Non è vero che gli uomini con il dito indice più lungo dell'anulare hanno un terzo di probabilità in meno di sviluppare un cancro alla prostata rispetto a quelli che hanno l'anulare più lungo dell'indice; questa curiosa tesi era stata ipotizzata qualche mese fa da uno Studio condotto in una sede autorevole e prestigiosa come l’Institute of Cancer Research (ICR) e pubblicato sul British Journal of Cancer.

I ricercatori inglesi, sostenitori di questa tesi, ipotizzavano che le lunghezze relative del dito indice e dell'anulare fossero correlate in modo inverso con i livelli di ormoni sessuali ai quali è esposto il nascituro in grembo e che la presenza di meno testosterone dovesse corrispondere ad un dito indice più lungo.

A questo punto l'ipotesi conclusiva sosteneva che i feti esposti a minori quantità di testosterone, prima della nascita, potevano avere un’aumentata protezione nei confronti di un possibile tumore alla prostata in età adulta.

Ora un altro gruppo di ricercatori dell’Università di Melbourne ha pubblicato un lavoro importante e con una casistica più ampia, che non conferma questa prima ipotesi suggestiva di un minor rischio oncologico in presenza di dita più lunghe.

Lo studio comprende la valutazione di 6258 uomini, esaminati dal 2003 al 2009, in cui è stata fatta la misurazione delle dita, utilizzando un metodo più "controllato", attraverso fotocopie.

In questo gruppo di uomini sono stati diagnosticati 686 tumori della prostata e su questi è stato calcolata la lunghezza dell’indice e dell’anulare e confrontata con quella degli altri .

I ricercatori australiani non hanno riscontrato dati significativi e capaci di concludere in termini positivi il suggestivo rapporto tra lunghezza del dito indice e minor rischio di cancro alla prostata, fatto in precedenza dai ricercatori inglesi.

Ulteriori ricerche sono naturalmente richieste, soprattutto nella fascia dei maschi più “giovani”, cioè i cinquantenni.

Per il momento il rapporto dito indice più lungo, ormoni pre-natali e tumore della prostata rimane ancora un discorso aperto.

 

Fonti:

http://www.icr.ac.uk/

http://www.nature.com/bjc/journal/v105/n3/abs/bjc2011253a.html

Per affrofondire:

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