Reflusso-gastroesofageo

Reflusso gastroesofageo: quando fare la gastroscopia?

Dr. Andrea FavaraData pubblicazione: 04 settembre 2013Ultimo aggiornamento: 07 gennaio 2021

La malattia da reflusso gastroesofageo è una patologia frequente e peggiora significativamente la qualità della vita dei pazienti. La gastroscopia è l’esame comunemente più utilizzato e fa parte della comune pratica clinica per la diagnosi di questa condizione, tuttavia una serie di studi hanno dimostrato che tra il 10 e il 40% delle gastroscopie vengono eseguite con una indicazione inappropriata e buona parte di queste riguardano proprio il reflusso.

L’utilizzo inadeguato della gastroscopia comporta un aumento ingiustificato dei costi, uno spreco delle risorse e, pur trattandosi di una procedura indolore e pressoché esente da complicanze, un disagio per il paziente che potrebbe essere evitato rispettando le corrette indicazioni.

reflusso gastroscopia

Quando fare la gastroscopia: le linee guida dell’American College of Physician

Per queste ragioni l’American College of Physician ha recentemente emesso queste linee guida basate sulle migliori evidenze disponibili:

1) la gastroscopia è indicata in uomini e donne con bruciore retrosternale e almeno uno dei seguenti segni di allarme: disfagia (difficoltà alla deglutizione), sanguinamento, anemia, perdita di peso e vomito ricorrente

2) la gastroscopia è indicata in uomini e donne con

  1. a) sintomi tipici che persistono nonostante un ciclo di terapia di 4/8 settimane con un inibitore di pompa somministrato quotidianamente due volte al giorno
  2. b) esofagite erosiva severa evidenziata in una precedente gastroscopia dopo due mesi di terapia con inibitore di pompa per verificare la guarigione ed escludere l’esofago di Barrett. Escluso l’esofago di Barrett, non sono indicate ulteriori gastroscopie di principio dopo questa
  3. c) precedente stenosi (restringimento) esofageo infiammatorio con disfagia ricorrente

3) la gastroscopia può essere indicata:

  1. a) negli uomini dopo i 50 anni con sintomatologia cronica da reflusso (per piu’ di 5 anni) e presenza di fattori di rischio (sintomi da reflusso notturni, ernia iatale, obesità soprattutto localizzata all’ addome, fumo) per individuare l’esofago di Barrett e l’adenocarcinoma esofageo.
  2. b) nei controlli periodici in pazienti noti portatori di esofago di Barrett.

In assenza di displasia alle biopsie i controlli non dovrebbero essere più frequenti di uno ogni 35 anni mentre in caso di displasia sono indicati controlli più frequenti.

L’endoscopia digestiva ha sicuramente rivoluzionato la diagnosi e la terapia di questa ed altre malattie, l’utilizzo inappropriato della tecnica tuttavia, un po’ come in tutti i campi della medicina, va evitato per evitare di aumentare costi e rischi in assenza di benefici per il paziente.

 

Fonte: Ann.Int.Med., 2012, 157; 808-816


Autore

andreafavara
Dr. Andrea Favara Gastroenterologo, Chirurgo apparato digerente, Colonproctologo, Chirurgo generale

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 presso Universita' Studi Milano.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Milano tesserino n° 31610.

1 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Gentile Dott. Favara, sono uno studente al 5 anno di medicina.
Interessante il suo articolo, ma allora le chiedo, perché in Cina e in Giappone fanno la gastroscopia al primo episodio di pirosi? Il mio perché? e' "provocatorio" nel senso che in questi paesi la maggior parte di tumori dello stomaco sono identificati come early gastric cancer, da noi no.. Costa di più dare a tutti una tp empirica con IPP di 8 settimane o prescrivere una gastro?
Spero tanto in una sua gentile risposta, un cordiale saluto!

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