E' cresciuto nove mesi nella nostra pancia eppure oggi lo osserviamo e ci sembra molto diverso da come ce lo eravamo immaginati...e magari è anche tanto diverso da suo fratello/sorella. Pensare che ad entrambi i figli abbiamo dato lo stesso amore, entrambi sono cresciuti nello stesso ambiente...perchè allora ci sembra che con uno dei due sia così difficile entrare in contatto?

E' bene ricordare che se pure i nostri ragazzi sono figli degli stessi genitori, il patrimonio genetico che hanno ricevuto non è identico. Inoltre non dobbiamo trascurare il nostro stato d'animo durante la gravidanza: eravamo serene, abbiamo vissuto un lutto o un qualche altro trauma? Le emozioni e le esperienze vissute durante la gravidanza vengono trasmesse al feto, quindi il nostro bambino viene già al mondo con un significativo bagaglio di informazioni ricevute.

Già questo dovrebbe farci riflettere sul fatto che nostro figlio è un individuo, un essere dunque che non è di nostra proprietà, che va sì accudito ma anche messo in condizione di vivere in maniera autonoma la propria vita, seguendo le sue inclinazioni.

Credo che un brano di Gibran, meglio di tante parole, possa esplicitare meglio il senso di quanto detto sino ad ora:

" E una donna che stringeva il bambino al seno chiese: "Parlaci dei figli".

Ed egli disse:

"I vostri figli non sono vostri.

Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di se stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,

E, benché vivano con voi, ciò non di meno non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,

Perché essi hanno i loro, di pensieri.

Potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime,

Perché le loro anime abitano la casa del futuro, che neppure in sogno potrete

visitare.

Potrete cercare di essere simili a loro, ma non potrete farli simili a voi,

Perché la vita procede e non si attarda mai sopra il passato.

Voi siete gli archi da cui i figli come frecce vive sono scoccati avanti.

L'Arciere vede il bersaglio sulla linea dell'infinito, e con forza vi tende, perché le

frecce vadano rapide e lontane.

E che il vostro tendervi nella mano dell'Arciere avvenga nella gioia;

Perché, come ama le frecce che volano, così ama l'arco che sta fermo".

(Il Profeta - K. Gibran)