Sesso in carcere, sarebbe un segno di civiltà!

Dr. Giovanni Migliaccio Data pubblicazione: 28 luglio 2014

In un momento in cui monta in Italia il giustizialismo e scema il senso di Giustizia, sollecitare l’approvazione di un disegno di Legge, ancora sepolto sotto la polvere, che riconosca ai detenuti il diritto di vivere la propria sessualità senza surrogarla, potrà sembrare forse una provocazione o una concessione non meritevole per chi è nella condizione di detenuto.

Ho recentemente, su incarico del Tribunale, visitato in carcere un detenuto affetto da AIDS, al fine di valutarne la compatibilità con il regime detentivo e tale occasione mi ha fatto molto riflettere sull’argomento della sessualità dei detenuti e del loro diritto di viverla senza rischi.

Brevi cenni sull’infezione da HIV

L’infezione da Hiv colpisce particolari cellule del sistema immunitario, denominati linfociti T, vere sentinelle contro molti agenti patogeni.

La conseguenza dell’avvenuta infezione è un indebolimento progressivo del sistema immunitario fino alla immunodepressione grave.

In questa “escalation” il rischio di infezioni e di malattie aumenta e compaiono patologie sostenute da virus, batteri, protozoi e funghi, che in condizioni normali potrebbero essere curate più facilmente, mentre diventano letali alla lunga distanza.

E’ opportuno accennare brevissimamente alle varie fasi della malattia.

Una volta contagiato, l’individuo può diventare sieropositivo e ciò significa che l’infezione è in atto e può contagiare altri individui.

Il periodo di incubazione può durare anni e la malattia diventa conclamata quando si osserveranno delle infezioni da parte di agenti patogeni che normalmente non riescono ad infettare persone sane, mentre inducono una o più patologie solo negli individui con il sistema immunitario gravemente depresso.

Gli agenti patogeni che più frequentemente causano infezioni sono dei protozoi come lo Pneumocistis carinii, responsabile di una particolare forma di polmonite che provoca la toxoplasmosi, malattia che colpisce particolarmente il cervello.

Altri agenti patogeni sono il Mycobatterium tubercolosis, che provoca la tubercolosi, alcuni virus (Herpes e Citomegalovirus), funghi come la Candida albicans che colpisce molti organi e apparati, in partcolar modo bocca esofago e polmoni.

Nella fase conclamata dell’AIDS si possono sviluppare diverse forme di tumori, soprattutto linfomi.

Modalità di contagio

La trasmissione sessuale è nel mondo la modalità di trasmissione più diffusa dell’infezione da Hiv. I rapporti sessuali, sia eterosessuali che omosessuali, non protetti dal profilattico sono ad alto rischio di infezione.

Il nostro Sistema giuridico ancora, pur se da tempo tale importante questione è al vaglio di Giuristi e Legislatori, non prevede la possibilità per il detenuto di una qualsiasi pratica sessuale di coppia.

E’ quanto questa problematica sia di enorme importanza al fine della tutela della salute della persona detenuta malata come degli altri detenuti, sembra invece essere considerata del tutto trascurabile

Un recluso in carcere, sano o comunque non sieropositivo, può surrogare l’attività sessuale (oltre che con l’autoerotismo) con rapporti omosessuali, obtorto collo, anche se eterosessuale

E’ ben comprensibile come la ricerca della soddisfazione sessuale, dettata da una esigenza del tutto naturale non può essere a lungo inibita.

L’esigenza sessuale (in situazioni normali, in assenza di patologie psichiatriche e, al di là di scelte individuali per motivi religiosi o altro) è regolata dal sistema nervoso simpatico e parasimpatico, che provvede, per esempio, alla erezione e alla eiaculazione, anche a prescindere dalla volontà del soggetto (erezioni e polluzioni notturne).

L’astinenza forzata porta necessariamente alla ricerca di un rapporto di coppia che nella popolazione carceraria necessariamente si realizza con individui dello stesso sesso e può facilmente innescare una escalation della infezione da Hiv contribuendo alla sua diffusione prima in tale comunità e successivamente nella società civile.

Un altro aspetto da tener presente è quello della scarsa consapevolezza dei rischi cui il recluso malato di AIDS si espone e con cui può esporre gli altri.

Lo stato di detenzione, più o meno prolungato, può far sviluppare con modalità differenti e significative, un forte stato di depressione psichica che, fra l’altro, annulla le prospettive personali, facilita lo sviluppo di un grave disinvestimento del futuro, crea una sorta di rassegnazione al miglioramento del proprio stato di salute e di conseguenza uno scetticismo irresponsabile nel salvaguardare la salute propria e degli altri.

Le naturali esigenze della sfera sessuale possono indurre la persona a sottovalutare il rischio pur di raggiungere sia il soddisfacimento fisico che quello delle pulsioni affettive che si integrano e completano nei rapporti di amicizia e di amore verso un altro individuo e che, nel caso di detenzione, non può che essere rivolto a persone dello stesso sesso.

Concludendo

Sarebbe quindi auspicabile che il detenuto sposato, fidanzato o con una compagna, abbia la possibilità di incontri intimi e con regolarità in ambienti idonei.

Egual possibilità ovviamente va data anche all’individuo omosessuale se, in libertà, aveva un compagno.

Si pone però il problema del detenuto single (uomo o donna) al quale, se richiesta va data la medesima opportunità. E non credo che la soluzione sia difficile da trovare!

L'approvazione di una Legge a tal fine sarebbe un segno di umana comprensione oltre che, certamente, di civiltà sociale e giuridica.

 

 

 

 

Autore

giovannimigliaccio
Dr. Giovanni Migliaccio Iscritto decedutoNeurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1979 presso UNIVERSITA' DI NAPOLI.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Milano tesserino n° 31889.

20 commenti

#1
Utente 171XXX
Utente 171XXX

Buongiorno, sono d'accordo sul fatto che le carceri in Italia sono disumane, ma permettere il sesso in carcere mi sembra un po' troppo, almeno se vogliamo annettere un minimo di finalità punitiva alla pena. In fin dei conti, non è un obbligo finire in galera. Piuttosto si faccia di tutto per migliorare le condizioni abitative e di vitto, ma lasciamo stare il sesso!

#2

Caro signore,
il sesso in carcere è una realtà e se Lei conviene che le carceri italiane non sono degne di un Paese democratico e civile, dovrebbe anche essere favorevole al dirito di una sessualità del detenuto, priva di rischi.
Non è solo una concessione "libertina" a chi deve espiare una colpa, ma è un dovere civico e morale per salvaguardare la salute dei detenuti tutti.
La finalità punitiva in chi deve scontare 10-15 anni e oltre, è già soddisfatta con la stessa privazione della libertà.
Tollerare e quindi favorire la promiscuità sessuale, anzi omosessuale, è un ulteriore e gratuita punizione che potrebbe essere equiparata al fornire solo l'indispensabile cibo, tipo pane e acqua.
Se nel '700 qualcuno avesse proposto di fornire celle confortevoli, un letto con il materasso invece che del tavolaccio, un cibo nutriente e abbondante, avrebbe ricevuto una risposta simile alla Sua, ma per fortuna la civiltà si evolve anche nel continuare a considerare chi ha sbagliato un uomo che merita comunque dignità.

Ci indigniamo quando vediamo delle bestie trattenute in quegli orribili canili e qualcuno al giorno d'oggi ne vorrebbe invertire le parti?

#3
Utente 171XXX
Utente 171XXX

al di là della sua opinione, che è legittima e condivisibile, mi permette di dissentire dal fatto che sia soddisfatta la finalità punitiva in chi deve scontare 10-15 anni di galera. Dipende dai reati. A mio avviso, per un omicidio aggravato la pena può essere l'ergastolo, o anche 30 anni, ma fatti tutti. Sul fatto che la civiltà evolva, meno male che è così, ma credo che questo non avvenga nel garantire gli stessi diritti alle vittime dei reati, piccoli o grandi. Non è possibile che nelle nostre città imperversi la microcriminalità perché non vi è certezza della pena. Sinceramente vedo troppe difficoltà nel permettere il sesso in carcere, non mi pare una priorità a livello di giustizia in questo momento

#4

Forse Lei sarebbe del parere che sia meglio pensare alla castrazione chimica di chi deve scontare un pò di anni in galera e a quella chirurgica per gli ergastolani?

#5
Utente 171XXX
Utente 171XXX

ma scusi, se uno non è d'accordo con lei, dev'essere per forza una persona che vuole la castrazione chimica ? o quella chirurgica?

#6

Assolutamente no, ma se si esprime una opinione parlando anche di problemi e problematiche, dall'interlocutore ci si aspetterebbero anche eventuali proposte di soluzione.
Discutendo della sessualità in carcere (che è un problema non individuale, ma collettivo di quell'ambiente e anche sociale, oltre che umano) la discussione dovrebbe comprendere anche le possibili soluzioni che, comunque, non è detto che debbano coincidere.


#7
Utente 171XXX
Utente 171XXX

certamente la sua è un'idea che va valutata con attenzione, io ci vedo delle difficoltà dal punto di vista della prevenzione dei reati, e della fattibilità pratica. a mio avviso se venisse concesso il sesso in carcere, la prigione perderebbe molta della sua capacità deterrente, che in parte tutto sommato ancora esiste.

#8

Mah!! Non credo che una persona commetta un delitto per poter poi fare sesso in carcere, anche perché l'attività sessuale si svolgerebbe con il partner abituale.
Al single poi non credo che lo Stato "fornirebbe" delle escort dai corpi statuari, perché se così fosse, qualche rapina la farei anch'io (^______^)
Tornando seri,sulla "deterrenza" delle pene ci sarebbe poi da discutere ancora a lungo.
Un esempio per tutti è la pena di morte che, nei Paesi dove è in vigore, non sembra aver significativamente dimostrato un calo dei crimini e quindi dimostrarsi un efficace deterrente.

#9
Dr. Emanuele Caldarella
Dr. Emanuele Caldarella

Nutro delle perplessità in merito a quanto scrive l'utente.
Il carcere è terribile. E' una necessità, e meno male che c'è.
Ma è terribile.
E' un'esperienza devastante, che ti uccide dentro.
La maggior parte della gente che esce dal carcere, esce peggiore di come è entrata.
Esce antisociale, alienata, incattivita.
Il piccolo criminale esce criminale incallito, perché in carcere conosce persone, situazioni, si apre nuove possibilità delinquenziali.
Il carcere ti sbrana. Ti mastica, ti sputa. Sebbene io sia contrario alla pena di morte (e in una certa misura, magari anche all'ergastolo), mi rendo conto che forse in alcuni casi la reintroduzione di un ex detenuto nella società sia un vero enorme problema. E altro che 30 anni! io non vorrei mai conoscere una persona che è stata in carcere 30 anni. Chissà come ne esce! Come fai a rimanere sano di mente dopo 30 anni di galera, se la maggior parte della gente (vedasi un recente psico-blog di un collega) inizia ad auto-somministrarsi scosse elettriche per noia e horror vacui dopo che rimane chiusa in una stanza per un quarto d'ora sottoposta a deprivazione sensoriale?!?

L'utente teme che il carcere non sia abbastanza punitivo?

In realtà in questo senso il carcere funziona: il carcere è molto, molto punitivo.
Non dobbiamo sforzarci di renderlo più brutto di quello che è.
Fa già schifo così, e già rovina le persone.

E' ironico il fatto che il carcere dovrebbe anzitutto riabilitare. Secondariamente, tenere i pericolosi via dalla strada. E solo in ultima analisi, punire.
Mooolto ironico, il fatto che funzioni benissimo solo per l'ultima funzione.

Quindi, decidiamoci: o facciamo quelli che dicono "a morte tutti o al limite buttiamo via la chiave", oppure facciamo quelli civili, liberali e progressisti. Ma se lo vogliamo essere fino in fondo, dobbiamo volere un carcere che riabiliti e rieduchi.
Anche se l'obiettivo pare lontanissimo, e forse non sarà raggiunto mai, la società ha l'obbligo morale di continuare a provarci.
Perché -per coerenza- se partiamo dal presupposto medioevale che l'uomo d'indole malvagia non può essere riabilitato, allora dobbiamo anche accettare di fare come quelli che (in tempi non lontani) si liberavano di tutti gli indesiderati mandandoli al confino e/o facendoli fuori.

E, per inciso, la vita sessuale di una persona non ha nulla a che vedere né con la sua punizione, né con la sua riabilitazione.

#10
Utente 171XXX
Utente 171XXX

sono d'accordo con tutto, però ripeto, mettiamoci anche dalla parte delle vittime. Prendiamo il caso di Vallanzasca: come ammette lui stesso, si è deciso a delinquere per fare la bella vita senza dover fare la fatica di lavorare...risultato: diverse vite spezzate. Il carcere è brutto, ma anche finire in mezzo a quattro assi per aver fatto il proprio dovere, magari a vent'anni, credo che lo sia. Il carcere è disumano, sono d'accordo, ma uno strumento che faccia paura alle persone ci vuole, altrimenti non ci sarebbe alcuna funzione deterrente nella pena. Detto questo, bisogna migliorare, direi quasi rivoluzionare le condizioni carcerarie, ma un minimo di afflittività deve rimanere secondo me. Inoltre, più importante ancora è la certezza delle pena, che deve essere inesorabile e rapida per tutti, altrimenti si arriva a situazioni coem in Italia, dove domina impunita la microcriminalità

#11
Dr. Emanuele Caldarella
Dr. Emanuele Caldarella

Nella sostanza siamo dello stesso avviso, ma non condivido alcune sfaccettature.
Certamente la pena deve spaventare. Sono d'accordo con Lei sul fatto che sia fondamentale la certezza della pena.
Il criminale commette il crimine perchè spera di evitarsi la galera, non perché speri che la reclusione sia leggera o breve.

Sulla microciminalità non sono affatto d'accordo. Il nostro problema è il contrario: è la MACROcriminalità. Che è impunita. A fronte degli occasionali annunci trionfali di un mega-boss arrestato, permane una quantità impressionante di latitanti. E una quantità altrettanto impressionante di "persone per bene" colluse con la criminalità organizzata.
Ed è più facile finire in prigione per aver rubato una banana (se lo ricorda Benigni?) che non per aver intascato tangenti milionarie.

Semplicemente, non si viene a sapere dai giornali ogni volta che qualcuno viene arrestato per piccoli furti o disturbo alla quiete pubblica. Questi eventi salgono agli onori della cronaca solo quando degenerano in tragedie come quelle di Stefano Cucchi, o Giuseppe Uva, o Michele Ferrulli, o Federico Aldrovandi giusto per citare i casi degli ultimissimi anni.
Seguendo la logica della deterrenza, quello che è capitato a queste persone dovrebbe terrorizzare a morte tutti gli aspiranti rei...
Ma parrebbe che non sia così.

#12

Mi scusi, ma Lei stesso, citando Vallanzasca, ammette che il carcere non sarebbe un deterrente, almeno per lui.
Quindi? Bisognava condannare a morte Vallanzasca? In virtù di una legge barbara ovvero quella del <occhio per occhio, dente per dente>?
Nei civilissimi USA è in vigore, ma come Le dicevo, non mostra alcuna efficacia deterrente e non fa onore a una società civile.

La certezza della pena è un altro discorso, ma non mi pare che per crimini efferati, la pena non sia certa.
Se poi viene ridotta rispetto a quella inflitta, è un discorso che implica ciò che la nostra cultura giudiziaria prevede, ovvero la rieducazione del condannato.
Come dice il collega Caldarella chi torna a delinquere (nella maggior parte non per omicidio) è proprio perchè viene sbattuto in carcere,ancor prima di essere dichiarato colpevole o innocente, dove la cultura della rieducazione ancora, purtroppo è solo teorica.

#13
Utente 171XXX
Utente 171XXX

esiste la macrocriminalità è vero, ma esistono anche una serie di piccoli reati che vanno ad offendere una fascia di popolazione generalmente debole (ad es. le truffe agli anziani) che dovrebbero essere puniti con maggiore severità, pena un sempore più diffuso clima di insicurezza. Poi se permettete, vedere interi gruppi di popolazione che vivono in maniera parassitaria, e vivono anche bene, in questi tempi di crisi fa incazzare.

#15
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Ma la reale differenza tra un ergastolo (pure di 30 anni, ma fatti tutti, cosa che non accade mai) e la pena di morte, qual'è? credo che ci sia una linea sottilissima tra queste due possibilità. l'ergastolo, quello vero (che, ripeto, non lo sconta più nessuno) è in sostanza una pena di morte. anzi, forse, sotto certi aspetti, è anche peggio

#16
Utente 367XXX
Utente 367XXX

Il dottore Dr. Giovanni Migliaccio scrive:
"Se nel '700 qualcuno avesse proposto di fornire celle confortevoli, un letto con il materasso invece che del tavolaccio, un cibo nutriente e abbondante, avrebbe ricevuto una risposta simile alla Sua, ma per fortuna la civiltà si evolve anche nel continuare a considerare chi ha sbagliato un uomo che merita comunque dignità."

La sua affermazione è in parte sbagliata: infatti, il 700 è il secolo dell'Illuminismo ed è in questo secolo che si è cominciato a parlare, ad. es, dell'abolizione della pena di morte (si veda ad. es. Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria).
Detto ciò, mi permetta di dire che un discorso del genere è "eurocentrico": la civilità che si è "evoluta" arrivando a considerare eccessive alcune pratiche è quella occidentale (europea); altre civiltà (i.e. i Paesi dove vige la Shaaria) la pensano diversamente. Non per questo sono non "civilizzate".
Oltre a ciò, alcune considerazioni: qual è la vostra idea di giusto ? La questione ruota intorno a ciò. Io non trovo giusto il fatto, ad es., che una Erika (la ragazza che ha ucciso con il fidanzato la mamma e il fratello) trovi un lavoro - giustificando il fatto sulla base della presunta civiltà europea che impone di reintregrare i delinquenti perché se non lo facesse sarebe sbagliato - mentre tantissima gente (me compreso) non trova uno straccio lavoro. Io, personalmente, penso che il lavoro (specialmente in Italia, una repubblica democratica fondata sul Lavoro) spetti prima agli onesti e poi ai delinquenti. Il carcere deve punire e, personalmente, essendo poco civilizzato nel senso europeo, preferisco le 100 frustate in pubblico degli islamici al poco carcere (per quanto "disumano" che sia) degli europei. La vita in europa è disumana per tanta gente che sta fuori per il semplice fatto di essere onesti. La mia idea di giustizia è che chi sbaglia paga e chi non sbaglia vada premiato. In Italia si pensa che sia normale sbagliare e chi si deve perdonare; nel frattempo si punisce chi non sbaglia.
Inoltre, tornando sull'argomento principale: Quanta gente non ha un partner sessuale al di fuori del carcere ? Quanti sono costretti ad andare con persone a pagamento per avere una vita sessuale (con tutti i rischi annessi)? Qualcuno se ne preoccupa di queste persone ? Perché quelle in carcere si e gli altri no ?
I diriti degli onesti sono calpestati; magari anche quelli dei delinquenti. Ma loro si trovano in una situazione perché qualcosa che hanno fatto in negativo non per qualcosa che hanno fatto in positivo (essere onesti).
La giustizia non è cosa di questo mondo; speriamo almeno nel prossimo.

#17
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Perché, esiste un altro mondo oltre a questo? io ho dei seri dubbi. dobbiamo più preoccuparci dell'aldiqua che dell'aldilà

#18
Dr. Chiara Lestuzzi
Dr. Chiara Lestuzzi

Mi sembra che qualche utente stia facendo confusione tra gravità del reato, pesantezza delal pena, certezza delal pena e finalità della carcerazione.

Per certi soggetti (penso per esemopio ad Angelo Izzo, o a certi irriducibili boss mafiosi) la finalità del carcere dovrebbe essere soprattutto la difesa della società da individui PERICOLOSI. Per gli altri la finalità dovrebbe essere la riabilitazione, che pasas attraverso -per esempio- il lavoro, lo studio, l' attività artistica... Pino Roveredo era un ladro e un alcolizzato (uscito da una famiglia poverissima, con padre alcolizzato e violento, cresciuto tra cattive compagnie...) che ha avuto la forza di cambiare vita (aiutato in questo dallo studio e dal supporto delal moglie) e adesso è non solo uno scrittore rinomato, ma anche una persona impegnata nel sociale.

Pienamente d' accordo sul fatto che la pena deve essere CERTA, che non ci devono esere i ladri inveterati che contano sul fatto che "Tanto poi me ne esco subito". Ma sono d' accordo anche sul fatto che un carcere che abbrutisce restituisce alal società individui peggiori di quelli che ci erano entrati. E uno che ha passato 10-15 anni in carcere nell' abulia più totale quando esce non sarà in grado di trovarsi o mantenersi un lavoro e quindi -fatalmente- sarà spinto a rubare per vivere.

La geniale rivoluzione di S. Patrignano è stata quella di coinvolgere nel lavoro -e di responsabilizzare- i drogati, invece che rinchiuderli per qualche settimana o mese in carcere o in un ospedale. Quindi le cooperative carcerarie in cui i detenuti lavorano (magari imparano un mestiere), producono, e acquisiscono dignità sono sicuramente utili.
Privare un uomo della sua dignità significa inibire ogni suo sforzo per cambiare e migliorare. Staccarlo completamente dai suoi affetti significa rischiare che quando esce non abbia più alcun appoggio.

A patre il fatto che con certe restrizioni si punisce non solo il reo, ma anche la sua famiglia!
Comunque, se qualcuno pensa che la carcerazione umana non sia importante per un semplice senso di giustizia, ci sono anche ragioni più opportunistiche per promuoverla.

Bastone e carota hanno sempre funzionato meglio del solo bastone.

Quindi, perché non permettere a chi aveva una vita affettiva prima del carcere- di mantenerla e coltivarla anche nel carcere? Magari condizionandola a un comportamento corretto. Se i detenuti avessero la possibilità di avere una vita sessuale anche nel carcere, casomai, questa possibilità potrebbe essere revocata -come punizione- a quelli che si comportano in maniera violenta, o che tentano l'evasione...

#19
Utente 348XXX
Utente 348XXX

Raramente la condanna (gli anni di carcere che vengono dati) corrisponde esattamente alla gravità del reato. forse giusto Corona (che, per inciso, mi è antipatico) sta scontando una pena superiore al reato da lui commesso

#20
Dr.ssa Angela Pileci
Dr.ssa Angela Pileci

Interessante discussione. In effetti si tratta di un problema medico per la prevenzione di molte malattie, ma anche di un problema psicologico, perché parliamo di interdizione sessuale che colloca la persona detenuta all'interno di uno stato di minorità, come fosse un preadolescente, e i detenuti non sono privati solo della libertà ma anche della stessa sessualità.
Da questo punto di vista il carcere diventa non uno strumento di rieducazione o di punizione, ma di spersonalizzazione.
Quindi la privazione di ogni relazione sessuale è una pena accessoria implicita.
Il detenuto è asessuato o "mutilato" nella sua componente sessuale.
Forse è meno imbarazzante e più semplice non parlarne, anziché cercare soluzioni. Mi pare però (ma non vorrei dire una sciocchezza) che l'introduzione dell'istituto dei permessi premio era stata motivata proprio con una serie di ragioni, tra cui quella di tener conto della sfera sessuale della persona.
Certamente non è problema di facile soluzione, anche perché mi pare che in alcune misure applicative del regime speciale del 41bis ad es. non è permesso neppure il contatto con i familiari. Qui la desessualizzazione arriva a livelli ancora più brutali: tutto ciò che riguarda il corpo diventa intangibile (odore, calore, tatto), perché mi pare si possa parlare per un tempo molto limitato solo attraverso un vetro e un microfono.
Cmq secondo me poco si farà per queste problematiche: basti pensare che c'è una sorta di rimozione (per usare un termine del linguaggio psicoanalitico), anche per quanto riguarda il carcere stesso. Sempre più spesso da un punto di vista urbanistico e architettonico, il carcere viene spostato fuori città, ai margini, lontano da tutti noi. Ma c'è anche una sorta di rimozione dei bisogni della persona detenuta.

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