Alcoolizzazione delle cisti e dei noduli cistici benigni della tiroide

Dr. Santo Gentile Data pubblicazione: 20 febbraio 2017

Il Nodulo Tiroideo è un’alterazione circoscritta della ghiandola tiroidea dovuta da un eccessivo accrescimento e trasformazione strutturale funzionale di una o più aree, nell’ambito di un tessuto tiroideo normale. E’ una patologia frequente, con netta prevalenza femminile dal 3 al 7 % della popolazione adulta.

Nodulo-tiroideo

PERCHE' SI FORMANO I NODULI TIROIDEI

La frequenza di sviluppare il Nodulo Tiroideo nella popolazione generale è più alta nelle aree a carenza iodica ed aumenta ad aumentare dell’età.

Ogni aumento di volume della ghiandola tiroidea si definisce gozzo; può essere costituito da:

  • una singola area della tiroide (nodulo o gozzo uninodulare),
  •  più aree ghiandolari (gozzo multinodulare)
  •  un aumento diffuso di tutta la ghiandola (iperplasia)

In presenza di gozzo, la funzione della ghiandola può essere normale (gozzo eutiroideo) o alterata (gozzo iperfunzionante o ipofunzionante). In quest'ultimo caso determinante è la valutazione del TSH- fT3-FT4.

Il nodulo è a forte rischio di malignità se:

  • insorge nei bambini sotto i 14 anni specie se maschi;
  • in famiglia c’è un precedente di tumore maligno tiroideo,
  • il nodulo insorge improvvisamente in una persona anziana;
  • pregressa terapia radiante al collo,
  • è molto vascolarizzato al color doppler,
  • duro alla valutazione elastosonografica.


Il rischio è ragionevolmente basso se:

  • c’è una storia familiare di gozzo multinodulare;
  • in caso di paziente donna;
  • in età intermedia;
  • se ci sono più noduli

Peculiarità dei noduli 

I noduli caldi (scintigraficamente) rappresentano fino al 20% di tutti i noduli tiroidei e la loro frequenza è maggiore dove è presente una carenza di iodio; con rarissime eccezioni sono sempre benigni.
I noduli freddi sono i più frequenti e rappresentano l’80% di tutti i noduli tiroidei. L’ecografia tiroidea consente di distinguere 3 tipi di noduli: cistici;noduli solidi;noduli misti.I noduli solidi e quelli misti sono, in una proporzione di circa il 10%, maligni. Non si riscontrano, come dicevamo, quasi mai noduli maligni tra i noduli caldi e tra i noduli freddi cistici. Più di ¾ dei noduli maligni sono cancri differenziati della tiroide.

 

Terapia

La terapia medica con ormone tiroideo (Levo Tiroxina) è riservata ai noduli benigni, ed ha lo scopo di impedire, in alcuni casi, un ulteriore accrescimento del nodulo e di ridurne il volume.

La terapia con iodio-radioattivo, che distrugge le cellule della tiroide, è indicata nei gozzi recidivanti, se ci sono rischi generali per un intervento chirurgico, o in caso di noduli iperfunzionanti molto “avidi” di iodio. Dopo il trattamento, i noduli si riducono di dimensioni ma non scompaiono e spesso residua un ipotiroidismo funzionale che deve essere trattato per tutta la vita con terapia ormonale sostitutiva.

In caso di malignità accertata o fortemente sospetta dopo ago-aspirato, eco guidato e relativo esame Citologico, si dovrà comunque ricorrere alla asportazione chirurgica totale della tiroide.
Il trattamento con laser dei noduli tiroidei benigni e l'ablazione dei linfonodi laterocervicali metastatici è possibile anche con n raggio laser Nd: YAG ancora in pochi enti specializzati mediante sottili fibre ottiche (diametro: 300 μm) collocate attraverso aghi di piccolo calibro (G21). Il laser determina ipertermia nel tessuto colpito, con denaturazione e necrosi coagulativa e consente di distruggere più del 60% di tessuto nodulare.
A partenza dalle cellule follicolari proprie della tiroide (carcinoma papillifero o follicolare), nei quali la prognosi è generalmente favorevole.

Gli altri tipi di cancro sono:

  • Carcinomi anaplastici, 5-15% di tutti i cancri della tiroide ed hanno prognosi rapidamente infausta.
  • Carcinomi midollari della tiroide (CMT), derivanti dalle cellule parafollicolari o cellule C, deputate alla produzione dell’ormone calcitonina.
  • Linfomi primitivi della tiroide.

L’alcoolizzazione percutanea (Percutaneous Ethanol Injection, PEI) è una procedura efficace nel ridurre in maniera significativa le dimensioni delle cisti tiroidee, fino a determinarne completa sclerosi e scomparsa.

La procedura trova una indicazione principale sicuramente nelle cisti e nei noduli complex (a prevalente componente fluida). L’aspirazione del liquido contenuto nella cisti tiroidea durante l’agoaspirato è solitamente sufficiente a ridurne le dimensioni, ma spesso tendono a recidivare. L’alcolizzazione può essere effettuata solo dopo che sia stata accertata la natura benigna della cisti tiroidea, attraverso un’accurata valutazione ecografia ed un esame citologico.

Solitamente è sufficiente una sola seduta di alcolizzazione, ma in alcuni casi può esser necessario ripetere la stessa procedura più volte (da 2 a 3).

La PEI trova invece una indicazione secondaria nei noduli solidi e/o misti (in gran parte solidi) con volume <5ml, ma solo come alternativa all’intervento chirurgico e solo in casi selezionati in cui l’intervento chirurgico è controindicato e/o non proponibile. In quest’ultimo caso, dopo 3-4 sedute di alcolizzazione, si assiste ad una riduzione del 20%-30% del volume iniziale del nodulo senza però che si ottenga mai una completa scomparsa. Trova qualche indicazione anche nei piccoli noduli Tossici

 

Procedura

Durante la procedura di alcolizzazione il paziente è sotto stretto controllo ecografico (guida) si procede all’aspirazione e svuotamento del nodulo cistico mediante ago sottile 21-22G.
Sempre sotto monitoraggio ecografico viene iniettato un volume di etanolo sterile al 95% pari a circa metà del volume di liquido rimosso con l’aspirazione (solitamente 1-4 ml).
Dopo qualche minuto, l’alcool viene parzialmente aspirato. In questo modo è possibile determinare una necrosi colliquativa dell ‘area alcolizzata, quindi una sclerosi della cisti. Terminata la procedura al paziente è richiesta un’osservazione di 30 minuti.


In caso di algia locale può esser fornito del ghiaccio e/o somministrato un analgesico. A distanza di 1 mese, la procedura di alcoolizzazione potrà essere ripetuta. Non sono richiesti esami ematochimici o strumentali particolari


I Rischi ono di solito modesti. Possono presentarsi: modesto dolore/bruciore locale e/o irradiato verso l’orecchio omolaterale, più raramente disfonia (abbassamento della voce), tutte a carattere solitamente trensitorio. Talvolta si può formare una piccola ecchimosi locale che si risolve spontaneamente.
Non esistono controindicazioni assolute alla procedura di alcolizzazione.

Autore

s.gentile
Dr. Santo Gentile Endocrinologo, Diabetologo, Medico internista

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1994 presso Tor vergata.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 46139.

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