Fertilità maschile: attenzione all'Ibuprofene

Dr. Giovanni BerettaData pubblicazione: 14 gennaio 2018

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Questa segnalazione ci giunge da un recente lavoro condotto da un gruppo di ricercatori franco-danesi ed pubblicato la settimana scorsa sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

L’Ibuprofene è un antinfiammatorio, antidolorifico presente in più di cento farmaci molto utilizzati e noti (Algofen, Brufen, Arfen, Nurofen, Moment, Antalgil ed altri ancora) e che viene utilizzato con una certa facilità e senza molte precauzioni anche nei giovani sportivi che praticano soprattutto “sport di contatto” per prevenire, prima della gara o confronto sportivo, eventuali dolori legati al contrasto agonistico.

Già si sapeva che l’Ibuprofene ha un effetto negativo sulla produzione di testosterone e quindi si poteva ipotizzare anche un problema sulla fertilità maschile che, per la sua ultima parte, dipende proprio da quest’ormone.

 

 

Partendo da questa premessa i nostri ricercatori hanno condotto uno studio a random su 31 giovani uomini volontari, di età compresa tra i 18 e i 35 anni: a 14 di questi è stata somministrata una dose complessiva di 1200 mg di Ibuprofene al giorno, distribuita in due volte al giorno; in pratica la dose massima giornaliera, consigliata sul bugiardino, per 14 giorni mentre ai restanti uomini è stato dato un placebo con le stesse modalità di somministrazione.

A questo punto sono state condotte le relative indagini ormonali di controllo ed è stato così verificato che l’antinfiammatorio in questione alterava l’equilibrio ormonale soprattutto a livello dell'ipofisi (ghiandola posta sotto il nostro cervello e capace di regolare tutto il sistema endocrino del nostro organismo) che è la struttura anatomica che ordina anche la produzione di testosterone a livello testicolare.

Quest’alterazione dell’attività ipofisaria si è vista così associata ad una significativa alterazione della fertilità di questi giovani maschi, che avevano assunto l’Ibuprofene solo per 14 giorni e che presentavano liquidi seminali da over 50.

 

 

Dobbiamo segnalare che questo antinfiammatorio, proprio per le alterazioni ormonali che può dare, ha effetti negativi anche a livello cardiovascolare e sull’umore con possibili episodi associati a depressione.

I giovani arruolati nello studio comunque si sono “salvati” e hanno recuperato a pieno la loro attività androgenica ma ora diventano importanti ed interessanti le future ricerche cliniche anche in quelle popolazioni di pazienti che usano l’Ibuprofene a dosi più basse ma per terapie continuative, croniche e quindi di lunga durata.

 

Fonte:

http://www.pnas.org/content/early/2018/01/03/1715035115.full

Altre informazioni:

https://www.medicitalia.it/minforma/urologia/231-farmaci-e-interventi-che-possono-danneggiare-la-sessualita-maschile.html

 

Autore

giovanniberetta
Dr. Giovanni Beretta Andrologo, Urologo, Patologo della riproduzione, Sessuologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977 presso Università di Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Firenze tesserino n° 12069.

2 commenti

#1
Dr. Giulio Biagiotti
Dr. Giulio Biagiotti

Caro Giovanni,
molto interessante sia per l'aspetto scientifico sia per il fatto che sottolinei due aspetti dell'uso dei Fans. Uno è l'uso incongruo che deriva dal fatto che molti di questi sono OTC vendibili senza ricetta; l'altro, per fortuna, è che il danno è reversibile alla sospensione. Nei soggetti che assumono i Fans sotto controllo medico per lunghi periodi , per esperienza sia mia personale che di Giorgio Cavallini, il danno si perpetua. fino a due-tre mesi dopo la fine dell'assunzione. Danni molto inferiori si ottengono, nei soggetti in cui il Fans è necessario, con la somministrazione a piccoli intervalli.
Un caro saluto

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