Utente 410XXX
Salve a tutti,
ho conosciuto il sito di medicitalia per caso facendo ricerche sulla Fibrillazione Atriale e, poiché sono stato favorevolemente dalla impostazione con cui viene reso il servizio, ho deciso di sottoporre alla Vs. attenzione il mio problema ... o meglio il problema di mia madre!
Il giorno 25/07 mia madre (di quasi 80 anni) si è recata presso il proprio medico curante per una visita di controllo e nell'occasione il medico ha rilevato una FA in atto con una frequenza cardiaca di ca. 120 bpm!
L'ha pertanto invitata a tornare a casa, munendola di impegnativa di ricovero, e di conseguenza a farsi accompagnare in ospedale. Detto ... fatto! Giunti in P.S., alle ore 20.00 circa, le venivano rilevati circa 140 bpm e veniva sottoposta a terapia consistente, a quanto risulta dalla cartella di P.S., in n. 2 fiale di Rytmonorm in soluzione da 250. Dopo circa tre, con situazione non risolta, e una soluzione fisiologica aggiuntiva, poiché non risultavano disponibili posti letto nel reparto di cardiologia i medici in servizio la mettevano "in sicurezza" somministrandole una fiala per via sottocutanea di Claxane (non so se ricordo bene il nome del farmaco ma dovrebbe essere tale!) ed invitandola a prendere la mattina seguente al risveglio una compressa di Rytmonorm 300 e nella tarda mattinata a recarsi nuovamente in ospedale per un controllo e, se del caso e se si fosse liberato un posto letto in cardiologia, per il ricovero. Alle 00,30 lasciavamo il P.S. per far ritorno a casa.
Il mattino seguente, preso atto del fatto che la FA era ancora in atto, mia madre prendeva, come consigliato la compressa di Rytmonorm e daccordo con mia sorella decidevamo di portare mia madre in una clinica locale dove, pur non disponendo di uno specifico reparto di cardiologia, hanno dei laboratori cardiologici e ... posti letto disponibili. Ad oggi, tuttavia, la situazione non è ancora risolta: il cardiologo mi dice che la FA, nonstante la terapia, si è stabilizzata ma non ancora rientrata; questa volta il trattamento a base di propafenone non ha avuto il risultato sperato.
Il cardiologo, inoltre, mi dice che per decidere cosa fare vuole attendere i risultati dell'ecocardiogramma in programma nel pomeriggio di oggi.
Preciso che mia madre, ad inizi di febbraio, è stata ricoverata in ospedale presso l'UTIC dove gli è stata diagnosticata un Flutter Atriale (ops! E' la stessa cosa?!) risolto con rytmonorm dopo alcune ore di terapia.
Dal cartellino di dimissioni risulta quanto segue:
DIAGNOSI: Flutter atriale persistente risolto con propafenone. Stenoinsufficienza mitralica ed aortica (segue una parola indecifrabile!!!)
TERAPIA: Triatec 10 – 1 cps al mattino; Cardioaspirina – 1 cps a pranzo; Cardura 2mg – 1 cps alle ore 15; Norvasc 5 – 1 cps la sera ore 21.
Questa terapia è stata seguita da mia madre in modo scrupoloso fin dal momento della sua dimissione con l'aggiunta di un cerotto di nitroderm (che già utilizzava nella terapia che seguiva nel periodo precedente al ricovero).
Mia madre, inoltre, soffre da anni di ipertensione ed accusa occasionalmente (anche se nell'ultimo periodo ha riferito con maggior frequenza tale problema) attacchi di angina per i quali ha sempre con se pasticche sublinguali di Carvasin.
Inoltre, da un referto di ecocardiogramma (di circa un anno fa) si rileva quanto segue: Ipetrofia concentrica del ventricolo sx. Valvola aortica fibrotica. Valvola mitralica con calcificazione emianulus posteriore. Conservata contrattilità globale e segmentaria dei ventricoli. Normali sez. Dx. Pericardio indenne. Alla flussimetria doppler lieve insufficienza mitrale aortica e "transepidelica"???. (non so se è il termine esatto!!). Pattern trans-mitralico pseudo normalizzato.
Non sò cosa fare!
E' il caso di trasferire mia madre presso un reparto di cardilogia specialistico stante la mancanza di risultati a distanza di sei giorni dall'inizio della terapia??!
Grazie!

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[#1] dopo  
Dr. Bruno Dell'Aquila
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Il gold standard per il ripristino del ritmo sinusale (quello normale) è la cardioversione elettrica, essendo passata oltre una settimana dall'inizio della fibrillazione atriale c'è da valutarne i pro e i contro,e pertanto occorrerebbe approfondire il quadro clinico.
In alternativa, data l'età della paziente, è possibile scegliere di tollerare la fibrillazione atriale e controllare la frequenza cardiaca e prevenire le complicanze tromboemboliche con un trattamento anticoagulante orale. In termini di prognosi a lungo termine i due trattamenti hanno efficacia sovrapponibile.
Queste decisioni possono essere prese solo conoscendo il paziente, pertanto non posso dirle di più.
Auguri.
[#2] dopo  
Utente 410XXX

Iscritto dal 2007
Preg.mo Dr. Dell'Aquila,
desideravo ringraziarLa per la sua risposta al mio quesito. In effetti quanto da Lei proposto (tolleranza della fibrillazione e prevenzione delle complicanze tromboemboliche) è quanto credo che stiano facendo nel centro in cui mia madre è ricoverata. Da un ecocardiogramma eseguito nei giorni scorsi è stato riscontrato un ingrossamento dell'atrio dx (dovuto ai problemi circolatori e di ipertensione di cui soffre mia madre??!!) e che a detta del medico (se ho ben capito) potrebbe essere causa di nuova fibrillazione in futuro. Il cardiologo che segue mia madre ha, quindi, deciso di tollerare la fibrillazione sui livelli di 80 bpm e associare una terapia anticoagulante. Lunedì verrà effettuato un esame di controllo per la verifica del "dosaggio" dei farmaci anticoagulanti e, probabilmente, verrà dimessa con l'avvertenza di sottoporsi a controlli mensili per la verifica della validità della terapia per la prevenzione di complicanze tromboemboliche.
La ringrazio nuovamente per il cortese riscontro e la saluto cordialmente.
[#3] dopo  
Dr. Bruno Dell'Aquila
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Le verra sicuramente spiegato ma penso che sia utile anticiparglielo. Il trattamento anticoagulante orale (TAO) necessita di un attento e puntuale monitoraggio e aggiustamento continuo del dosaggio del farmaco, al fine di mantenere il parametro di riferimento detto INR con un valore compreso fra 2 e 3 (senza trattamento è 1) se il valore è inferiore a 2 la profilassi rischia di essere inefficace, se superiore a 3 il rischio di sanguinamenti aumenta.
Pertanto i controlli non dovrebbero essere mensili, soprattutto all'inizio del trattamento, ma ravvicinati a secondo della risposta di laboratorio, e gli intervalli dovrebbero essere personalizzati sul paziente. Abitualmente questo trattamento è frequentemente delegato a centri specialistici, ma molti medici di medicina generale si assumono questo compito con attenzione e competenza permettendo un monitoraggio più puntuale e assiduo e meno scomodo per il paziente.
Le spiegheranno anche alcune regole alimentari che quì non c'è tempo di specificare. Se cerca in rete comunque troverà tanto di quel materiale da non avere il tempo di leggerlo.
Cordiali saluti e auguri