Utente 268XXX
Buongiorno, mia madre è deceduta nel 2010 durante un ricovero dove è stata sottoposta ad ultrafiltrazione (tra l'altro andata molto bene) per insufficienza renale e cure per scompenso cardiaco. Ho richiesto la cartella clinica dove ci sono correzioni su aumento di farmaci proprio l'ultimo giorno, che ritengo abbiano causato paralisi, anuria e arresto cardiaco durante la sua ultima notte di vita, da 1200 mg al dì, sono passati a 3600 mg al dì di KCL retard. Mia madre aveva insufficienza renale e problemi cardiaci. Dopo l'ultima assunzione giornaliera di questi farmaci non ha più urinato, una gamba le si è paralizzata e le hanno dato della morfina per i forti dolori che accusava. Alle 6 e 30 del mattino successivo mi è stato chiesto se portarla in rianimazione per aiutarla a respirare, ma che sarebbe vissuta ancora poche ore ed io ho rifiutato. Però dopo aver richiesto la cartella clinica e vista la correzione e ricordandomi inoltre di aver notato che quel giorno i farmaci erano più del solito ora mi chiedo, Dottore come posso accertare che quell'errore sia stato fatale e soprattutto come posso sapere se sottoponendola ad un'altra emofiltrazione, avrebbero potuto salvarla? Io non so entro quanto si debba intervenire in casi di iperkaliemia perchè il danno non diventi irreversibile. La prego, ho visto che siete medici con grande sensibilità, come devo muovermi? Grazie Dottore.
[#1] dopo  
Dr. Remo Luciani
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Egregio Utente,
quanto riferito non è abbastanza esaustivo per poter dare un giudizio preciso.Nello specifico il dosaggio di potassio per os non era "trascendentale" ed inoltre la quantità di potassio che si assorbe per os è limitata.Vostra madre probabilemnte è deceduta per un quadro di scompenso cardaico aggravato da insuffcienza renale.Escludo una componenete iatrogena nella genesi del decesso.
Cordiali saluti