Molto spesso ci si chiede in quali particolari stati clinici il viaggio in aereo sia controindicato. Ecco un utile riassunto delle principali affezioni che sconsigliano il volo

Molto spesso alcuni pazienti affetti da pregresse patologie croniche ed acute sono in dubbio se affrontare per necessità un viaggio in aereo, nonostante la loro speciale condizione clinica.

Normalmente le compagnie aeree offrono sui propri siti commerciali un servizio di consulenza sui criteri di accettazione dei passeggeri con limitazione fisiche o malattie in atto ma non sempre questo è possibile, specialmente per i piccoli vettori che non hanno al proprio interno un servizio di medicina aeronautica e ci si affida allora alla consulenza del proprio medico di famiglia o dello specialista, che devono firmare l’apposita modulistica d’idoneità al viaggio richiesta, contestualmente allo scarico di responsabilità legale firmata dal passeggero riguardo agli eventuali peggioramenti o danni biologici per la propria salute collegati al trasporto in aereo.

Ma quali sono i fattori che condizionano la nostra fisiopatologia quando siamo in volo su aerei di linea e quali sono le condizioni cliniche che dovrebbero consigliarci di posticipare o addirittura di evitare tale viaggio?

Un aereo di linea vola ad una quota ove esiste un ambiente fisico incompatibile con la sopravvivenza dell’organismo, dove troviamo una bassissima pressione parziale di ossigeno (pO2), temperature estreme (circa -57°c) e la presenza di radiazioni ionizzanti di provenienza solare e spaziale (raggi UV, raggi X, γe particelle α e β).

Per permettere la nostra sopravvivenza la cabina di un aereo di linea viene riscaldata e pressurizzata con aria prelevata dai compressori dei motori a turbina, dopo essere stata adeguatamente raffreddata e filtrata dai residui di oli e di combustibile, diventando così un ambiente abbastanza sicuro e confortevole.

Ne risulta un ambiente relativamente ipobarico con una pressione parziale di ossigeno (pO2), corrispondente alla quota di circa 2000-2500 metri sul livello del mare (più il viaggio è lungo, più l’aereo sale contestualmente alla quota della cabina) e con una bassissima umidità relativa (in genere sui 10-12%) che favoriscono la disidratazione dei tessuti dovuta alla perdita di fluidi per aumento dell’evaporazione di acqua da epidermide e mucose dell’apparato respiratorio (“perspiratio insensibilis”).

A tale quota la pressione arteriosa di ossigeno (PaO2) scende a 58 mm di mercurio e la saturazione si attesta sul 90% complicando le condizioni cliniche di passeggeri affetti da disturbi cardiologici, polmonari od ematologici.

Inoltre la mobilità della persona risulta ridotta essendo costretti a rimanere seduti per ore, soprattutto se si viaggia in “economy class”, con la compressione prolungata di vasi venosi ed arterie che possono generare fenomeni ischemici (parestesie), stasi venosa e formazione di edemi alle parti più declivi del corpo (caviglie e piedi gonfi).

Questo può portare alla genesi di eventi tromboembolici gravi o micro embolia polmonare in soggetti predisposti alla trombosi venosa profonda (DVT), quando il volo duri più di qualche ora.

Tale evenienza è conosciuta come: “Sindrome della classe turistica”.

Inoltre per la legge di Boyle i gas contenuti nelle cavità corporee (visceri, seni paranasali, denti, tube uditive e cassa timpanica) si espandono per la diminuita contropressione dell’aria e possono generare forti dolori ed emorragie (barosinusiti, barotiti traumatiche, rotture di visceri, odontalgia).

Dovrebbero quindi prestare particolare cautela i passeggeri affetti dalle seguenti patologie e sottoporsi ad una scrupolosa visita specialistica prima di intraprendere un viaggio aereo:

Malattie dell’apparato cardiovascolare:

  1. Cardiopatia ischemica con attacchi anginosi recenti, di nuova insorgenza o angina instabile.

  2. Infarto del miocardio non complicato recente da meno di 7 giorni.

  3. Infarto del miocardio complicato nelle ultime 4-6 settimane e che non abbiano effettuato dopo la risoluzione ed il trattamento un test clinico valutativo da sforzo o coronarografia per stabilire il livello di compromissione residua del circolo coronarico (non richiesto legalmente per il viaggio dalle compagnie aeree).

  4. Angioplastica percutanea od inserimento di stent recenti da meno di 5 giorni, senza valutazione clinica preventiva cardiologica.

  5. By pass coronarico da meno di 10 giorni senza valutazione preventiva cardiologica

  6. Scompenso cardiaco sinistro e destro con astenia, edemi e dispnea o scompenso globale di cuore (classi III-IV NYHA).

  7. Ipertensione non controllata.

  8. Aritmia non controllata (TPSV, FA, Flutter).

  9. Valvulopatia severa e sintomatica.

  10. Incidente cerebrovascolare da meno di 10 giorni.

  11. Ipertensione polmonare primitiva.

  12. Cardiopatia congenita cianogena.

  13. Pazienti portatori di pacemaker (ICD) non stabilizzati.

  14. Pazienti anziani obesi o con alto BMI con disordini della coagulazione, policitemia, stati trombofilici, terapia ormonale (estrogeni o contraccettivi orali) in atto, in gravidanza o puerperio o provenienti da interventi chirurgici e lunghi allettamenti.

Malattie dell’apparato respiratorio:

  1. Insufficienza respiratoria di grado moderato o grave (discriminante il “test del cammino” senza dispnea ed avere una buona saturazione di almeno 95% a livello del mare.

  2. Pazienti affetti da polmoniti, broncopolmoniti, alveoliti, tracheiti, bronchiti acute infettive o TBC in atto (controindicazione assoluta).

  3. Pneumotorace recente da meno di 2 settimane a meno che il polmone sia completamente espanso e funzionante.

  4. Pazienti asmatici senza broncodilatatori a portata di mano.

  5. Capacità polmonare inferiore al 50% o PaO2 inferiore a 70 mmHg a riposo

Malattie ematologiche:

  1. Stati anemici con Hb ≤ 8 g/dl

  2. Emorragie recenti.

  3. Emoglobinopatie gravi, talassemie gravi ed anemia a cellule falciformi.

Malattie psichiatriche e neurologiche:

  1. Epilessia o stati epilettici non controllati farmacologicamente.

  2. Pazienti psicotici o agitati.

  3. Demenze, Parkinson o stati confusionali se non adeguatamente accompagnati.

Malattie metaboliche:

  1. Diabete mellito insulino dipendente (tipo I) non controllato e senza terapia insulinica a portata di mano (richiede autorizzazione prima dell’imbarco e le siringhe d’insulina vanno affidate all’equipaggio per riporle al fresco nel galley di bordo), inoltre la somministrazione di unità d’insulina va calibrata a per gli effetti del jet lag, cambiando nei voli westbound ed eastbound

Interventi chirurgici:

  1. Non si deve volare fino a 10 giorni dopo un intervento di chirurgia addominale e fino a 24h dopo una colonscopia (per i gas insufflati nell’intestino) o una laparoscopia.

  2. Pazienti portatori di colostomia devono provvedere a dotarsi di un sacchetto di maggiori dimensioni per la distensione dei visceri.

  3. Non prima di 10 giorni dopo un intervento di neurochirurgia e 48h dopo la chirurgia ortopedica.

  4. Non prima di 2 settimane dopo un intervento chirurgico oftalmico per distacco di retina.

Malattie otorinolaringoiatriche:

  1. Infezioni dell’orecchio medio, otiti, chirurgia timpanica, sinusiti, riniti.

  2. Poliposi nasale e post intervento chirurgico recente del naso e della gola

 

Bisognerebbe inoltre evitare il viaggio con neonati prematuri fino a sei mesi dopo il parto e con neonati in buona salute non prima di una settimana.

Molte compagnie aeree proibiscono l’imbarco a donne gravide dopo le 36 settimane di gestazione, alcune vogliono un certificato di prevista data del parto dopo 28 settimane ed impediscono l’imbarco dopo la 32esima settimana nei casi accertati di parti prematuri pregressi.

Ricordiamo che il volo ad alta quota sottopone il feto ad un rischio stocastico di danno da radiazione ionizzante.

Come accorgimento generale va predisposta l’ossigenoterapia per tutti i malati cardiologici o con insufficienza respiratoria (enfisema, BPCO), affidandosi ai sistemi trasportabili individuali (bombole o strollers omologati FAA o EASA) oppure affidandosi ai sistemi già presenti a bordo dell’aeromobile che comunque richiedono l’autorizzazione da parte della compagnia aerea (sono proibiti i generatori di ossigeno liquido).

La valutazione dell’idoneità del paziente al volo va fatta dallo specialista dopo i test clinici, strumentali (RX, ECG, ecocardiografia, spirometria, saturimetria) ed analisi dell’emogasanalisi in condizioni normali.

Inoltre eticamente è sconsigliabile volare in un aereo di linea con qualsiasi condizione infettiva o parassitaria acuta in atto (raffreddore, influenza, gastroenteriti, diarrea, vomito, malattie della pelle, malattie tropicali, attacchi acuti di malaria, febbri emorragiche o di ignota natura), ricordando che il vettore aereo è causa fondamentale del diffondersi di rapide epidemie o pandemie globali.

Per prevenire la trombosi venosa profonda (DVT) è essenziale idratarsi, muoversi regolarmente alzandosi dalla poltrona durante il volo, indossare calze elastiche compressive ed assumere terapia antiaggregante (ASA, Cardioaspirina) o Eparina sottocute prima del volo.

In qualsiasi caso dubbio oltre al parere dello specialista è indicato il consulto di un medico esperto di Medicina Aeronautica.