L’Associazione della famiglia americana (Afa) ha dichiarato nei giorni scorsi che «l’American Psychiatric Association (APA) sta lavorando verso la decriminalizzazione della pedofilia».

Quest’affermazione, grave e preoccupante, è stata acriticamente recepita da molti blogger anche in Italia. Persino qualche collega psicologo ha direttamente fatta propria la posizione Afa senza prima sottoporla a riflessioni approfondite.

L'APA, infatti, non sta per niente "decriminalizzando" la pedofilia, tutt'altro. Declassandola invece a disagio psicologico e solo nel caso in cui si presenti come egodistonica per il soggetto, ha cercato di rendere pienamente evidenza proprio della sua intrinseca qualità di comportamento criminale.

Questi temi sono molto delicati e vanno affrontati con estrema cautela e professionalità e senza farsi prendere dal panico. In particolare perchè si parla non solo di psicologia o psicopatologia, ma soprattutto perché ci si riferisce a comportamenti aberranti e riprovevoli: quelli a cui portano le azioni del pedofilo. In questi casi l'opinione pubblica ha diritto ad essere adeguatamente e correttamente informata dal professionista.

Vediamo sinteticamente di capire che cosa sta succedendo:

La pedofilia rientra nel DSM-IV TR (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) tra le parafilie. Un disturbo di natura psicopatologica a tutti gli effetti. Nel recente DSM-V la pedofilia da disturbo psichiatrico diventa “disordine" (Pedophilic disorder), e sarebbe da considerarsi di natura patologica solo nel momento in cui si presenti con caratteristiche ego distoniche. Il soggetto cioè dovrebbe provare egli stesso disagio per i suoi comportamenti, altrimenti non si tratterebbe di una malattia ma di un orientamento sessuale “psicologicamente normale”.

Bisogna porre molta attenzione a non farsi influenzare da sterili moralismi. Eliminare un disturbo dal DSM non significa "autorizzarlo" ma eliminare l'alibi del disturbo psicologico rispetto a quello che è invece un crimine a tutti gli effetti e non (sempre) una patologia. Un comportamento può essere psicologicamente del tutto “normale” ma restare comunque un atto criminale. Se non fosse così si rischierebbe prima di giustificare come malattia ogni azione criminale e poi di conseguenza come criminali tutti i malati mentali.

In Italia peraltro molto spesso i pedofili tentano di ottenere sconti o commutazioni delle condanne loro inflitte utilizzando proprio l’alibi della “malattia mentale”. Il 12 novembre 2003, però, la Cassazione (sentenza n. 43135) così si è espressa:

«Se è vero che la pedofilia, come modifica dell'oggetto sessuale in direzione dei minori, presenta ordinariamente carattere di abitualità, ai fini penali questa condizione non esclude né attenua la capacità di intendere e volere e, di conseguenza, la penale responsabilità per abusi sessuali contro i minori. (…) Nel caso in esame un pur sussistente disturbo alla personalità, con problematiche di tipo narcisistico, disadattivo e antisociale, non è stato ritenuto in concreto idoneo ad escludere la capacità (…)».

Dunque in ogni caso non c’è il minimo rischio, neppure in Italia, che si possa anche lontanamente supporre di decriminalizzare la pedofilia.

A mio avviso le intenzioni dell’APA stavolta erano chiare ed andavano esattamente nella direzione opposta, ma onde evitare fraintendimenti l’Associazione degli psichiatri americani ha in ogni caso detto che rettificherà il nuovo manuale, distinguendo stavolta fra “pedofilia e disordine pedofiliaco”.

L’ APA ha inoltre dichiarato (1) : «siamo da sempre saldamente convinti di compiere tutti i possibili sforzi per perseguire penalmente coloro che abusano sessualmente e sfruttano i bambini e gli adolescenti. Sosteniamo inoltre con il massimo impegno lo sviluppo di trattamenti per le persone con disturbo di pedofilia con l'obiettivo di prevenire futuri atti di abuso».

NOTE:

(1) Leggi articolo su The Washington Times del 31 ottobre 2013

APPROFONDIMENTI:

Per chi volesse maggiori dettagli su cos’è la pedofilia e come riconoscere un pedofilo si può consultare l’articolo della collega Dott.ssa Angela Pileci:

Articolo: "Il pedofilo chi è e come riconoscerlo"

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