Il genere e l'orientamento sessuale non sono stabilite dalla forma dei genitali, né dagli ormoni sessuali, né dagli psicologi. I soggetti che nascono con genitali ambigui non devono essere operati nel perinatale...

1. Introduzione 

Alla nascita non siamo tutti uguali, ma neanche tutti maschi e tutte femmine, ce lo insegna la genetica e perfino un versetto del Vangelo di San Matteo, le statue ritrovate a Pompei e tutti gli altri reperti, perfino paleolitici, in giro per il mondo.

Oggi ce lo insegna anche la legislazione moderna che dall’Australia alla Germania, attraversando l’India, comincia a riconoscere ufficialmente alla nascita il terzo sesso, il sesso inteso come caratteri genitali esterni alla nascita.

La società italiana non appare pronta a contenere emotivamente le problematiche degli adolescenti omosessuali o transessuali, ma neanche il diritto alla vita e all’emancipazione delle donne o dei sofferenti psichici, trovando mille ostacoli sociali e burocratici anche nel SSN, che a dispetto della deontologia professionale, tutelano anche involontariamente gli aggressori e non le vittime.

Questa modalità può essere chiamata “ansia maschilista”, per distinguerla tanto dall’omofobia, dalla trans fobia, dalla misoginia e dalla fobia o stigma della sofferenza psichica, quanto dalle loro forme culturali più strutturate come l’etero-sessismo, l’etero-patriarcato, la normatività illuminista razionale e perbenista.

I genitori vivono infatti un contesto molto più complesso e pieno di aspettative, soprattutto la madre, a sua volta vittima, abbiamo detto di etero.patriarcato o misoginia, che inducono nelle persone una condizione di Minority Stress molto potente ed una necessità di adeguarsi oltre le norme sociali stesse, con effetti evidenti nel comportamento della madre alla scoperta del genere del nascituro. La divisione di genere è arrivata a colpire gli embrioni stessi, riprodotti sempre come maschili in contrapposizione alla madre che ne richieda l’interruzione di gravidanza.

Questo fenomeno è noto anche come Gender Apartheid, ma si deve partire dalla condizione ansiosa dei genitori e dalle loro aspettative di adeguamento ad una società maschilista, “ansia maschilista”, per comprendere come i casi di ermafroditismo completo o incompleto detti oggi intersessualità e le sindromi legate al numero dei cromosomi sessuali, siano accolte con angoscia dalla coppia genitoriale impreparata.

 

2. Segni e sintomi

Leonard Sax definisce l’intersessualità presente “in quelle situazioni in cui il sesso cromosomico è in contraddizione con il sesso fenotipico o nelle quali il fenotipo sessuale non è classificabile come maschile o femminile”.

L’Intersessualità o ermafroditismo rappresenta una variazione della formazione dei genitali esterni dovuta a numerose cause, che produce in modo completo o incompleto la compresenza di pene e vulva, accompagnati o meno dai genitali interni, prostata, utero, vagina, ghiandole seminali, e quindi con la presenza di uno solo o di entrambi i tipi di ghiandole genitali, ovaie e testicoli, anch’essi completi o incompleti, ben funzionanti, mal funzionanti o inerti.

L’effetto della produzione ormonale cambia in presenza di ovaie, testicoli o entrambi, ma potrebbe anche essere assente del tutto. Sono possibili allora numerose predizioni di sviluppo di una parte o di entrambi i genitali compresenti alla nascita.

Sulla base di questo criterio, su quello filosofico noto dall’ottocento, che il genere e il sesso fossero determinati dalla cultura, e su quello d’epoca pre.nazista che il genere fosse determinato dal sesso e dai genitali esterni, che i ginecologi, i genitori ed i chirurghi pediatri hanno finora deciso di “scegliere” a loro arbitrio a quale sesso attribuire il/la neonat@, generalmente nella direzione del fenotipo femminile, che è quello apparentemente prevalente nella maggioranza dei casi.

In realtà il fallimento era noto fin dai primi esperimenti, terminati spesso da un suicidio, come nel caso realizzato da parte del medico John Money su Brenda o meglio David Reimer, che per un’operazione di circoncisione aveva subito un danno al pene che ne aveva obbligato l’eliminazione. Il medico suggerì ai genitori di eliminare anche i testicoli, sani, e di crescere il figlio come una bambina. Fin dall’infanzia l’autoconsapevolezza di genere emerse, con l’effetto di pretendere per sé l’operazione di transizione di genere, comunque insoddisfacente, date le circostanze.

L’attribuzione del genere a seconda della capacità ormonale, eliminate le ghiandole genitali opposte al fenotipo scelto, costringono spesso all’uso, vita natural durante, di ormoni sostitutivi, ma anche ad un clima familiare di ipocrisia e di falsità nel merito della propria condizione, anche a causa del vissuto profondo di vergogna, da parte soprattutto della madre, che emerge appunto dalla condizione di “ansia maschilista”.

Da adulti questi soggetti possono o meno avere dei problemi rispetto alla propria vita relazionale e sessuale a seconda dell’identità di genere che sviluppano e dell’orientamento sessuale. Tecnicamente non è neanche possibile definire omosessuale o eterosessuale di per sé un intersessuale, visto che entrambi i sessi erano presenti alla nascita e sono stati i genitori ed i medici ad eliminare una delle due possibilità, ma ci si riferisce al genere prescelto da loro arbitrariamente, per non creare ulteriore confusione.

Oggi è chiaro in generale che quando l’orientamento sessuale e l’identità di genere non corrispondono al fenotipo “scelto” alla nascita il soggetto va incontro a gravi problemi psicologici che vanno dalla disforia alla depressione e al suicidio. Anche i soggetti più fortunati hanno un elevato rischio suicidario e di disforia a causa, non dimentichiamolo, del clima generale vissuto in famiglia altamente condizionante.

 

3. Cause

Alcuni esperti stimano a circa 1% delle nascite il totale degli ermafroditismi completi o parziali. La causa più frequente (1/500 nati maschi) è la sindrome di Klinefelter, ma gli ermafroditismi o intersessualità, come preferiscono attualmente i soggetti medesimi riferire a sé stessi, hanno cause molto variegate, per cui le statistiche variano a seconda di cosa si include nel conto. In realtà solo i mammiferi (5mila specie su oltre 55mila esistenti sul pianeta) sono divisi in modo più rigido tra maschi e femmine, mentre sono di per sé ermafrodite tutte le altre specie o, quando sono sessuate, altre specie possono comunque cambiare il proprio genere dopo il concepimento, in genere nella fase embrionale, ma anche in età adulta, come i pesci e gli anfibi, sicuramente sulla base di stimoli ambientali, non potendo valutare noi la loro psicologia in alcun modo.

La causa invece della depressione e dell’aumentato rischio suicidario da adulti dipende invece dall’uso cronico di ormoni sessuali in modo assolutamente innaturale, fin da neonati, ma anche dalla differenza rispetto all’orientamento sessuale e all’identità di genere rispetto alle aspettative dei genitori imposte alla nascita arbitrariamente.

La problematica più frequente, essendo stati gli intersessuali generalmente castrati del genere maschile nel perinatale, è legata all’assenza del pene ed alla richiesta di una maggiore virilità tanto per avere relazioni con donne quanto con uomini. Questi soggetti soffrono di una profonda carenza psichica e fisica dovuta ad un’amputazione non richiesta, gravissima, se pensiamo alla natura profondamente essenziale nella nostra cultura della presenza del pene.

 

4. Fattori di rischio

L’età della madre e la presenza di fattori mutageni ambientali aumenta il rischio di sindrome di Klinefelter ma il basso numero degli altri casi di intersessualità ne rende difficile lo studio.

La castrazione o la chiusura della vulva alla nascita, paragonabile questa all’infibulazione, ma anche l’uso di ormoni sessuali fin dalla nascita, rappresentano invece il fattore di rischio della disforia, della depressione e del suicidio, agito tanto da adolescenti quanto da adulti soprattutto quando c’è contrasto tra l’orientamento sessuale ed il genere scelto arbitrariamente da genitori e medici, sulla base delle aspettative di sviluppo reale.

 

5. Il ruolo del medico alla nascita

Le indicazioni date dagli stessi intersessuali adulti nei Paesi occidentali dopo diversi casi di suicidio e di depressione reattiva è quella di non agire alcuna risistemazione chirurgica nel perinatale, ma di lasciare che il soggetto decida autonomamente da adolescente o da adulto se lasciare i propri genitali inalterati o modificarli verso uno dei due generi, seguendo le metodiche previste per le persone transessuali.

E' famoso il caso di Herculine Barbin risalente al 1800 esitato anch'esso in un suicidio e la cui biografia fu studiata e commentata da Foucault (omosessuale) per analizzare la formazione dell'identità di genere, purtroppo ignorato finora.

Attualmente invece, dal momento che i casi di ermafroditismo sono rari, gli studi sono meno imponenti scientificamente mentre è difficile nella nostra cultura resistere all'ansia maschilista. Non esistono d’altra parte studi neanche sulle persone transessuali ed omosessuali, molto più frequenti, al di fuori dello specifico cambiamento di genere e dell’HIV, per carenza di riconoscimento giuridico da parte del SSN.

 

6. Il ruolo del medico in caso di scelta chirurgica nel perinatale

Una volta che il soggetto è stato sottoposto alla scelta della famiglia e del chirurgo pediatra, che elimina anche la ghiandola genitale opposta al sesso prescelto arbitrariamente, spetta ad un endocrinologo pediatra fornire quando servono gli ormoni sostitutivi. Ovaie e Testicoli residuali possono anche svilupparsi in modo normale e rendere inutile tale trattamento.

 

7. Il ruolo dello psichiatra nell’adolescente e nell’adulto

Il soggetto intersessuale, soprattutto oggi che esistono mezzi di informazione completi, anche online, può necessitare di supporto psicologico. I genitori durante l’infanzia talvolta lo/la fanno seguire per farlo/la aderire al genere scelto arbitrariamente, ma anche quanti vengono lasciati inalterati potranno essere accolti da uno psicoterapeuta, per scegliere insieme quale percorso, anche chirurgico, seguire, sopraggiunta l’età dell’emancipazione sessuale in un clima familiare di maggiore sincerità.

 

8. Il ruolo della chirurgia dei transessuali per i soggetti intersessuali

Quando l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono irrimediabilmente in contrasto con la realtà mantenuta per la scelta arbitraria di genitori e medici, è possibile che queste persone chiedano di accedere alla modifica dei genitali esterni secondo la legge 164/82. Talvolta è proprio durante gli esami medici iniziali richiesti dal soggetto che pensa a sé stesso come transessuale, essendogli ignota la condizione di intersessuale operato nel perinatale, che si viene a scoprire chi si è in realtà e questo produce un ulteriore problema psicologico, per il disvelamento della castrazione operata dai genitori alla nascita, con tutte le interconnessioni anche relazionali e familiari immaginabili.

Il soggetto intersessuale intatto potrà accedere invece con maggiore serenità all’eventuale modifica di uno dei genitali presenti, su sua richiesta e nella piena consapevolezza del percorso intrapreso.

 

9. Il ruolo del supporto psicologico nel perinatale

A genitori e medici è utile forse fare conoscere la storia degli intersessuali e non solo gli aspetti medici ed endocrinologici, quanto meno a quelli ai quali si scopra con amniocentesi o ecografia perinatale l’intersessualità del figlio/a.

Siccome appare necessario agli stessi soggetti ermafroditi adulti di non essere operati nel perinatale né in un verso né nell'altro, soprattutto per evitare i suicidi di queste persone meravigliose, è allora necessario che ogni ginecologia e pediatria si affidi ad un supporto psicologico, anche per il personale, nel caso avvenga questo evento, comunque raro.

 

10. Diagnosi differenziale

Come già chiarito la questione si incrocia nel soggetto adulto ed adolescente, ma non va confusa, con quella del transessualismo, che ha una frequenza reale più bassa: 1/30mila maschi che chiedono di diventare donne e viceversa solo 1/100mila donne che chiedono di diventare maschi. Bisogna tenere presente però che nei grandi centri urbani i e le transessuali appaiono con frequenza molto superiore agli intersessuali, fino ad 1/1ooo cittadini, a causa della migrazione interna e dell’espulsione omo.transfobica dai contesti sociale e familiare nei centri minori.

I e le transessuali vivono tale condizione fin dall’adolescenza ma partendo da un fenotipo preciso e opposto a quello desiderato. 

La questione dell'orientamento sessuale è anch'essa in gioco, dal momento che i genitali esterni non stabiliscono quale esso sia in nessun caso. Anche per questo ridurre a femminile (come avviene di solito) o a maschile i genitali e crescere educando forzatamente come donna o come uomo un/una ragazz@ intersessuale non fa che complicare la sua vita sia nel caso di omo-bisessualità, sia nel caso di eterosessualità rispetto all’apparenza dei genitali scelta arbitrariamente da genitori e medici.

Non è possibile confondersi invece con psicosi, nevrosi o depressioni maggiori, comunque possibili autonomamente, perché queste per definizione non hanno causa alcuna nella forma dei genitali alla nascita

Possiamo chiamare tranquillamente “Depressione Post. Traumatica da Stress” l’intero sistema di sintomi, dalla disforia al suicidio presentati dal soggetto intersessuale che abbia subito l’operazione chirurgica nel perinatale, per l’uso di ormoni sessuali fin dalla nascita e del conseguente clima familiare.

 

11. Terapia e trattamento

Il supporto psicologico per medici e genitori al momento della nascita di un intersessuale e durante l’infanzia ed adolescenza, come il supporto di uno psicologo scolastico, può essere sicuramente d’aiuto rispetto ad una condizione comunque inusuale, ma che non produce alcun sintomo psichiatrico né suicidario da adulto, se non viene operata alcuna modifica chirurgica ed ormonale nel perinatale.

Il soggetto adulto intersessuale non modificato arbitrariamente nel perinatale potrà sempre accedere da adulto a cure ormonali e chirurgiche sulla base della legge 164/82, quella relativa alle persone transessuali, nel caso un cui decida spontaneamente di ridurre ad uno solo i propri genitali, oppure modificare per adeguarli a seconda delle necessità anche riproduttive, non sempre impossibili per questi soggetti quando non modificati dalla nascita.

 

12. Prevenzione

Discutere tra professionisti questi argomenti, che sono ancora tabù nella maggior parte delle facoltà di medicina e chirurgia, così come lo sono tutte le questioni relative al genere femminile, all’identità di genere ovvero ai/alle transessuali ed all’orientamento sessuale, ovvero alla normalità dell’etero-omo-bi-sessualità, è uno strumento utilissimo per creare una cultura dell’accoglienza migliore.

Si può creare un protocollo per rassicurare tutti i genitori facendo anche leggere loro, prima del parto, delle favole, ne esistono in tutto il mondo, sui miti degli ermafroditi, assurti ovunque a divinità proprio per la loro ambiguità genitale ed allo stesso modo informare sulla normalità dello sviluppo non manicheo dei figli e delle figlie, già di per sé ulteriormente discriminate in molte culture, rispetto all’orientamento sessuale ed all’identità di genere, utili anche in questo caso raro, che con queste si interseca, come abbiamo visto.

Qualcuno contesta che educare tutti i futuri genitori in questo modo sia sbagliato. Evidentemente ridurre l’omo-transfobia familiare e creare un clima di maggiore serenità per i genitori di figli “diversi” non è nell’interesse generale, o, come credo io, l’ansia maschilista ci impedisce di vedere oltre la felicità improvvisa per la nascita di un figlio maschio “sano”?

Un percorso culturale ed un supporto psicologico dalla nascita o dal momento in cui anche l’ecografia o il cariotipo rivelino questa eventualità, aiuteranno nel momento della scoperta dei genitali del figlio/a a prendere la decisione migliore e saranno di grande sostegno. Se proposti solo a questi genitori, a mio avviso, questo aumenterà lo stigma, comunque inevitabile, proprio su richiesta dei soggetti intersessuali da adulti.

Comunque a loro si dovrà spiegare anche la storia recente ed i danni anche nella relazione genitori-figli nel caso di intervento chirurgico con tutta la complessità relativa.

 

Lo stigma sarà inevitabile dato che ogni volta che ci si denuda, si scoprirà sicuramente di essere intersessuale ad ogni controllo medico o nella scuola primaria, e naturalmente oggi anche online.

Il riflesso sulla relazione con genitori materialmente castranti sarà sicuramente devastante in tutti i casi operati, soprattutto quando si scoprirà di avere avuto almeno un abbozzo del pene desiderato, che si sarebbe sviluppato in adolescenza in modo naturale o che avrebbe potuto essere aumentato chirurgicamente e con gli ormoni stavolta chiesti direttamente dal soggetto intersessuale nella direzione a lui gradita.

L’appartenenza ad un terzo genere riconosciuto per legge e dal SSN diventa allora un ulteriore elemento identitario forte a garanzia anche di un percorso scolastico e generale sereno anche per i genitori.

 

13. Prognosi

E’ evidente che ci saranno difficoltà anche nel caso di salvaguardia della condizione di intersessuale, ma queste saranno ridotte alla sfera sociale e contrastabili con il supporto psicologico del nucleo familiare nelle varie fasi di vita, con la garanzia della salvaguardia da gravi ripercussioni sulla vita e salute mentale della persona intersessuale.

Infine non si deve dimenticare il vantaggio di potere, da adulti o da adolescenti emancipati, scegliere in autonomia e con maggiore serenità il proprio genere e conseguentemente vivere la propria identità di genere ed orientamento sessuale senza alcuna “castrazione” o “infibulazione” contro la propria volontà alla nascita.

"È possibile immaginare un mondo in cui le persone sessualmente ibride possano essere accettate e amate senza doversi trasformare in una versione del genere conforme alla norma o socialmente più coerente?"
Judith Butler

 

14. Bibliografia