Utente 217XXX
Salve,
premetto di avere eseguito 3 anni una visita sportiva con test da sforzo al cicloergometro alla quale è risultato tutto ok.

Volevo chiedervi se il mio allenamento tipo in mountain bike risulta essere corretto e se le frequenze in gioco possono in qualche modo danneggiare il cuore, essendo questo uno sport che richiede anche se per brevi tratti uno sforzo notevole.

Ecco i dati di un allenamento tipo, ripetuto 3 volte a settimana :

ETA' 37
DURATA : 1H 40 MIN
FREQUENZA MEDIA : 137 BPM
FREQUENZA MASSIMA : 167 BPM
PERMANENZA TRA 60% E 70% FCMAZ : 20%
PERMANENZA TRA 70% E 80% FCMAX : 40%
PERMANENZA TRA 80% E 90% FCMAX : 36%

Volevo chiedervi inoltre se, per sicurezza, sarebbe meglio non superare una certa frequenza ed in questo caso quale.

Grazie !



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[#1] dopo  
Dr. Chiara Lestuzzi
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In linea di massima mi pare che vada bene, visto che passa il 60% del tempo entro l' 80% della FC massima.
I periodi >80% sono accettabili se sono non troppo lunghi e alternati a periodi in cui la frequenza scende e l' organismo può recuperare.

Però, visto l' impegno con cui pratica questo sport (non una gitarella ogni tanto ma diverse ore alla settimana) forse le converrebbe cercare un medico sportivo che le faccia un piano di allenamento personalizzato a cui attenersi. Magari se ne cerchi qualcuno con la sua stessa passione!

E comunque complimenti per la costanza!
[#2] dopo  
Utente 217XXX

Iscritto dal 2011
La ringrazio per la risposta e per i complimenti anche se devo ammettere che in realtà per me le uscite in bici nonostante la fatica sono un piacere : ognuna di esse mi regala circa 30 km di bosco, sentieri, animali selvatici, tramonti......vita.


Ne profitto per chiederLe anche questo : prima degli allenamenti ho l'abitudine di bermi una tazzina di caffè (mi fa sentire piu' attento e reattivo e mi da l'impressione di sentire meno la fatica), questa abitudine non puo' in alcun modo danneggiare il cuore, giusto ?


Cordiali saluti

[#3] dopo  
Dr. Chiara Lestuzzi
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Certo che può bersi un caffè!
Detto da una "caffeinomane"! ;-)
[#4] dopo  
Utente 217XXX

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Gentile Dottoressa,
colgo l'occasione per chiederLe ancora un parere. Leggo spesso questa sezione e non posso fare a meno di notare che un Suo collega Medico, molto attivo e assiduo su questo sito, non perde occasione per ribadire quanto lo sport si dannoso per il cuore, quanto sia innaturale l'innalzamento della frequenza cardiaca ripetendo che "un motore che gira al massimo di giri si guasta prima" e ricordando a ciascun utente che chi pratica sport di resistenza sarebbe anche meno longevo.
L'unica attività che consiglia il Suo collega è una passeggiata, per il resto il messaggio che lascia passare è " fallo se vuoi, ma a tuo rischio e pericolo".
Ora a me risultava che facendo sport di resistenza (corsa, bici ecc ecc) si perde peso e si diventa piu' snelli, la pressione si abbassa ed i battiti a riposo pure, si prevengono infarti e ictus, le analisi del sangue migliorano sotto ogni aspetto e si ottiene un aspetto piu' giovanile ed anche la psiche ne giova parecchio.
E mi risulta altresì che ad esser poco longevi siano i sedentari, gli obesi ed i fumatori...
Inoltre se è vero che lo sport innalza la frequenza durante l'attività è anche vero che si pratica sport solitamente per 5 (6,7,8 ?) ore settimanali e che per il resto del tempo si avrà grazie all'allenamento una frequenza anche di 10/20 bpm inferiore quindi sul lungo periodo i battiti totali saranno di meno...(e quindi il paragone del motore al massimo dei giri mi sembra poco calzante).
Mi scusi se mi sono dilungato ma mi piacerebbe davvero sentire un Suo parere in merito dato che sono certo avrà avuto modo di leggere gli interventi di cui parlo.
Aggiungo inoltre che il messaggio non ha alcun intento polemico, ma c'e' solo la voglia di capire perchè un Cardiologo arrivi quasi a dissuadere chi ha un cuore sano dal praticare attività sportiva...

Grazie
[#5] dopo  
Dr. Chiara Lestuzzi
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Io concordo con lei: l' allenamento fisico aumenta la frequenza cardiaca e la pressione per un periodo limitato di tempo, e le stabilizza a valori più bassi rispetto a un sedentario) per le restanti ore della giornata, che sono molte di più.
E' consigliato da tutte le linee-guida (non solo cardiologiche, am anche dei diabetologi e degli oncologi) il fare almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica (camminata a passo veloce), ma un' ora al giorno sarebbe meglio.

Certo mettersi a correre per 2-3 ore al giorno potrebbe creare dei problemi, ma soprattutto alle articolazioni!
Quello che non piace a noi cardiologi è il sollevamento pesi.

Sul perché il mio collega abbia un atteggiamento diverso non ho alcuna ipotesi, tranne forse che -essendo poco sportivo- non ha questa sensibilità.
[#6] dopo  
Utente 217XXX

Iscritto dal 2011
Grazie per la Sua risposta ! :-)
[#7] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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Gentile utente.
Risopondo anche io perche' tirato in ballo dal suo post.
i miei consigli di evitare gli sport di resistenza non derviano dal fatto che (solo attualmente ) non sono uno sportivo e non banalmente come di ce lei "un motore che fa troppi giri dura meno...".
Gli sport di resistenza inducono ipertrofia ventricolare sinistra (aumento dello spessore parietale del ventricolo) e spesso anche il volume telediastolico del ventricolo stesso
Il che, come ogni cardiologo sa, aumenta la pressione telediastolica e cioe' la pressione che vige all'interno del ventricolo in fase di riempimento.
Dal momento che la perfusione coronarica deriva dalla differenza di pressione in diastole tra le coronarie e la pressione endoventricolare ne risulta che la perfusione coronarica si riduce man mano che l'ipertrofia aumenta, causando ischemia subendocardica (gli strati piu' interni della parete ventricolare ricevono meno sangue).
E' un meccanismo notissimo e che si verifica anche negli ipertesi.
Ed e' talmente vero che negli USA ad esempio al di sopra degli 11 mm di spessore ventricolare telediastolico, il remio di assicurazione sulla vita aumenta progressivamente, fino a raddoppiare.

E' vero che lo sportivo riduce per altri motivi una quota di rischio (e' difficiele che uno sportivo sia obeso...che abbia il colesterolo alto - non sempre pero' questo e' vero - o che fumi 40 sigarette al di...) ma di fatto l'ipertrofia ventricolare sinistra aumenta il rischio di morte cardiaca.

Non ha inoltre senso confrontare l'aspettativa di vita dello sportivo con l'obeso sedentario, mangiatore e fumatore..... moltissime persone NON spoprtive non sono ne' grasse, ne fumatrici... questo e' invece un paragone che avrebbe senso fare.

Detto questro ho sempre sostenuto che l'attivita' fisica faccia bene, ed in particolare camminare a passo svelto per un'ora al giorno e' scritto su tutti i libri di cardiologia ed e' questo che consiglio sempre, sia a chi e' ancora sano sia a chi ha il cuore malato.

Campano di piu' i contadini che gli sportivi, eppure "la terra e' bassa" e faticosa da coltivare: ma i contadini (quelli veri) sono perennemente in mvimento e non ossessionati dai traguardi sportivi.
Se poi si vuole sostenere che tenere una frequenza media di 160 bpm per un'ora e piu' faccia bene...beh e' opportuno che qualcuno riporti qualche voce bibliografica.
Tutti gli animali che hanno frequenze cardiache basse campano di piu' degli animali che hanno frequenze cardiache alte.
L'attivita' fisica (non sportiva...) costante guarda caso, provoca proprio una rallentamento della frequenza cardiaca media, ed e' anche per questo fa bene ed e' per questo che va consigliata.

La saluto

cecchini
[#8] dopo  
Utente 217XXX

Iscritto dal 2011
Grazie anche a Lei, dottor Cecchini, per essere intervenuto e per la risposta esaustiva.
[#9] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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d altra parte non si comprenderebbe perché a chi fa sport venga richiesto ogni anno una valutazione cardiologica completa di prova da sforzo
se facesse bene non la chiederebbero più dopo la prima valutazione, no?
cordialità
[#10] dopo  
Utente 217XXX

Iscritto dal 2011
Giusta osservazione Dottore, ma è anche vero che un conto è l'agonismo dove il fisico viene spremuto al massimo e spesso si abbonda di sostanze dopanti (visti gli interessi economici sottostanti) ed un conto è una corsetta nel bosco o un giro in bici da semplici appassionati...
Se mi permette una battuta, non mi risulta che sinora qualcuno si sia mai suicidato correndo :-)

Cordialità
[#11] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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Per quello neppure stando,seduto uno si suicida, e,suda molto meno.....
Se,lei,pensa che lo sport agonistico faccia male,solo per le sostanze dopanti si sbaglia di grosso,e,significa che non ha letto cosa le ho scritto,o che non sono stato chiaro.
Il cuore d atleta non è un cuore sano.
Faccia come crede, che vuole che le dica.
Arrivederci
[#12] dopo  
Utente 217XXX

Iscritto dal 2011
Non pensavo solo alle sostanze dopanti ma anche all'intensità dello sforzo... per un agonista puo' essere consuetudine mantenere una frequenza media di 170/180 bpm mentre chi corre per passione e per rilassarsi nel bosco non penso raggiunga queste medie...
Per quanto mi riguarda durante le uscite in bicicletta cerco di non superare i 150 bpm se non per pochi secondi (80% della fc max) e solitamente ho una media che si attesta sui 130 bpm per 2 ore di percorso. Penso che questi dati siano molto lontani da quelli di un ciclista professionista, concorda ?...
Non si puo' fare una distinzione tra l'agonista e lo sportivo appassionato ?
[#13] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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Vede, se lei raddoppia la,frequenza per dire da 70 a 140 bpm si riduce il tempo,di riempimento diastolico,ed il tempo di perfusione coronarico, ma nel contempo pretende che le sue coronarie forniscano il doppio di carburante al muscolo cardiaco .....
Se lei mantiene 140 bpm per diverso tempo,e lo fa frequentemente mediante sforzo questo induce ipertrofia.
Un cuore allenato non è sinonimo di cuore sano, anzi.
Detto questo la saluto, perché vede è difficile spiegare concetti di fisiopatologia cardiaca anche a colleghi, figuriamoci a persone che non hanno studiato fisiologia umana
[#14] dopo  
Dr. Chiara Lestuzzi
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Piccola precisazione fisiologica: durante l'attività fisica il flusso coronarico aumenta, per effetto della vasodilatazione che provoca una diminuzione della resistenze (questo nei soggetti non coronaropatici). Quindi non è proprio vero che contemporaneamente si riduce il flusso coronarico. Se lei -a 37 anni- si mantiene a una frequenza di 130-140 sta intorno al 75% della sua frequenza cardiaca massima e quindi fa uno sforzo aerobico.

Quanto al cuore d'atleta, io nella mia ultratrentennale carriera di ecocardiografista ne ho visti abbastanza pochi, e tutti in atleti professionisti o semiprofessionisti.

Poiché però non voglio essere autoreferenziale, le allego il link aun recentissima review in cui appunto si valutano gli aspetti ecocardiografici degli sportivi e si riporta che <2% di atleti di alto livello in sport di ultra-resistenza ha un' ipertrofia ventricolare.

http://f1000research.com/articles/10.12688/f1000research.6595.1/doi


(Grazioli G, Sanz M, Montserrat S, Vidal B, Sitges M. Echocardiography in the
evaluation of athletes. F1000Res. 2015 Jun 15;4:151.)

E' ben vero che il problema degli agonisti non è solo quello del doping, come giustamente dice il dott. Cecchini. Il problema degli agonisti è anche che fanno allenamenti spesso prolungati e pesanti e -soprattutto-. che in competizione ignorano i segnali negativi del loro corpo e chiedono magari troppo. Se lei fa attività amatoriale, correndo 3-4 ore alla settimana mantenendosi per la maggior parte del tempo entro la soglia aerobica e rallentando quando sente che la fatica è eccessiva otterrà solo degli effetti benefici. Il suo cuore si assesterà a una frequenza cardiaca basale più bassa, sotto sforzo la frequenza cardiaca salirà meno che in un soggetto non allenato e metterà in moto una serie di meccanismi adattori anche a livello periferico per cui anche gli altri muscoli (oltre al cuore) sfrutteranno meglio il sangue che arriva loro (aumenterà la capacità di estrarre ossigeno dal sangue).
[#15] dopo  
Utente 217XXX

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La ringrazio ancora per la Sua risposta molto interessante.

E mi permetto, da semplice appassionato di questo sport, di citare uno studio pubblicato su International Journal of sport medicine, secondo il quale i ciclisti del Tour de France vivono, in media, circa 8 anni in più rispetto ad altri sportivi.

Sembrerebbe dunque che non solo gli appassionati, notoriamente piu' moderati, ma addirittura gli agonisti riescano a trarre qualche beneficio da questo meraviglioso sport :

Increased average longevity among the "Tour de France" cyclists.
Sanchis-Gomar F1, Olaso-Gonzalez G, Corella D, Gomez-Cabrera MC, Vina J.

LINK : http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21618162

Saluti