In questo articolo vi presento la discussione di dati organizzati ed elaborati personalmente a partire da casistiche giornalisitiche secondo le fonti riportate nelle relazioni annuali dell'Associazione Casadonne.

Sono stati raccolti dati relativi a 475 casi di omicidio compiuti da un soggetto di sesso maschile ai danni di uno o più soggetti di sesso femminile, di cui almeno uno legato all’assassino da un legame attuale o passato di tipo erotico-sentimentale, oppure oggetto da parte dell’assassino di fantasie o intenzioni relative ad un rapporto di tipo erotico-sentimentale. Il periodo considerato è il 2005-2011 , corrispondenti a agenzie di stampa e testate giornalistiche locali o nazionali.

Sono state analizzate, sia per le vittime che per gli autori degli omicidi, variabili relative a: età, nazionalità, notizia di malattia mentale, condizione di abuso di sostanze psicoattive, condizione di malattia cronica, suicidio, pluriomicidio, tipo di legame (in corso o meno, matrimoniale o meno), connazionalità.

L'analisi ha permesso di evidenziare tre gruppi, o stereotipi di femminicidio in riferimento a queste variabili, in proporzione di 45%, 30% e 25%.

 

Il gruppo A (45%) si caratterizza per un’età maggiore di entrambi i soggetti, vittima e assassino (età vittima 54±17 vs. 41±14 e 46±17 negli altri due gruppi; età omicida 59±17 vs. 46±13 e 42±13 negli altri due gruppi). Circa la metà delle vittime è sotto i 50 anni, c’è un gruppo di circa un terzo di vittime con età sopra i 65 anni, fascia di età invece molto più rara negli altri gruppi. L’età dell’omicida è variabile (adulto-anziano). Si tratta sempre di italiani connazionali, che hanno una relazione matrimoniale ancora in corso, coetanei ma con una differenza di età attesa ('uomo di qualche anno più anziano). I casi psichiatrici noti (sia per la vittima che per l'omicida) rientrano quasi tutti in questo gruppo. Tutti i casi di malattia somatica noti rientrano in questo gruppo. Sono più frequenti i suicidi dopo l’omicidio (e quindi gli omicidi-suicidi) in proporzione rispetto agli altri gruppi.

Il gruppo B e C sono simili, con qualche differenza etnico-anagrafica.

Nel gruppo B sono tutti italiani connazionali, più spesso sposati che non. Oltre la metà delle vittime sono adulte (26-50 anni), con prevalenza di omicidi di età 26-65 anni. Si tratta quindi di un gruppo di soggetti più giovani mediamente, con una differenza di età simile a quella generale (uomo di qualche anno più anziano), e non sempre uniti da un legame di tipo matrimoniale, o anche non più uniti da un rapporto ufficiale (separati, anche se da un tempo variabile).

Il gruppo C comprende tutti i casi in cui vittima e/o omicida sono stranieri di nascita per metà si tratta di connazionali (quindi in questo gruppo sono contenute le coppie “miste” comprendenti o meno soggetti italiani (il 10% degli italiani rientra in questo gruppo). Prevalgono vittime adulte (70% tra i 26 e i 50) coetanee degli omicidi.

 

Questi dati evidenziano come il fenomeno del femminicidio in italia è eterogeneo, con almeno due tipi di fenomeni, che riguardano relazioni in stadio diverso e soggetti di età diversa.

 

La maggioranza degli omicidi avviene tra soggetti italiani e connazionali (75%).

Complessivamente quindi esistono due fenomeni di femminicidio.
Uno, che sembra riguardare coppie adulte o anziane di soggetti sposati, con relazioni quindi di lunga durata e ancora ufficialmente in corso, in cui giocano un fattore particolare le malattie di uno o di entrambi i soggetti.
Questa tipologia potrebbe nel tempo comprendere sempre più soggetti stranieri, poiché i flussi migratori riguardano solitamente soggetti più giovani. Il fattore etnico non è correlato a profilo diverso, mancando una popolazione nutrita di coppie di soggetti stranieri di lunga data e con legame matrimoniale. I gruppi B e C, tolte le variabili etniche, sono sostanzialmente simili.

La fine di una relazione comporterebbe una reazione omicidiaria in soggetti più giovani, mentre il sopravvenire di problemi psichici o la presenza di problemi psichici diverrebbe con l'età un fattore di rischio all'interno di coppie stabili.

E' interessante il dato sul legame tra status di “moglie” adulta-anziana e omicidio da parte del marito non soltanto in caso di malattia mentale del marito, ma anche di condizione di malattia, somatica o psichica, della vittima.
Si tratta per lo più di casi riportati come "depressione", anche se tale definizione è da prendersi con le molle. Poiché la depressione di un familiare, specie se cronica, può suscitare nei familiari reazioni aggressive o di colpevolizzazione, o a sua volta produrre nel tempo una depressione reattiva nei familiari stessi, tale dato non sarebbe strano.

Tuttavia dietro il termine "depressione" potrebbero esserci condizioni varie, magari a maggior tasso di conflittualità con i familiari, come le psicosi o il disturbo bipolare, o le forme di disturbo dell'umore associate a deterioramento mentale iniziale. La prevenzione del disagio familiare evocato alla condizione di malattia della potenziale vittima quindi potrebbe avere un ruolo chiave nel prevenire i fenomeni omicidiari. Nei soggetti più giovani la fine della relazione non sarebbe protettiva nei confronti di un omicidio da parte dell'uomo ex-partner. Non è escluso l'effetto di fattori poco facilmente identificabili, come l'uso di sostanze al di fuori di quadri di tossicodipendenza nota.

 

 

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