Nato il primo bimbo con il DNA di tre persone

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 10 ottobre 2016

 

Questa straordinaria notizia è stata data alcuni giorni fa dal settimanale britannico New Scientist, giornale di divulgazione scientifica in lingua inglese, il bimbo ha cinque mesi e possiede il DNA nucleare dei due genitori ed il DNA mitocondriale, cioè quello esterno al nucleo, di una donatrice.

 

     

 

La madre del bimbo è una portatrice sana di una rara sindrome genetica, cioè la Sindrome di Leigh, che si trasmette tramite il DNA contenuto nei mitocondri che sono strutture cellulari presenti nel citoplasma che comprende tutte le componenti che si trovano all'interno della menbrana cellulare e che circonda il nucleo della cellula. Questa sindrome è una malattia che colpisce il sistema nervoso centrale, i nervi e i muscoli in via di sviluppo portando rapidamente alla morte i bimbi colipti da questa patologia.

La coppia che ha ricorso a questo tipo di tecnica di riproduzione assistita aveva avuto già due bimbi morti, a causa di questa patologia, a sei anni il primo e a otto mesi il secondo.

 

     

 

La tecnica utilizzata è alquanto complessa ed è indicata con il termine”trasferimento pro-nucleare”; in sintesi viene fecondato con spermatozoi del marito sia un ovocita della madre che quello di una donatrice quindi, con un micromanipolatore particolare, si procede alla delicata manovra di prendere il pro-nucleo dell’ovocita della madre e di metterlo in quello della donatrice che ha un citoplasma con DNA mitocondriale sano ottenendo così un embrione con tutti i cromosomi nucleari dei due genitori ma con un differente citoplasma e relativo DNA dei mitocondri sano.

 

               

 

E’ questa sicuramente una tecnica di riproduzione assistita complessa capace però di risolvere potenzialmente problematiche genetiche rare e complesse ma destinata comunque a sollevare tematiche, soprattutto di natura etico-morale, complesse, di non facile soluzione.

A tutt’oggi questa tecnica di ”trasferimento pro-nucleare” è stata approvata negli Stati Uniti d’America dall’Accademia delle Scienze lo scorso febbraio e nel 2015 analogo provvedimento è stato preso in Gran Bretagna.

 

Fonte:

https://www.newscientist.com/article/2107219-exclusive-worlds-first-baby-born-with-new-3-parent-technique/

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

3 commenti

#1
Utente 819XXX
Utente 819XXX

Direi una notizia splendida, per tutti coloro che sarebbe condannati a mettere al mondo nuovi esseri umani malati o con scarse probabilità di sopravvivenza ... Negli Usa è già stata approvata, nel Regno Unito fin dal 2015 ... in Italia? Come per la questione delle cellule staminali e l'aborto terapeutico, si darà la precedenza alle solite questioni falsamente etiche: è più facile sottolineare le questioni morali e la dietrologia di alcune pratiche mediche, piuttosto che valutare, in modo giustamente negativo, l'incapacità del nostro Stato di dare supporto a famiglie che magari, proprio per assurdi divieti etici, si trovano a combattere tutti i giorni E SENZA AIUTI, contro l'handicap dei propri figli... o almeno, io la penso così ...

#2
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Le osservazioni contrarie puntano il dito soprattutto sulla "Scienza che non sa fermarsi" e che non considera il principio di precauzione di fronte alla possibile "manomissione della vita umana" .

Un giornale cattolico "L'Avvenire" scrive così: "Non si può escludere che il bambino col Dna "multiplo" possa essere portatore di varianti o difetti genetici oggi ignoti che si manifesteranno più avanti e che verranno trasmessi alla sua progenie, in combinazioni imprevedibili e fuori controllo.
Il solo modo per verificare se questo timore è infondato è mettere al mondo bambini "manipolati", una pratica che eticamente si giudica da sé. Il "figlio di tre genitori" rilancia quindi, e in modo lancinante. la questione del limite che la ricerca deve sapersi dare quando giunge sulla soglia della vita umana."

Come vede questioni non superficiali che possono avere un loro orizzonte di dibattito non secondario ma credo che queste discussioni non fermeranno le ricerche in corso su queste complesse e attuali problematiche citogenetiche.

#3
Utente 819XXX
Utente 819XXX

Condivido. Speriamo che i giusti limiti, prevalgano sulla profanazione dell'umanità, rispettando, contemporaneamente, il necessario progresso scientifico.

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