Per questo tipo di tumori non esiste una terapia standard uguale per tutti i pazienti , ma essa va commisurata al paziente in base alle sue aspettative, alla presenza di patologie concomitanti ed è variabile da scuola a scuola in base alla esperienza sul campo;

Per il trattamento delle NMIBC è necessario eseguire una classificazione degli stessi in base al rischio di recidiva (riformarsi del tumore) e di progressione (diffusione locale e/o a distanza della malattia):

-          a basso rischio

-          a rischio intermedio

-          ad alto rischio

Tale classificazione è ottenuta tenendo presente vari parametri quali la classificazione anatomo patologica che del tumore valuta il grado di estensione in profondità (T), il grado di differenziazione (G), e la presenza o meno di lesioni pre-cancerose associate (carcinoma in situ); altri parametri sono rappresentati dal tumore scoperto per la prima volta o presenza di recidiva,  il numero di tumori e la loro dimensione; “l’alto grado” lo definisce la presenza dei primi 3 fattori anatomopatologici quando concomitanti; i tumori a “basso rischio” hanno una probabilità a 5 anni pari al 31% di andare in contro a recidiva e dello 0,8% di progressione; quelli di “rischio intermedio” presentano il 62% di rischio di recidiva e del 6% di progressione ed infine quelli ad “alto rischio” presentano un rischio del 78% di recidiva e del 45% di progressione.

La terapia per i tumori NMIBC si avvale essenzialmente di instillazioni endovescicali di chemioterapici (Mytomicina-C, Gemcitabina) o immunoterapici (BCG - Bacillo di Calmette Gueren).

Nei pazienti catalogati a “basso” od a “rischio intermedio”  è sufficiente la instillazione di una singola dose di chemio o immunoterapico nel periodo perioperatorio; per i pazienti ad alto rischio cicli di BCG si stanno dimostrando di efficacia superiore ai chemioterapici in termini si sopravvivenza libera da malattia, (dati ancora da confermare), ma non bisogna trascurare la maggiore incidenza di effetti collaterali quali la sintomatologia irritativa persistente delle vie urinarie ed il se pur raro rischio di attivazione del BCG a livello sistemico con la manifestazione di un quadro di tubercolosi generalizzata specie nei pazienti immunodepressi.

Di recente introduzione è l’uso della “Termochemioterapia” nei pazienti ad “alto rischio” cioè la instillazione endovescicale  di chemioterapici ad una temperatura di 43° con incremento della loro efficacia ed una riduzione della possibilità di recidiva pari al 40% se paragonata con la semplice instillazione; tale metodica si avvale di un particolare tipo di apparecchiatura denominata “Synergo”, che per gli elevati costi è poco diffusa (studi eseguiti sulla Mitomycina ed in vitro sull’Apaziquone).

Promettenti sono gli studio condotti sull’Apaziquone che è un analogo della Mitomycina di superiore efficacia  che essendo un pro-farmaco per divenire citotossico richiede la attivazione da parte di un enzima della classe delle reduttasi (diaforasi) in situazioni di anaerobiosi (mancanza di ossigeno), enzima iperespresso dalle cellule tumorali motivo per il quale è capace di agire selettivamente su di esse.

Considerazioni conclusive

A tutt’oggi non è ancora stata messa a punto una strategia terapeutica standardizzata per i tumori NMIBC tale da potersi usare uniformemente in tutti i Centri oncologici, proprio perché si necessita di ulteriori studi per dimostrare la maggiore efficacia di un trattamento rispetto ad un altro anche in termini di sicurezza per il paziente;  si spera che con l’introduzione e la diffusione di nuove metodiche ad alta tecnologia questo possa avvenire quanto prima.

Fonti:

ttmed Urology International

Timely Topics in Medicine

What’s New and Proven in the treatment of Noninvasive Bladder Tumors?

Prof. Karlheinz Emertus University of Amsterdam