Sia la rettocolite ulcerosa che la malattia di Crohn colpiscono frequentemente le donne in età fertile ed è particolarmente importante la valutazione del rischio che queste patologie, e la terapia farmacologica conseguente, hanno in gravidanza sulla salute dei nascituri.

Il lavoro dei ricercatori dell'Università di Nottingham, pubblicato sul numero di gennaio 2014 di Gastroenterology, mostra che non vi è evidenza che le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD), e la terapia farmacologica praticata in gravidanza, aumentino il rischio di malformazioni fetali.

Lo studio è stato condotto attraverso l'analisi retrospettiva di 386.514 madri di bambini nati tra il 1990 e il 2010. Confrontando il gruppo di 1.703 bambini nati da madri con IBD con il gruppo di 384.811 bambini da madri senza IBD, la percentuale di malformazioni fetali è risultata rispettivamente del 2,7% nel primo gruppo e del 2,8% nel secondo.

Non sono state riscontrate differenze in relazione ai farmaci assunti: salazopirina, azatioprina o cortisonici.

Questi dati, in accordo con le linee guida per la terapia delle IBD, confermano che non è necessario sospendere il trattamento farmacologico in corso di gravidanza o in previsione di essa.