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Per quanto tempo si protrarrà la minaccia del Coronavirus?

Prof. Bruno SilvestriniData pubblicazione: 06 marzo 2020

È plausibile che la virulenza del Coronavirus si attenui con la sua diffusione, che comporta un'attivazione delle difese immunitarie dei portatori, sani o malati che siano. In questo senso i cosiddetti "untori" si trasformerebbero nella prima linea difensiva contro questa minaccia. È successo con le grandi epidemie del passato, sia batteriche sia virali.

Vaccino

La soluzione arriverà con il vaccino

In uno dei suoi libri Giorgio Cosmacini riporta una storia esemplare. Alla sua prima comparsa in Europa la sifilide uccideva i malati in pochi giorni o settimane, salvo trasformarsi nella forma cronica che conosciamo in tempi inaspettatamente rapidi.

I radicali provvedimenti adottati per limitare la diffusione del Coronavirus sono importanti soprattutto per non esporre il sistema sanitario a un sovraccarico, che non sarebbe sopportabile. Per contro, essi difficilmente stroncheranno la malattia, che serpeggerà nella popolazione, pronta a rialzare la testa e colpire nella stagione invernale, che abbassa le difese immunitarie.

La soluzione definitiva verrà col vaccino, così come è successo con le tante epidemie che hanno afflitto l’umanità: il vaiolo è addirittura scomparso dalla faccia della Terra.

La poliomielite, la difterite e il tetano, per citarne alcune, sono diventate talmente rare, che a un giovane difficilmente capiterà d’incontrarle nell'intero corso sua carriera professionale. A meno che ci si metta di mezzo un genitore, che per ignoranza o per motivi ideologici esponga a questi rischi i suoi figli.

In questo quadro propongo una riflessione sul caso dei minori, che sembrano relativamente indenni. Il dubbio è che questa resistenza sia legata ai vaccini obbligatori, che conterrebbero determinanti antigenici comuni con il Coronavirus e, di conseguenza, conferirebbero una protezione crociata.

Un fenomeno analogo si è osservato non solo con il vaiolo bovino, ma anche con la varicella, che è abbastanza diversa. La quale varicella, secondo le cronache dell'epoca, proteggeva anche dal vaiolo. Questa eventualità avrebbe delle applicazioni terapeutiche pressoché immediate, stante la disponibilità dei suddetti vaccini.

La segnalo perché si può preliminarmente verificare sia in vitro, sia attraverso un’indagine sierologica mirata nel minore.


Autore

brunosilvestrini
Prof. Bruno Silvestrini Farmacologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1955 presso università bologna.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Roma tesserino n° 14314.

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