Si dice che le varici siano lo scotto pagato dalla razza umana per l’assunzione della stazione eretta (fig.1).

 varici e stazione eretta
fig. 1

In tale posizione il peso della colonna di sangue contenuto nelle vene che dai piedi convergono al cuore fa sentire il proprio effetto sulle deboli pareti delle vene e sulle valvole, non particolarmente resistenti, in esse contenute.

Normalmente la circolazione di ritorno che si compie dalla periferia al cuore, soprattutto per quanto riguarda la metà inferiore del corpo, è favorita da diversi fattori concorrenti:

VIS A TERGO: spinta residua che il sangue dopo aver fatto tutto il proprio tragitto attraverso organi e tessuti riceve dalla pompa cardiaca

VIS A FRONTE: aspirazione toracica che avviene in virtù delle variazioni della pressione fra torace e addome durante le fasi respiratorie

POMPA MUSCOLARE esercitata sulle vene profonde da parte delle masse muscolari in cui esse decorrono

TONO ED ELASTICITA’ DELLE PARETI VENOSE che contribuiscono allo scorrimento del sangue al loro interno

SISTEMA VALVOLARE DELLE VENE che, frazionando a più livelli il sangue contenuto nei collettori venosi, ne impedisce il reflusso in senso retrogrado (Fig. 2).

SPREMITURA DELLA “SPUGNA PLANTARE” che esercita la propria funzione durante la deambulazione (Fig. 3).

Sistema valvolare delle vene
Fig. 2 (da Testut - Anatomia Umana)
 Spugna plantare
Fig. 3

Si tratta di un delicato sinergismo di funzioni che facilmente viene messo in crisi dal cedimento di una o più di esse:

  • malattie del cuore o della respirazione
  • mancata o scorretta attività dei muscoli (riduzione esercizio fisico, difetti di postura)
  • anomalie della pianta dei piedi (piedi piatti, calzature inadeguate)
  • perdita del tono delle pareti vascolari e incompetenza delle valvole su base costituzionale (familiarità) o acquisita (terapie ormonali, obesità, ambienti surriscaldati, prolungata stazione eretta, traumi, flebiti)


Soprattutto nella donna alcune di queste funzioni sono fortemente influenzate da fattori ormonali e dalle gravidanze. Questo spiega il perché della più elevata incidenza di affezioni venose nel sesso femminile: si calcola che almeno la metà delle donne sia vittima di manifestazioni cliniche conseguenti all’insufficienza venosa.

Lo stato di gestazione in particolare comporta una varietà di cambiamenti che inevitabilmente sconvolgono la dinamica del ritorno venoso: accanto ai già citati fattori ormonali, la presenza dell’utero gravido determina una inevitabile compressione delle strutture venose addominali ostacolando il ritorno venoso degli arti inferiori.

Il sangue refluo dall’utero in maggiore quantità tende a sovraccaricare le stesse “vie” normalmente percorse da quello proveniente dagli arti inferiori; il sollevamento del diaframma riduce le escursioni respiratorie e la “vis a fronte”; il parto stesso rappresenta un importante stress per il forte aumento della pressione intraaddominale.

Altre condizioni possono ulteriormente contribuire aumentando la pressione nel sistema venoso:

  • stipsi (aumento della pressione addominale nelle manovre di ponzamento)
  • tosse cronica (aumento brusco della pressione nel sistema venoso)
  • particolari attività lavorative (prolungata stazione eretta, ambienti surriscaldati) o sportive (es. sollevamento pesi, ciclismo, alcuni esercizi praticati in palestra)
  • ostruzione di tratti di vene, come accade nelle flebiti o nelle trombosi venose.

E’ del tutto evidente come, sulla base di queste considerazioni, nell’ambito della patologia venosa vi sia ampio spazio per una adeguata prevenzione e per il contenimento delle manifestazioni cliniche, purché sintomi iniziali e la presenza di fattori di rischio vengano precocemente individuati.