E' stato emanato dal CDC (Center for Disease Control and Prevention) di Atlanta l'algoritmo per la gestione aeroportuale dello screening a cui sottoporre i passeggeri provenienti dalle aree endemiche per il virus Ebola ed a rischio di esposizione al contagio occasionale.

I paesi dove l'infezione è in atto sono quelli in figura (dati WHO-OMS) tra cui Sierra Leone,  Liberia e Guinea, mentre le aree endemiche o con casi meno recenti (2014) sono Nigeria, Costa d'Avorio, Cameroon,  Gabon, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Angola, Zambia, Tanzania, Sud Sudan, Angola, Uganda, Malawi, Mozambico e Zimbabwe.

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L'Ebola (EVD) o Febbre Emorragica da Virus Ebola (appartenente alla famiglia delle Filoviridae) è una zoonosi con tasso di mortalità che va dal 50 fino al 90%, dovuta ad ospiti animali come i pipistrelli della frutta (Pteropodidae), ritenuti i principali serbatoi del virus ed i gorilla della foresta pluviale centro africana e sub sahariana (ma il virus è stato rinvenuto anche anche in esemplari di istrici, scimpanzé ed antilopi).

Il contagio avviene attravero il contatto diretto con  il sangue od i fluidi corporei degli animali o degli individui infettati (feci, urina, saliva, sperma).

Le persone sono contagiose  solo dopo l'incubazione (che dura dai 2 fino a 21 giorni) e fino a che il virus rimane riscontrabile nei fluidi e nelle secrezioni corporee (negli uomini è presente nello sperma fino a sette settimane dopo la guarigione clinica).

I segni ed i sintomi dell'infezione sono: malessere, febbre (superiore a 38.6°C), debolezza, diarrea,  vomito, mialgie, artralgie, dolore addominale, esantema, emorragie interne ed esterne (dagli occhi, dal naso, dalla bocca, dall'ano).

Non vi è cura.

Si pratica una terapia di sostegno in rianimazione per l'emorragia, l'ipovolemia e la disidratazione.

La morte avviene per shock ipovolemico e disfunzione multi organo (MOF).

La presenza del virus è confermata da un test di laboratorio (in Italia i campioni biologici vanno inviati allo Spallanzani di Roma).

I test comprendono  metodiche d'isolamento del virus immunoenzimatiche (ELISA IgM), PCR (Polymerase Chain Reaction) e successivamente dosaggi anticorpali IgG anti EDV.

Un tramite all'ingresso del virus nel corpo è rappresentato dalla soluzione di continuità dell'epidermide o delle mucose (ferite, tagli, ulcere) durante il contatto anche fugace e superficiale con oggetti contaminati (vestiti, lenzuola. biancheria, posate, bicchieri).

Suscita preoccupazione e perplessità tra gli operatori sanitari la dichiarazione di un infermiera spagnola proveniente dalla Liberia e ricoverata in Spagna con l'infezione in fase clinica, che ha dichiarato di essersi infettata sfiorandosi il viso con un guanto in lattice durante la svestizione dopo le cure prestate ad un paziente infetto. 

E' obbligatorio per gli operatori sanitari l'uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) comprendenti occhiali, scafandri, maschere con filtro, tute e camici monouso.

Attualmente sono in preparazione sieri e vaccini sperimentali.

L'algoritmo comprende la compilazione di un questionario da parte dei passeggeri in arrivo e la misurazione della temperatura corporea tramite teletermometri all'infrarosso.

Lo step iniziale è l'accertamento, dopo la compilazione del relativo questionario sanitario, della presenza di febbre maggiore di 38.6°C o di sintomi compatibili con l'infezione da EVD (mal di testa dolori muscolari, vomito, diarrea, dolori addominali od emorragia) in passeggeri che hanno visitato nei 21 giorni precedenti i paesi sopra elencati.

Si viene quindi inseriti in 3 gruppi di rischio e se ritenuti esposti al contagio occasionale si viene confinati in aree aeroportuali ben delimitate, in attesa dell'arrivo di equipe di specialisti in malattie infettive e bioterrorismo che provvederanno al trasporto ad alto rischio del probabile contagiato presso i centri sanitari designati con autovetture e barelle pressurizzate.

A tal fine sono stati designati dal Ministero dei  Trasporti e della Salute Aeroporti Sanitari (ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale del 2005), dove far dirottare voli provenienti da paesi a rischio con possibili passeggeri contagiati a bordo (Fiumicino e Malpensa).

 

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