Utente 691XXX
Buongiorno,
un mio carissimo collega di lavoro (45 anni, sovrappeso e non fumatore) qualche mese fa ha iniziato ad accusare, dopo una banale mallattia da raffreddamento, dolori al petto, febbre persistente (37°- 38,5°) ed il medico curante all'auscultazione ha diagnosticato un principio di polmonite. Curato con un ciclo di antibiotici, pareva essersi rimesso ma quasi senza soluzione di continuità è ricominciata la febbre, i dolori lancinanti al petto, "sudarelle" fredde ed un gande senso di spossatezza per qualunque attività fisica. Ricoverato in ospedale e fatte tutte le indagini ne è uscito con la diagnosi di Pericardite curata esclusivamente con cardioapirin 3 volte al giorno e riposo. Anche questa volta sembrava che tutto andasse per il meglio, ma a distanza di 15 giorni dalle dimissioni dall'ospedale è ricomparsa febbre sebbene non superire ai 37,5°, il solito dolore al petto, e la grande stanchezza accompagnata da abbondante sudore, anche solo per una passeggiata di poche centinaia di metri. Volevo chiedere se è normale che una pericardite abbia un decorso di guarigione così lento quasi a far pensare a delle recidive; se il riposo debba essere assoluto escludendo non soltanto qualsivoglia attività lavorativa, ma persino una passeggiata e se questa pericardite possa esere curata in maniera più incisiva oltre alla classica aspirina. Grazie e chiedo scusa se non sono il diretto interessato, ma sono molto preoccupato per il collega.
SM

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Dr. Ugo Miraglia
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Le pericarditi vanno monitorate nel tempo in quanto hanno la cattiva abitudine di recidivare. E bene che il suo amico segua i protocolli dell'ospedale da cui e' seguito