Avanafil: buone risposte e meno effetti collaterali

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 05 dicembre 2016

 

Questo è quanto emergerebbe da un’analisi, condotta da alcuni ricercatori italiani su circa duemila pazienti, arruolati in cinque diverse sperimentazioni cliniche randomizzate e controllate, e presentata in questi giorni a Roma al XXII° Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità .

La ricerca ha dimostrato che il particolare profilo farmacologico di questa molecola permette di avere valide risposte cliniche, intese come miglioramento della rigidità dei corpi cavernosi del pene, legate però anche ad una maggiore tollerabilità rispetto ai ben noti principi di prima generazione della stessa classe come il Sildenafil (Viagra), il Tadalafil (Cialis) e il Vardenafil (Levitra).

 

                    

 

Questo aspetto dell'Avanafil (Spedra) sembra essere decisivo nell’evitare il frequente abbandono della terapia, che può interessare, nell’arco di un anno dall’inizio della terapia, il 60-70 % dei pazienti con disfunzione erettile.

L’Avanafil sembra avere la stessa efficacia ma parrebbe assicurare un minor carico di effetti collaterali come: cefalea, congestione nasale, vampate, disturbi visivi, mal di schiena anche ai dosaggi più alti. Molti uomini cessano il trattamento con questa classe di farmaci perché non riescono a tollerare gli effetti collaterali, ma il continuare questo tipo di terapie è fondamentale, in molti casi. per risolvere definitivamente il problema sessuale.

La riduzione degli effetti collaterali dell'Avanafil sembrerebbe dipendere dalle caratteristiche peculiari del farmaco che lo renderebbero più selettivo rispetto ai precedenti medicinali “classici pro-erezione” e quindi anche capace di ridurre le probabilità di interazioni con altri farmaci.

Resta comunque categorico, anche per questo principio attivo, il divieto di prenderlo in contemporanea con tutti i farmaci della classe dei nitrati, usati ad esempio in presenza di un’angina pectoris.

Questa mancanza di interazioni negative con altre strategie farmacologiche eliminerebbe la necessità di aggiustare il dosaggio di altri farmaci quando si hanno uomini con ipertensione arteriosa, diabete, insufficienza renale.

 

           

 

Un’altra osservazione positiva, che sembrerebbe emergere dallo studio italiano, è legata alla farmacocinetica dell’Avanafil, cioè la sua modalità rapida di azione; il farmaco agisce più rapidamente, liberando il nostro uomo dalla necessità di pianificare il rapporto rendendolo così più spontaneo.

Questo sembrerebbe un problema molto sentito dato che quattro uomini su dieci ritengono come farmaco ideale, in presenza di un problema di erezione, quello che riesce ad essere attivo almeno entro venti minuti dalla sua assunzione.

 

Fonte:

http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1517/14740338.2016.1130126?src=recsys

Altre informazioni:

https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/1234-nuove-terapie-emergenti-nel-trattamento-della-disfunzione-erettile-de.html

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

5 commenti

#1
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

(...)a il continuare questo tipo di terapie è fondamentale, in molti casi. per risolvere definitivamente il problema sessuale.(..)
ma che vuol dire che il farmaco non è solo sintomatico?
è curativo a lungo termine?

#2
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Sì per alcuni di questi farmaci, come il Tadalafil, ad esempio è stata proposta anche una strategia curativa e non solo sintomatica.

#4
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Il "razionale" sembrerebbe collegato al medesimo meccanismo per cui con l'uso di questa molecola vengono ridotti i sintomi ostruttivi, dovuti ad una ipertrofia prostatica benigna.
Qui sembra essere il "senso" della terapia:
"Although the mechanisms for improvements in LUTS with PDE5 inhibition have yet to be fully clarified, proposed contributors include inhibition of PDE5 isoenzymes present in the bladder, prostate, urethra, and supporting vasculature and consequent increases in intracellular nitric oxide–cyclic guanosine monophosphate concentration, relaxation of the smooth muscle cells in these structures, improved blood perfusion, and reduced afferent signalling from the urogenital tract..."

Se vuoi leggere tutto il lavoro "più pesante" e facilmente reperibile ti indico il link:
http://www.europeanurology.com/article/S0302-2838(12)00015-2/fulltext

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