Il trattamento implantoprotesico rappresenta attualmente la terapia di elezione nel trattamento dell’edentulia nella stragrande maggioranza di casi. Dati recenti dimostrano a 10 anni un tasso di sopravvivenza implantare del 98,8% (Buser et al. Clin Implant Dent Relat Res 2012;14(6):839-51).

Le sfide dell’implantologia contemporanea, nonostante questi dati lusinghieri, non sono tuttavia terminate; uno degli obiettivi a cui si tende oggi è quello di mantenere una stabilità nel tempo dei tessuti perimplantari (osso e tessuti molli che circondano l’impianto), è questo un fattore imprescindibile per ottenere e mantenere negli anni naturalezza ed estetica della riabilitazione implanto-protesica. 

Una volta fissato l’obiettivo che ci si prefigge bisogna comprendere  su quali fronti è possibile agire per tendere a tale obiettivo ed uno di questi fronti (e le ditte che producono impianti lo hanno capito) è quello di migliorare, rendendola quanto più precisa possibile, la connessione tra l’impianto e la componentistica protesica. Tanto più è precisa tale connessione tanto più limitato è l’infiltrato batterico ed il trauma infiammatorio responsabili di danni ai tessuti peri-implantari.

        

 

La presenza di uno spazio (gap) tra componentistica protesica e impianto fa si che si venga a creare un serbatoio di batteri capaci di scatenare un processo infettivo/infiammatorio a carico dei tessuti che circondano l’impianto.

Alcuni studi mostrano tra componentistica protesica e impianto delle tolleranze di passività comprese tra i 20 e i 120micron nelle connessioni di tipo non conometrico. Tale valore scende a 1-3micron nelle connessioni di tipo conometrico.
Considerando che i batteri hanno dimensioni medie di 1-6 micron appare evidente come un sistema di accoppiamento conometrico sia un efficace meccanismo per limitare il realizzarsi del fenomeno della percolazione batterica, a tutto vantaggio della stabilità nel tempo dei tessuti peri-implantari.

 

Fonte bibliografica:

Di Iorio E, Berardini M. Utilizzo di impianti a connessione interna conica antirotazionale con platform switching integrato nella riabilitazione implantoprotesica delle monoedentulie. Dental Cadmos 2013;18(7):428-435

 http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0011852413700746