flirtare. “visto che potrei concedermelo allora non lo faccio” è l’idea di fondo. L’uomo ha la radicata e ancestrale necessità di sentirsi libero di compiere le proprie azioni, soprattutto in ambito emotivo. L’idea di non poterlo più fare, anche per il semplice atto legale, o peggio una promessa sull’altare, lo mette in una condizione di frustrazione cronica facendone sentire, addirittura, la mancanza.

Più un oggetto ti manca più diventa il centro di un desiderio. Inoltre il vissuto di fidanzamento da la sensazione che determinate azioni (tradire, flirtare, ecc.) possano creare situazioni  in cui si ha tutto da perdere, si è quindi più buoni. E’ facile per una coppia di fidanzati, senza impegni legali, lasciarsi dopo l’idea di un torto subito. Ciò diventa più complicato dopo un matrimonio: “affrontare una separazione per un flirt o una semplice scappatella?” Si tende, quindi, a pensarci due volte. Si ha la convinzione che la partner non arriverà a tanto per un “piccolo” ed “insignificante” flirt. E spesso accade proprio così.

La semplice idea di poterselo concedere fa si che l’oggetto del proprio desiderio non diventi un tabù sempre al centro della nostra attenzione, e questo evita la creazione di certe frustrazioni. Per l’uomo può bastare solo ed unicamente l’idea di poterlo fare per sentirsi appagato in tal senso. Certo, molti sono i fidanzati disposti a perdonarsi anche dopo un tradimento, tuttavia ciò di cui discutiamo è il vissuto soggettivo che un uomo ha del fidanzamento in cui –seppur per una sua costruzione mentale- ritiene che certe cose, da fidanzati, è meglio evitarle perché pericoloso. Un uomo sposato ha meno timori di concedersi una scappatella e, nello stesso tempo, in virtù di questa psicologica sensazione di frustrazione nata dal tabù del matrimonio, comincia a sentirne una disperata esigenza.

L’uomo avrà una mente complessa? O, al contrario, esageratamente semplice? Resta il fatto che questo fenomeno del tradimento post-matrimoniale si evince, soprattutto, da numerosi resoconti clinici di coppie davanti al loro terapeuta e dalle statistiche che evidenziano un considerevole aumento di tradimenti coniugali con percentuali che crescono a valanga con il passare degli anni dopo “quell’atto legale”.

Quindi, per essere maggiormente a rischio di tradimento, non bisogna far altro che attendere il matrimonio.