Utente 473XXX
Buongiorno,
Due mesi fa ho riscontrato un nodulo tiroideo palpandomi il collo (premetto di essere affetta da tiroidite cronica dall'età di 15 anni ed aver fatto controlli annuali dei valori di tsh nei 13 anni intercorsi come consigliato dallo specialista poiché all'epoca non presentavo noduli e sono sempre stata eutiroidea) che all'ecografia è risultato essere ovalare di 2cm ipoecogeno e riccamente vascolarizzato (sia perifericamente che internamente). Successivamente ho effettuato un agoaspirato che ha dato come esito proliferazione follicolare indeterminata tir3 a e come da recenti linee guida dovrei sottopormi ad un controllo ecografico tra 6 mesi. Ora, il mio dubbio è: so che il rischio di carcinoma legato ad un tir3a è inferiore al 20% pertanto si è scelto di non intervenire subito chirurgicamente, tuttavia nel malaugurato caso di rientri in tale casistica non si potrebbe rischiare un peggioramento della prognosi dovuto al ritardo terapeutico? Inoltre se non c'è modo di distinguere carcinoma follicolare da adenoma alla citologia come potrà un follow up ripetuto dimostrarsi dirimente in futuro? Vorrei un parere e chiarimenti a tal riguardo poiché sono molto giovane è spaventata dalla possibilità di un carcinoma soprattutto follicolare (che può diffondersi con maggior facilità anche a distanza).
Grazie
[#1] dopo  
Dr. Sergio Di Martino
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Gentile utente, le linee guida scientifiche, suggeriscono in casi simili il periodico controllo, che si basa soprattutto sul quadro ecografico e sulla ripetizione di un esame citologico.
Il rischio di malignità in un citologico TIR 3 A è tra il 5 e il 10 per cento.
Sostanzialmente un rischio basso anche se non assente.
Questo orientamento è stato dettato proprio dal fatto che l'approccio chirurgico si è dimostrato, nel passato, spesso eccessivo e non scevro da effetti secondari.
Nella mia esperienza, mi baso molto sul quadro ecografico e se un nodulo non mi convince ripeto anche nel breve l'esame citologico.
Volendo affinare ulteriormente la diagnostica,
sarebbe anche possibile, per i noduli citologicamente indeterminati, associare la citogenetica cosi come potrebbe essere utile un esame elastosonografico.
Il primo esame potrebbe evidenziare o escludere la presenza di mutazioni genetiche proprie del carcinoma, il secondo valutare una maggiore o minore elasticità, del nodulo, sapendo che nel primo caso è più probabile che il nodulo sia benigno e viceversa nella seconda eventualità.