Utente 235XXX
Salve a tutti,scrivo per avere un ulteriore consulto.
A maggio 2011 mi è stata diagnosticata una cisti sacrococcigea in piena ascessualizzazione,che è stato necessario incidere due volte per tenerla aperta e favorire la fuoriuscita di liquidi vari. Ad agosto 2011 sono stata operata e il chirurgo ha optato per la chiusura con punti di sutura(14 punti per la precisione). Sono stata più di un mese a riposo per assicurarmi che cicatrizasse bene e così sembrava. Ad ottobre 2011 però è cominciato lo scollamento dei punti in particolare nella parte inferiore della cicatrice,quella più vicina allo sfintere anale. Si erano formati dei coaguli di sangue e è cominciata la trafila delle medicazioni ogni due giorni perchè la ferita invece di chiudersi non ha fatto altro che aprirsi di più, soprattutto a livello interno,sottocutaneo.La medicazione avveniva con zaffatura.Recentemente, verso Natale sembrava si stesse andando verso una guarigione perchè restava solo un piccolo foro che pian piano si richiudeva. Circa una settimana fa invece nella parte superiore della cicatrice (quella che sembrava la più sana esteriormente) si è creata prima una piccola tumefazione,che il giorno dopo si è aperta creando una fuoriuscita cospicua di sangue.Recatami al pronto soccorso, il chirurgo ha trovato in quella ferita altri coaguli (anche parecchio grandi) e li ha fatti venir fuori medicando a piatto nella parte superiore e con del ligasano nella parte inferiore. Continuando le medicazioni,sono emersi altri tre fori e si è scoperto che tutti questi fori sitauti lungo la ciccatrice e anche oltre sono comunicanti tra loro (se si inserisce del liquido con agocanula fuoriesce dagli altri fori).In totale ci sono 5 fori, di diversa entità e a diversi stadi ma tutti aperti. Un primo chirurgo mi ha consigliato di far stabilizzare la situazione e poi tra un paio di mesi riaprire chirurgicamente la cicatrice per poi lasciarla richiudere da sola, e nel frattempo continuare a medicare con zaffo nel foro inferiore e a piatto nella parte superiore e utilizzando acqua ossigenata e antibiotico.Un altro chirurgo che ho consultato ha espresso il medesimo parere in merito all'operazione ma ha suggerito di medicare semplicemente a piatto con del Betadine, ritenendo che forse gli altri fori si sono creati a causa della zaffatura stessa (i liquidi hanno cercato altre vie per venir fuori, in parole povere).
Quello che mi chiedo e vi chiedo è se siete d'accordo in merito ad una nuova operazione,se sì con quale metodologia ma soprattutto come procedere per le medicazioni, per evitare che in questo tempo la ferita mi dia problemi.
Aggiungo che fin'ora in questa fase mi ha dato pochi dolori, mai febbre e gli unici veri "fastidi" erano e sono legati alla necessità di medicare spesso.E aggiungo anche che non mi sono recata dallo stesso chirurgo che mi ha operata perchè è stato difficile rintracciarlo e non è sembrato molto disponibile e oltretutto sono io a non fidarmi molto.
Vi ringrazio molto!

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Dr. Lucio Piscitelli
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L'evoluzione e la guarigione di una fistola sacrococcigea rappresenta quanto di più imprevedibile in Chirurgia anche in mani sicuramente affidabili, motivo per il quale non vi è motivo non riporre ulteriormente fiducia nel Chirurgo che l'ha operata.
E' ovviamente impossibile fornirLe a distanza pareri e valutazioni che risultino più attendibili di chi ha avuto modo di osservarLa dal vivo, ma ritengo che al momento una tattica di attesa di una accettabile stabilizzazione del focolaio (mediante progressiva riduzione dello zaffo) sia la scelta più razionale, salvo riformulare in seguito e se necessario un piano terapeutico maggiormente motivato.