Non sono trascorsi nemmeno più di 8 giorni e già ho avuto notizia di un altro caso giudiziario in cui, per l’assoluta incompetenza di pur titolati professionisti chiamati in qualità di consulenti del Tribunale e per il senso di infallibilità della Corte che, oggi una donna di 65 anni è stata condannata al di là di ogni ragionevole dubbio.

 

IL FATTO

Circa 4 anni fa la signora G.Z. e il signor F.F. vengono a diverbio verbale sulla delimitazione dei confini dei propri rispettivi terreni tra essi confinanti.

Il signor F.F., uomo alto 180 cm, muscoloso, peso circa 100 kg, per il terreno scosceso, fangoso e scivoloso, cade battendo le ginocchia. Poi spontaneamente si adagia in posizione supina rimanendo in tale posizione solo per attendere l’ambulanza chiamata dai parenti senza una reale necessità clinica.

Il F.F. infatti non lamentava alcun disturbo, era sveglio, conversava con gli astanti che poi, in giudizio, testimoniavano che la signora G.Z., vedendolo avvicinarsi a lei con atteggiamento minaccioso, lo allontanava dandogli un colpo di reni.

E’ d’uopo qui descrivere le caratteristiche fisiche della signora. Alta cm 155 circa, esile, di anni 65, peso Kg. 55 circa.

Il signor F.F. viene pertanto trasportato in un Pronto Soccorso dove si certifica l’assenza evidente ed oggettiva di qualsiasi lesione esterna riferibile a qualsivoglia traumatismo, ad eccezione di escoriazioni alle ginocchia (unico dato oggettivo).

Il F.F. non riferiva trauma cranico, è rimasto sveglio e cosciente per le intere 48 ore di osservazione prescritte dai Sanitari che lo dimisero neurologicamente indenne e in soggettivo benessere.

Il cardiologo, a fronte dell’anamnesi positiva per pregressi ictus ischemici, pregressi interventi di disostruzione carotidi, prescriveva farmaci antiaggreganti, prescrizione che non sarebbe stata indicata se ci fossero stati dubbi su una patologia encefalica emorragica in atto.

Analogamente i Sanitari del P.S. non hanno ritenuto, su base clinica, sintomatologica soggettiva e oggettiva, eseguire accertamenti come una TC encefalo se avessero avuto il sospetto di una patologia emorragica in atto.

Il signor F.F. quindi torna a casa ma dopo due giorni accusa cefalea generica e il medico curante consiglia ricovero presso una Struttura Ospedaliera di una città.

A distanza di 6-7 giorni dall’ipotizzato trauma viene diagnosticata una emorragia subaracnoidea massiva che due giorni dopo porta all’exitus il signor F.F.

 

LE IPOTESI CAUSALI

Il consulente del PM ha sostenuto che l’emorragia è stata causata dal trauma in sede lombare con contraccolpo in sede encefalica.

Il consulente della difesa ha dimostrato che ciò era un assurdo clinico, anatomico, fisiopatologico ed anche i consulenti della corte lo hanno riconosciuto come impossibile.

Caduta però questa ipotesi, i consulenti della Corte passano a ipotizzare un’altra causa, ovvero una concussione cerebrale a seguito di un meccanismo di flesso-estensione del capo e del collo che avrebbe fatto sanguinare i vasi venosi cerebrali.

Abbandonata quindi l’ipotesi del colpo e contraccolpo che tanto aveva animato la verve accusatrice del PM per due lunghe udienze, questi fa sue le ipotesi sbagliate dei due consulenti della Corte.

Essi infatti hanno sostenuto che nel meccanismo di flesso -estensione si fossero lacerate le cosiddette vene a ponte che dai cosiddetti Seni venosi aggettano sulla corteccia cerebrale.

Si deve premettere che perché si ottenga un tale traumatismo, la flesso-estensione va prodotta a seguito di una considerevole forza come per esempio avviene a seguito di un forte tamponamento in cui il passeggero, trattenuto al tronco dalla cintura di sicurezza, subisce un rapido movimento in avanti del capo-collo seguito da altrettanto rapido movimento all’indietro.

Come possano addurre un tale meccanismo i consulenti della Corte non è dato sapere a fronte della evidenza oggettiva di assenza di qualsiasi trauma e di qualsiasi sintomatologia al momento dell’evento, ma anche dell’impari confronto tra l’esile signora e il muscoloso signor F.F.

Quindi i consulenti della Corte sostengono che ciò che ha portato a morte il F.F. sia stata una emorragia subaracnoidea venosa.

Emorragia subaracnoidea (ESA) venosa ed Emorragia subaracnoidea arteriosa (ESA)

L’ESA venosa, ossia lo stravaso di sangue venoso  è dovuta allo strappamento di venule a ponte che, nei traumi lievi, versano il sangue nello spazio subdurale, ossia lo spazio compreso tra la meninge dura madre e la corteccia cerebrale e non nello spazio subaracnoideo che è uno spazio più profondo ricoperto appunto da una membrana chiamata aracnoide.

Lo spazio subdurale, proprio per il lento sanguinamento, si riempie in media nell’arco di non meno di 30-40 giorni e più (fino anche a 1 o 2 anni) e quando tale raccolta ha raggiunto sufficiente volume, esercita azione compressiva sulla corteccia cerebrale come qualunque processo occupante spazio (per esempio tumori benigni e/o maligni) e produce sintomi. E’ il caso del cosiddetto ematoma sottodurale cronico.

Nei traumi cranici più gravi e violenti si può avere l’ESA venosa, non perché negli spazi subaracnoidei sono situati vasi venosi, (vasi venosi in tale compartimento non esistono) ma perché la contusione cranio-encefalica crea delle lacerazioni della corteccia attraverso le quali il sangue si infiltra nello spazio subaracnoideo.

Nei traumi lievi, se la falda ematica è di pochi mm di spessore e pochi cm3 di volume, resta del tutto asintomatica, dando segno di sé solo a distanza.

Nei traumi gravi non si parlerà più di ematoma sottodurale cronico, ma di ESA post traumatica.

Se nel trauma lieve i sintomi compaiono a distanza di settimane, nel trauma più grave compaiono subito con sintomi neurologici (convulsioni, apatia, irritabilità persistente, sensazioni vertiginose, iperreflessia)

Il signor F.F. è stato privo di sintomi per ben 8 giorni dall’evento.

 

CONCLUSIONI

Nonostante tutte le prove documentate da documenti di natura privilegiata quale è la Cartella Clinica in cui si esclude ogni traumatismo significativo, nonostante si sia dimostrato che un’ ESA venosa, ammesso che si fosse prodotta, avrebbe dato segni di sé nell'immediato, nonostante l’esame autoptico abbia dimostrato una vasta emorragia che interessava i 2/3 posteriori dell’encefalo con un infarcimento emorragico necessariamente arterioso, nonostante sia stato documentato che il signor F.F. fosse un iperteso con P.A. attorno ai 200-220 mmHg non controllata dai farmaci saltuariamente assunti, nonostante si sia affermato che quell’emorragia non poteva che verificarsi a seguito di rottura di un vaso arterioso in cui circolava sangue ad alta pressione, la mingherlina signora G.Z. è stata condannata per omicidio preterintenzionale a 6 anni e 8 mesi di reclusione.

Si aspetteranno le motivazioni della sentenza e si andrà in Appello, sperando che in tale sede altri magistrati e altri consulenti più competenti sappiano capire.

Logo medicitalia.it