Lo spread e la vagina

Dr. Giulio BiagiottiData pubblicazione: 28 maggio 2013

La vagina è variabile, ma non tantissimo. La normale reazione alla lettura di una affermazione del genere, dopo un nanosecondo di curiosità, è: - sai che novità! -.

Ricercatori di Philadelphia hanno tuttavia speso parecchio del loro tempo a misurare vagine in un nutrito gruppo di volontarie con il beneplacito, persino, del comitato etico dell’University of Pennsylvania Medical Center e ciò al fine di stabilire una volta per tutte le dimensioni dell’indagata.

In effetti, fanno notare i ricercatori nell’introduzione al lavoro pubblicato su Human Reproduction, in tutti i metri cubi di letteratura (scientifica) disponibili non era mai stata fatta una disamina millimetrica con metodo non invasivo. Hanno perciò utilizzato la RMN sostenendo, molto probabilmente a ragione, che essendo organo molto elastico la misurazione col doppio decimetro si prestava a marchiani errori.

La cosa non ha assolutamente nulla di morboso, anzi: la valutazione delle dimensioni vaginali è funzionale allo studio dello spread.

Prima che il pensiero del lettore corra verso il famigerato termine bancario, ricordo che “spread” significa “diffusione”, nella fattispecie di gel e di quanto altro l’industria farmaceutica produca ed atto ad essere colà inserito per qualsivoglia motivo.

Ecco spiegato il perché dello studio che segue altri nei quali i ricercatori misuravano quanto liquido o gel si disperdesse inutilmente dopo l’introduzione.

Ebbene, dai dati pubblicati, si evince che la Vagina (sono state studiate donne tra i 18 e i 45 anni con ciclo regolare, PAP test negativo e non gravide per uso di anticoncezionale o astinenza) sia lunga, in media, dall’ingresso al collo dell’utero, 62,7 millimetri.

Il valore minimo è stato stabilito a 40,8 e il massimo a 95,0 , sempre millimetri.

Poi seguono i dati sulla larghezza dell’orificio la cui media è 26,1 ma può arrivare a 37,0.

Sul fondo si allarga essendo la larghezza 41,9. Molte variabili sono indotte dall’età e dal numero di gravidanze seguite da parto, come è ovvio che sia.

I produttori di cremine vaginali sono serviti. La variabilità spiega quindi perché buona parte di queste fuoriescano dopo l’applicazione. Ciò è molto scientifico e spiega anche perché alcune donne, dopo un rapporto coniugale a fine procreativo, trattengano o perdano molto dello sperma introdotto arrovellandosi sul significato riproduttivo di tale fenomeno che, per inciso, è zero.

 

Fonte: http://humrep.oxfordjournals.org/content/25/2/295.long 

Autore

giuliobiagiotti
Dr. Giulio Biagiotti Andrologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1984 presso Università di Perugia.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Perugia tesserino n° 4114.

9 commenti

#1
Dr. Nicola Blasi
Dr. Nicola Blasi

Complimenti per questo interessante articolo
Ciao Giulio

#3
Dr. Luigi Laino
Dr. Luigi Laino

Gentile Collega,

se gli Autori dell'importante articolo che hai citato, leggessero il tuo tentativo di surrogarne i contenuti, credo che tenterebbero il "suicidio" per dirla in termini metaforici.

Conoscendo questa ottima pubblicazione sulla fertilità, sulla carcinogenesi e su particolari implicazioni teoriche (che chiunque può verificare visto che è un open-source) proprio non posso credere ai miei occhi che sia stata in tal modo vilipesa!

Cosa c'entra poi l'assorbimento delle "cremine" come le chiami ed il percolamento delle stesse dall'introito vaginale, con l'ampiezza dell'apparato vulvo-vaginale???

Da Dermatologo ti posso assicurare che è lontana anni luce una identità di questo genere, che ha nelle variabili:

assorbimento, trans epidermal water loss, peso specifico, tipo di emulsione, posizione, riscaldamento del veicolo semmai la sua ragion d'essere, non certo nella superficie o nella "grandezza" dell'apparato vulvo-vaginale esterno.

Sorvolo poi sul titolo scelto magari un "poco infelice" e che a mio avviso non rende grandissimo onore al genere Femminile, soprattutto in questi orrendi tempi.

E' possibile, piuttosto - ma è opinione personale - che la curiosità e le psicopatologie riguardo all'atavico problema delle "dimensioni" dell'organo maschile abbiano indotto l'autore a pensare che ciò possa essere traslato nel genere complementare, ma non credo che tale concetto possa essere di stimolo, tantomento, rendere giustizia ad un eccellente articolo.

Chiedo ad ogni modo venia per la forma diretta del mio scritto e confermo che la mia critica (non da profano, ma da Dermovenereologo esperto di apparato vulvo-vaginale esterno) è rivolta alla sola news e non certo al Professionista cui va immutata la mia stima.

Cari saluti.

#7
Dr. Giulio Biagiotti
Dr. Giulio Biagiotti

luigi: è un blog aperto e come tale mi sta bene sia il complimento che la critica.
come ti ho già detto tempo fa, un blog è finalizzato in maniera diversa dalla disamina scientifica. rileggiti l'articolo in open source e vedrai che non ho sminuito nulla a nessuno ma magari ho cercato di mandare un messaggio, che è in fondo. Se i colleghi americani mi leggono poi possono anche intervenire e mandarmi i padrini :)) e non tutti pensano che il titolo sia infelice.
un caro saluto e molta stima
Giulio

#9
Specialista deceduto
Dr. Giorgio Cavallini

Assolutamento perfetto e garbatamente ironico. E permetto di aggiungere
UNA focosa allieva chiese a prof Testut durante lezione di anatomia alla facoltà di Parigi quali fosse la lunghezza ideale del pene, e Testu rispose "quello che andava bene alla signora Testut". Non tutto può essere misurabile.

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